Quando lei ti presenta l’amico

Quanto è lontano il gusto femminile da quello maschile! Ecco perché le amiche che presentano amici ad altri amici non ci azzeccano mai. Del resto “I gay non sono donne mancate ma uomini al quadrato”.

«Sai ho un amico gay carinissimo, te lo devo presentare. Sono sicura che vi piacereste subito». E io sono convintissimo che lo dica con le migliori intenzioni, credendo che per il solo fatto che io sia gay e il suo amico "carinissimo" pure, tra noi scatti immediatamente quell’irresistibile e cieca attrazione che ci legherà per sempre l’uno all’altro, come una coppia di pappagallini inseparabili. 

«Sì, ma com’è», chiedo alla volenterosa amica che sente già l’odore di ricompensa divina per avermi trovato marito. «Guarda, è di un’intelligenza mostruosa». Per quanto mi riguarda potrebbe anche avere la testa grossa come un tavolino ma non è quello che le ho chiesto. «Sì, certo è anche un bel ragazzo», e lo dice come se non fosse che un elemento accessorio dell’offerta, con quella ovvietà con la quale un venditore d’auto ti dice della macchina che ti sta piazzando: «beh, è ovvio che cammina pure!».

E invece no! Non si rendono conto che per noi gay (va bene, non generalizziamo: per me. Anche se nel mio essere mainstream ho sempre la presunzione di rappresentare la maggior parte della categoria) le proporzioni sono esattamente all’inverso rispetto ai loro canoni: la base d’asta deve essere l’estetica, l’attrazione fisica, che poi sappia a memoria tutti i numeri primi da uno a un milione e che abbia delle mani eleganti e affusolate come un pianista, sono optional quasi trascurabili.

Quando alla fine avviene il fatidico incontro è la conferma di quanto la tua amica non ci capisca un ceppa dei tuoi gusti. E la vedi lì, tutta sorridente mentre ti introduce a quanto di più lontano dalle tue fantasie erotiche ma di più vicino a quello che potresti descrivere come un "macello totale". E tu, stringendo basito la mano di uno sconosciuto che sicuramente resterà tale, pensi: «ma come le può essere saltato in mente l’idea che uno come questo mi potesse piacere?».

Insomma, non per sembrare sessista, né cercando di supportare il senso comune con arditi studi scientifici sui percorsi attrattivi che differenziano i due sessi, ma chiunque di noi abbia avuto esperienze simili converrà sul fatto che le donne (spesso afflitte dalla sindrome di Florence Nightingale, soprattutto quando si tratta dei loro amici gay) abbiano parametri lontani miliardi di anni luce rispetto a noi omoricchioni, confutando così in maniera definitiva l’aberrante e diffuso convincimento che, per il solo fatto che anche a noi piacciano gli uomini allora siamo uguali a loro. Ovviamente nessuno pensa a loro come a delle ingenue principessine di qualche favola anderseniana pronte a cadere innamorate foss’anche di un rospo benché dotato di animo probo e sensibile, ma è certo che l’indole femminile sia dotata di quella lungimiranza che le porta ad andare un po’ oltre il mero aspetto fisico.

Una volta una delle mie psicologhe (non mi chiedete quale e soprattutto con quante ho avuto a che fare) mi fece notare che, secondo lei, gli omosessuali non sono "femmine mancate" quanto semmai dei maschi al quadrato. Prospettiva interessante, criticabile ma degna di considerazione. In effetti a pensarci bene, per la maggior parte dei maschi etero che mi è capitato di conoscere, alcune peculiarità dell’animo femminile come la "sensibilità" o la "comprensione" sono qualità alle quali preferiscono tranquillamente "tette grosse" e "culo burroso" (e se dicono il contrario mentono solo per far credere durante il primo appuntamento che loro non badano all’aspetto, nonostante il loro sguardo non si schiodi dall’area compresa tra l’ombellico e il collo durante tutto il tempo della cena). Noi gay, beh, non mi pare si abbia un’attitudine così differente rispetto ai maschi etero, spingendoci a volte persino oltre, andando spesso al sodo prima ancora dell’aperitivo, prima ancora che si sappia che professione faccia l’altro, prima ancora che si conosca in alcuni casi addirittura il nome. E qui, la sensibilità (quella millantata qualità che si pensa i gay abbiano in comune con le donne) fa davvero fatica a venir fuori e questo perché, creando un ardito incontro ipertestuale tra John Gray e Felicia di Priscilla, forse è vero che se gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere, i gay vengono da molto più lontano. Arrivano da Urano.

di Insy Loan ad alcuni meglio noto come Alessandro Michetti