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Io, gay dal Camerun, tra omofobia, dolore e rinascita: la toccante storia di Yannick – VIDEO

Il ragazzo camerunense racconta a Serena Bortone la fuga dal paese natale all'Italia per vivere liberamente la sua omosessualità.

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Cosa significa scappare dalle proprie origini per salvare sé stessi?

Questo mercoledì 28 Giugno, ospite al programma Oggi è un Altro Giorno insieme a Serena Bortone, c’era Yannick Nkemoto Nkenja, giovane camerunense fuggito dal Camerun a Torino per vivere la sua libertà.

Yannick prende consapevolezza della sua omosessualità a 14 anni, in un paese dove fare coming out è praticamente impossibile, rischiando fino a cinque anni di carcere, anche solo se sospettato di essere gay. Racconta di una realtà passata a nascondersi, affidandosi a linguaggi che solo i ragazzi omosessuali possono comprendere per chiamarsi e riconoscersi, lontani dagli sguardi indiscreti.

Nemmeno sua madre ha mai saputo della sua omosessualità.

Dopo aver perso il padre all’età di 11 anni, la famiglia paterna chiede a sua madre di sposare uno dei parenti. Rifiutandosi, vengono entrambi cacciati di casa insieme ai fratelli più piccoli. Yannick non incontra sua madre dal 2018, da quando si sono separati, pur di recarle altro dolore. Quando l’ha rivista in videochiamata qualche anno fa, è stato un momento incredibile per entrambi: “Lei pensava fossi morto” racconta Yannick.

Yannick racconta una vita in Camerun ostile e violenta: come quando i vicini,  ipotizzando avesse una relazione con un altro ragazzo, l’hanno denunciato e picchiato dalle undici di sera fino alle cinque del mattino. “Un intero villaggio. Con bastoni, ferri, e coltelli. Che ci dicevano che dovevamo morire. Che non si poteva vivere così. Che non esiste” racconta a Bortone. “Un mio amico ha corrotto chi ci voleva portare in commissariato, e così sono riuscito a salvare la mia vita”.

Dopo aver lavorato nei campi del Sud Ovest, si innamora di un altro ragazzo nigeriano e scappano insieme. Arrivati in Libia, i libici uccidono il suo compagno con un colpo di pistola: In quel punto ho deciso di morire anche io racconta Yannick “Meglio che muoio in mare, piuttosto che essere ammazzato in Libia”.

Ma oggi Yannick vive a Torino, fa il gelataio, è innamorato di nuovo. Dal 2018, dopo il Torino Pride, è attivista presso Maurice GLBTQ, associazione nata nel 1985 e finalizzata a combattere ogni tipo di discriminazione e pregiudizio, dall’orientamento sessuale all’identità di genere, dove ha creato gruppo d’ascolto apposito per altri ragazz3 rifigiuat3 LGBTQIA+.

Dopo due anni di percorso psicologico, Yannick riesce a raccontare la sua storia con sorprendente calma, dichiarando: “Il mio sogno oggi è solo avere una vita normale e tranquilla”.

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