Lorenzo Balducci, l’intervista: “Mi sono perso per ritrovarmi. E ora rido con le persone che amo”

A breve a teatro con una stand up comedy, Lorenzo Balducci si racconta a 360° tra passato, presente e futuro, coming out, problemi famigliari, rinascita umana e professionale.

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Lorenzo Balducci, l'intervista: "Mi sono perso per ritrovarmi. E ora rido con le persone che amo" - Lorenzo Balducci OffOff Theatre Allegro Non Troppo 2 - Gay.it

Lorenzo Balducci torna sul palco dell’OffOff Theatre con lo spettacolo “Allegro, Non Troppo” di Mariano Lamberti, in scena a Roma da martedì 16 a domenica 21 novembre 2021. Un viaggio ironico tra luci e ombre della comunità LGBTQI, con un testo che la descrive in maniera dissacrante, non tralasciando momenti intimi ed ispirati anche ad elementi strettamente biografici del protagonista, (come i suoi esordi come attore e il suo difficile coming out), seguiti da pause di riflessione più serie sul culto della auto rappresentazione, valide a prescindere per ogni orientamento sessuale.

Con l’ausilio di video, nel suo inimitabile stile visionario, Balducci porta il pubblico per mano alla scoperta delle ossessioni dei giovani millennials omosessuali, dalle dating app per incontri al buio e le loro dinamiche surreali, (collegandosi in diretta con alcuni utenti), al fanatismo per i social come Instagram e Tik Tok, mostrandone le clip più demenziali e grottesche. Ne abbiamo parlato con Lorenzo, attore che nel corso degli anni ha ampiamente lavorato sia nella più classica commedia all’italiana (da Carlo Verdone, ai fratelli Vanzina), che nel più ricercato cinema d’autore (Carlos Saura, Zulawsky, Andrè Techinè), scovando infine un lato ironico di sè particolarmente ispirato.

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Tra pochi giorni torni a teatro a Roma, all’OffOff diretto da Mariano Lamberti, con “Allegro, Non Troppo”, racconto ironico nei vizi e nelle virtù della comunità LGBTQI. Come nasce questo progetto.

Nasce da un’idea di Mariano, che ha collaborato con l’autore Riccardo Pechini. Siamo amici con Lamberti da quando abbiamo girato Good as You, mi ha parlato di questo one man show, dove il tema principale fosse la comunità LGBT vista attraverso gli occhi di qualcuno che ne facesse parte. Voleva entrare a gamba testa in tal senso, è una stand up comedy a due facce. Entrambi dissacranti, ma una molto divertente e una molto meno divertente. Ha pensato che potessi essere la persona giusta per questo tipo di spettacolo, vista anche la mia totale adesione alla comunità LGBT. Inizialmente mi ha spaventato come progetto, perché la stand up comedy è un mondo lontanissimo da me. Ma il tema mi ha attratto e mi sono fatto coraggio. Causa lockdown abbiamo avuto anche molti mesi per provare, dovevamo inizialmente debuttare un anno fa.

Conclusa l’esperienza romana ci sarà un tour, come direbbe Simona Ventura, o tutti i tuoi fan dovranno accorrere nella Capitale per poterti ammirare.

Sì, andremo a Napoli a dicembre, andremo a Bologna, Vicenza, Torino. Avremo delle date sparse. Speriamo poi di continuare in tutta Italia.

Questo tuo lato ironico, per non dire meravigliosamente demenziale, è emerso solo negli ultimi anni grazie ai social network. Dove nascono le tue idee, i tuoi sketch, e quanto tempo impieghi per realizzarli.

La mente sono io. Nascono all’improvviso o da ricordi dell’infanzia, passioni, o qualcosa di attuale che rileggo a modo mio. Collaboro poi con tutta una serie di amici, artisti e non, che mi aiutano nel fare questi video.

Paola Michelini è in tal senso un po’ la tua musa ispiratrice. Lavorate insieme anche nella scrittura o nasce tutto dalla tua penna. Penso ad esempio all’esilarante cassiera del supermercato.

È un po’ la mia Carmen Maura. Da lei accetto qualsiasi tipo di consiglio, di correzione. La cassiera nasce da me, sono io a volerla così. Battute e dialoghi sono miei, è tutto plasmato su di lei però spesso Paola mi dice di volerla fare in un modo piuttosto che in un altro. Lei è stand up comedian, è del mestiere, è lei che potrebbe insegnare la comicità a me. Non ho bisogno di dirle nulla perché lo fa subito. È straordinaria. Il personaggio della cassiera è molto impegnativo da realizzare. Perché distrugge continuamente oggetti, ma a gennaio faremo un altro episodio perché è quello a cui tutti si sono più affezionati. Ed è una sfida perché ad ogni capitolo aumenta il livello di distruzione. Devo trovare qualcosa di più grande da distruggere. Roma è talmente sporca che trovi oggetti ovunque buttati in strada. L’ultimo video della cassiera nasce così. A Monteverde ho trovato una lavatrice, poi un lavandino. Dopo aver distrutto un motorino, dovrei ora distruggere un’auto.

 

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Il prossimo anno festeggi 40 anni. Con l’arrivo dei 30 la tua vita cambiò radicalmente a causa dell’inchiesta che coinvolse tuo padre Angelo. Quanto è stato complicato ripartire.

La fascia 20-30 e 30-40 per me è ben definita. Ricordo perfettamente la mia vita dai 20 ai 30 anni e quella successiva, che è stata un’altra fascia, secca, delineata, molto più difficile. Dai 30 ai 40 anni ho vissuto una vera ricostruzione.  A 30 anni sono partito per sei mesi per New York, poi ho proseguito per il Messico, sono tornato per lavoro in Spagna e infine l’Italia. L’esperienza di New York è stata la più bella della mia vita. Ho preso le distanze da tutto, artisticamente e umanamente parlando. È stata una lenta risalita, una ricrescita pesante e difficile ma grazie a quel viaggio anche illuminante. Però è stato solo l’inizio. Perché dai 34 ai 38 anni è stato molto difficile, a livello umano. “Ti perdi per ritrovarti”, si dice solitamente. Con i casini che ho avuto nel 2010 con la mia famiglia mi sentivo talmente a terra che potevo soltanto risalire, e la risalita c’è stata. Ma c’è stata anche una nuova discesa, è stata una continua montagna russa emotiva che soltanto adesso sento in gran parte di aver superato.

Hai mai pensato “ora mollo tutto”?

Sì, l’ho pensato nei momenti più bui, era lì come pensiero, perché era frustrante dipendere da qualcun altro, dalla telefonata di qualcuno, da questo senso di impotenza. Sentivo anche che non stavo dando il meglio di me, sentivo questa fatica costante di non essere padrone della mia vita artistica. Poi tra pandemia e video Instagram ho cambiato rotta, c’è stata una svolta. I miei video sono la mia terapia, mi hanno aiutato a cambiare rotta e a sentirmi padrone di quello che ho fatto. Tutto quello che desidero fare lo realizzo attraverso il mio mondo immaginario. Al di là di dove mi porterà, so che anche questa è una fase che porterà ad un’altra fase. Ma è il posto dove mi sento di stare in questo momento.

 

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Nel 2012 fai coming out e da allora giri solo 7 film in 10 anni, dopo averne precedentemente interpretati 19 in 9. Credi che aver dichiarato pubblicamente la tua omosessualità abbia in qualche modo frenato la tua carriera d’attore?

Non so dare una risposta precisa, mi baso sulle sensazioni che ho e in parte ti direi di sì. Ma onestamente penso che questa frenata sia legata più all’inchiesta giudiziaria che ha colpito la mia famiglia. Non ho mai vissuto casi di omofobia diretta sul posto di lavoro, ma una parte di me pensa comunque di sì. Però io ero cosciente, nel 2012, che andavo incontro anche a questo. Potessi tornare indietro lo rifarei, anzi forse lo rifarei anche prima. Ma non penso tanto a quello che sarebbe potuto succedere se non l’avessi fatto ma alla quantità di attori che hanno fatto coming out nel resto del mondo prima e dopo di me. Una piccola fetta di artisti che rischia uscendo allo scoperto. Ogni coming out mi fa ben sperare, poi certo, vedi quello che è successo al DDL Zan e torni a perdere ogni tipo di speranza nel futuro.

Tra i grandi classici del tuo profilo Instagram c’è la rivisitazione in chiave ‘musicale’ del Gf Vip, che segui puntualmente in diretta con esilaranti riletture cinefile. Possibile che dopo sei edizioni nessuno ti abbia ancora mai contattato per entrare nella casa?

Forse proprio per come lo descrivo, nessuno mi ha mai contattato.

Ti sei domandato il perché, visto che abbiamo visto cani e porci a Cinecittà e un personaggio come te, con la tua storia alle spalle, potrebbe sicuramente fare breccia nell’interesse dei telespettatori.

Forse non sono abbastanza personaggio pubblico per poter interessare. Forse è una questione di follower.

Tu accetteresti, se te lo chiedessero?

Questa è una domanda a cui non saprei rispondere. Da un lato la risposta ce l’avrei solo nel momento in cui ricevessi una proposta. Una parte di me mi vede terrorizzato all’idea di entrare in una casa piena di pazzi come quelli. Penso ai concorrenti di quest’anno, e dell’anno scorso, sono lontani anni luce da me, potrei impazzire in una situazione del genere. È quel tipo di dinamica televisiva. Però questo faccio nella vita, quindi ci penserei, se me lo proponessero.

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Ad Hollywood si discute molto sugli attori dichiaratamente eterosessuali chiamati ad interpretare personaggi LGBT. È una distinzione, quella tra ruolo recitativo e orientamento sessuale, che ti trova d’accordo?

Non dovrebbe esserci alcun tipo di paletto. Tutti dovrebbero poter interpretare tutti quanti. Mi sembra sconvolgente l’idea che ci possano essere due file, con i gay da una parte e gli etero dall’altra. Così gli attori omosessuali potrebbero interpretare solo personaggi omosessuali. Gli attori LGBT dovrebbero poter interpretare anche personaggi etero, e viceversa. Il problema è alla base, non dovrebbero esserci distinzioni. È lì che parte la discriminazione. Come se io in “Gli anni amari”, in cui interpreto un personaggio eterosessuale, non avrei potuto interpetarlo perché omosessuale e per questo motivo considerato poco credibile.

Da madonnaro quale sei ti domando, sei d’accordo con l’attacco alla cancel culture da parte della popstar, convinta che “nessuno è più autorizzato a dire la propria in questo momento, a dire cosa pensa veramente delle cose per paura di essere cancellato”?.

Io non vorrei mai limitare la libertà di espressione di nessun altro ma penso sempre se in quello che dico o che faccio stia rispettando l’altro. È un po’ il discorso dell’omotransfobia definita ‘opinione’, quando in realtà è soltanto un crimine. Mi lascia confuso una dichiarazione simile da parte di Madonna, da sempre in prima linea nella difesa dei diritti. Lei è sempre stata libera e dissacrante ma nel pieno del rispetto dell’essere umano. Mi lascia perplesso in tal senso. È anche vero, se penso ai comici americani così cinici, che tutto ora viene soppesato, ma per quanto adori Madonna non sono d’accordo con lei.

 

Se oggi ti guardi allo specchio, quale Lorenzo vedi riflesso?

Vedo un Lorenzo pronto ad entrare in una fase più adulta della sua vita. Ma si porterà con sè la sua parte bambina e adolescente. Oggi quel Lorenzo non ha paura di vivere la vita così com’è, si prende più responsabilità, e ha un grande bisogno di ridere con le persone che ama.

 

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