“Caciara” con i ‘piazzabologna’: “Non scriviamo per finire in radio, la scrittura è come andare dallo psicologo” – Intervista

Canzoni non convenzionali: testi con il graffio generazionale dei millennial, sound anti-pop e durata delle tracce fuori dalle regole. 

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piazzabologna intervista gay.it
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Quattro ragazzi e il desiderio di riportare la musica al centro di tutto. Nasce così il progetto piazzabologna, fresca bomba artistica inserita da Spotify Radar nella nuova generazione di artisti emergenti.

Pesche e Banane la Playlist di Gay.it di Maggio 2023 >

Canzoni non convenzionali: testi con il graffio generazionale dei millennial, sound anti-pop e durata delle tracce fuori dalle regole.  Corte, anche di un minuto e mezzo, perché per i piazzabologna la radio non è più il punto d’arrivo: è importante fissare il momento.

Un immaginario calato nella vita di studenti universitari tra le strade di Roma, Bologna, Parigi fino in Spagna. Fotografie, parole e musica che stanno seducendo le audience e scrivendo una pagina laterale della discografia italiana.

I piazzabologna sono da poco tornati con il nuovo singolo Caciara, che segue dopo poche settimane Jack e Lacrime, realizzato in featuring con Asteria, che abbiamo intervistato qui. Tra bisogno di fare musica, riluttanza a cadere nelle trappole dell’immagine e l’ossessione di restare sé stessi, ecco cosa il frontman del gruppo ha raccontato a Gay.it.

 

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Le vostre canzoni sono più brevi rispetto alla lunghezza classica, come delle fotografie o degli scorci che decidete di raccontare. Come nasce questa esigenza?

Il progetto è nato per creare qualcosa di non convenzionale. Noi facevamo già musica singolarmente e poi ho detto “Facciamo una roba che piace a tutti, una roba senza rispettare qualsiasi idea marketing esistente in Italia sulla musica, facciamo tutto l’opposto”. E da lì è nata appunto questa cosa qui di fare canzoni molto brevi, pure canzoni di un minuto e mezzo. Non ci sentiamo costretti a stare nella struttura necessaria a finire in radio, per chiudere una canzone. Se a noi piace in quel modo, la chiudiamo e basta. Se poi le persone apprezzano, siamo contenti. Penso sia questo il segreto di piazzabologna. Magari piacciamo tanto proprio perché le persone che ci ascoltano hanno notato questa cosa che ci contraddistingue. A noi non interessa andare in radio e siamo super contenti che questa cosa comunque ci sia stata anche riconosciuta. Poi è arrivato Spotify Radar e Venditti e tutto il resto (piazzabologna, Fiat131 e Antonello Venditti hanno collaborato nel singolo “Per sentirsi meno soli” ndr).

E la scelta di non mostrarsi? Gli altri membri indossano sempre delle maschere e all’inizio i tuoi alter ego erano dei disegni, un po’ in stile Gorillaz

Il progetto nasce anche per questa esigenza di non rappresentarci visivamente in qualcosa o qualcuno. Un progetto a suo modo “fluido”. Non vogliamo troppo usare l’immagine di piazzabologna, ci interessa la musica. Oggi un artista pensa più alla sua immagine, al video musicale o alle foto, noi preferiamo molto di più far parlare la musica, infatti pubblichiamo veramente pochissimo. E quelle poche foto che abbiamo, siamo stati costretti a metterle per Spotify Radar (ride, ndr). Noi vogliamo davvero fare solo musica e non pensare sempre e solo ai social eccetera. Certo, siamo nel 2023 ed è fondamentale avere un rapporto anche con la propria fanbase. Cerchiamo sempre di mettere qualche cosina divertente nelle storie, e rispondere a tutte le persone che ci scrivono.

Siete i piazzabologna, nelle canzoni finora ci sono un viaggio Roma-Malpensa, la Spagna e le strade di Parigi sotto la pioggia. State tracciando una topografia di emozioni e sentimenti?

Il nostro immaginario è collegato tanto ai luoghi. Cerchiamo sempre di lasciare un ricordo fotografico, quasi cinematografico, nelle canzoni. E questo implica anche spesso l’uso di una lingua che citi spesso nomi di città, di zone e di vie. Questo aiuta anche a farti entrare meglio nel mood del brano e di farti immaginare meglio la situazione che vogliamo raccontare.

Com’è stato collaborare con Asteria nell’ultimo singolo, Jack e Lacrime?

Quando abbiamo iniziato a lavorare al singolo non sapevamo né io né lei che eravamo dentro a Radar, quindi è stata proprio una collaborazione molto spontanea e naturale. Siamo stati noi ad adeguarci un po’ di più a quel mood pop di Asteria, rispetto al nostro genere, ma è stata una scelta voluta. Anche perché io lavoro meglio nei momenti di stress, quando sono in difficoltà riesco meglio di quando mi trovo in comfort zone, è stata una sfida che ho proposto io. Il risultato ha creato un ibrido tra quello che è lei e quello che siamo noi e lo reputo un binomio vincente. Poi è una bravissima ragazza, abbiamo avuto più occasioni di vederci e parlare ed è veramente una ragazza d’oro.

Parliamo anche del nuovo singolo, Caciara.

Caciara è un messaggio lasciato in segreteria alle quattro del mattino in condizioni poco lucide. Lo definirei così. La voce del messaggio di segreteria è di Serena Brancale, un’altra artista abbastanza conosciuta. Ci ha fatto questo favore ed è stata una chicca interessante. Inizialmente l’idea era quella di fare un brano vintage, un po’ più in stile Harry Styles, poi appena ho sentito il beat di quello che stava uscendo ho detto “’Mo famo ‘sta caciara, daje”.

Nelle canzoni parlate di nuove generazioni, politica e futuro.

Vedo una generazione sui social, su TikTok o su Instagram, che non si interessa minimamente di politica. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma è una sensazione che ho. E non credo che sia una cosa positiva, assolutamente no. E penso che dipenda da quanto accaduto negli ultimi 30 anni, in un certo senso mi sento di giustificare queste generazioni, se penso al loro futuro. E poi c’è stata la pandemia, secondo me ha dato un duro colpo alla capacità di entrare in contatto con la realtà.

 

Le nuove generazioni non vogliono etichette e vogliono sentirsi libere di identificarsi e scoprirsi.

Assolutamente sì, e credo che nei prossimi anni questo cambiamento sarà sempre più visibile, anche perché le nuove generazioni entreranno in età adulta e spingeranno ancora di più per non avere etichette o pregiudizi. Sono molto positivo riguardo questa cosa e credo che ci saranno dei grandissimi cambiamenti.

Per voi la musica è anche una forma di resistenza?

È assolutamente una forma di resistenza. Vedi, io scrivo principalmente come se andassi da uno psicologo. Per me è obbligatoria la mia dose giornaliera di scrittura. Ci sono dei giorni in cui scrivo magari qualcosa di più politico, altri scrivo d’amore: dipende da quello che sento, l’importante è scrivere, buttare fuori, come dallo psicologo. Non ha senso fare soltanto canzoni politiche, perché il giorno in cui sei tormentato dall’amore, sei innamorato… che fai? Il discorso è sempre lo stesso: non bisogna darsi etichette e categorie.

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