“Poteva andarmi peggio, potevo nascere omofobo”. L’autoironica campagna dei ragazzi disabili

Un approccio graffiante, non pietistico alla narrazione della disabilità. Che ha puntualmente diviso il web.

"Poteva andarmi peggio, potevo nascere omofobo". L'autoironica campagna dei ragazzi disabili - La campagna dei ragazzi disabili contro le discriminazioni - Gay.it
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Una campagna dissacrante, per dire basta al pietismo e alle discriminazioni nei confronti dei ragazzi con disabilità. Parent Project, organizzazione di pazienti e genitori di figli con distrofia muscolare di Duchenne e Becker, ha ideato questa campagna presto diventata virale sui social, con un leitmotiv preciso. “Poteva andarmi peggio, potevo nascere…”, con a seguire opzioni varie. Omofobo, no vax, terrapiattista, negazionista, razzista, complottista. E “invece ho solo la distrofia muscolare di Duchenne”, sembrano aggiungere i protagonisti della campagna, nata principalmente per sostenere la ricerca.

Doppio l’obiettivo. Sensibilizzare sul ruolo cruciale della ricerca sulla distrofia muscolare di Duchenne e Becker e “sdoganare – attraverso un messaggio spiazzante, di rottura, basato sull’autoironia e il paradosso – un approccio graffiante, non pietistico alla narrazione della disabilità“, come precisato a LaRepubblica da Elena Poletti, responsabile della comunicazione di Parent Project. Un approccio, quello deciso dall’associazione, decisamente più dirompente rispetto al passato “per provocare, far riflettere e portare un nuovo pubblico a conoscere la patologia e a sostenere con ancora più forza la ricerca“, ha ribadito Poletti. “La scelta di coinvolgere come testimonial sei ragazzi e giovani adulti che convivono con la DMD – che hanno prestato il loro volto in piena consapevolezza – è strettamente legata alla nostra visione di un’associazione in cui i pazienti siano sempre più il motore di tutte le scelte e le iniziative”.

Ma la campagna, realizzata dalla Kirweb di Riccardo Pirrone che in pochi anni ha trasformato in celebrità nazionale i cassamortari di Taffo, ha suscitato reazioni contrastanti, tra chi ha apprezzato il cambio di rotta e chi ha criticato il modo in cui è stato veicolato il messaggio, accusando Parent Project di aver ‘sfruttato’ i ragazzi e gratuitamente deriso chi non si è ancora oggi vaccinato contro il Covid-19. Web puntualmente diviso, tra indignati e plaudenti. Mattia Abbate, giornalista affetto da distrofia muscolare di Duchenne che cura una rubrica ad hoc su LaRepubblica, si è detto perplesso dinanzi alla campagna, perché a suo dire sarebbero state “colpite in modo molto forte alcune categorie di persone che hanno idee diverse, pur certamente non condivisibili“.

La distrofia muscolare di Duchenne (DMD) è una malattia rara che colpisce 1 su 5.000 maschi nati vivi. È la forma più grave delle distrofie muscolari, si manifesta in età pediatrica e causa una progressiva degenerazione dei muscoli. Si stima che in Italia ci siano 2.000 persone affette da DMD/BMD, ma non esistono dati ufficiali.

Ricordiamo che con l’affossamento del DDL Zan è stata stracciata anche una tutela nei confronti delle persone con disabilità, perché il disegno di legge si proponeva di combattere non solo l’omotransfobia ma anche la misoginia e l’abilismo, forma di discriminazione nei confronti delle persone disabili. La campagna “Poteva andarmi Peggio“, così chiacchierata, criticata, apprezzata, discussa, ha nel dubbio centrato il suo obiettivo. Far parlare di distrofia muscolare di Duchenne e Becker, a sostegno della ricerca.

 

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