Preti gay, il giornalista: “Solo alcuni dei tantissimi casi”

Gay.it ha incontrato Carmelo Abbate, il cronista di Panorama autore dell'inchiesta-scandalo. "Tutto è iniziato con una festa organizzata da preti - spiega -. Nessun accanimento, solo cronaca".

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Passerà forse alla storia per essere stato colui che per primo ha documentato quello che, per la verità, tutti sapevano anche se facevano finta di non saperlo: nella Chiesa di Roma ci sono dei preti omosessuali. E lui, Carmelo Abbate, lo ha fatto dalle pagine del settimanale più diffuso in Italia, Panorama, guadagnandosi l’attenzione dei media di mezzo mondo. Gay.it lo ha intervistato, anche per discutere con lui delle polemiche e delle critiche che hanno seguito la pubblicazione del suo articolo.

Qual è stata la molla che le ha fatto decidere di imbarcarsi in questo exposé, l’aspetto che la interessava di più?
La molla è stata, come sempre, solo ed esclusivamente di natura giornalistica. Se un giornalista viene a sapere che a Roma è stata organizzata da dei preti una festa a cui ci saranno degli escort quanto meno vuole andare a vedere se la cosa è vera o no. Questa è stata l’unica vera molla che ha fatto nascere tutto questo servizio.

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La reazione del Vicariato di Roma è stata molto dura. Secondo il Vicariato «La finalità dell’articolo è evidente: creare lo scandalo e diffamare tutti i sacerdoti». Confessi, era questa la vostra finalità?
Assolutamente no, smentisco categoricamente. Se la finalità fosse stata questa noi piuttosto che scrivere e documentare soltanto di questi casi avremmo scritto anche di tanti altri, perché di casi di preti gay ne abbiamo incrociati molti in questo periodo. Ma abbiamo scritto solo di questi tre casi perché erano quelli dei quali avevamo riscontri certi e precisi. Non abbiamo parlato di ‘si dice’ o ‘pare che’, invece abbiamo raccontato i fatti. Ora, io capisco che questi fatti possano avere anche un contenuto scandalistico, ma come giornalisti davanti ai fatti non ci si deve mai girare dall’altra parte.

Secondo lo stesso Vicariato i preti omosessuali dovrebbero uscire allo scoperto e lasciare l’abito talare. Secondo la sua opinione essere un buon o un cattivo sacerdote può dipendere dal fatto di essere gay o etero?
Assolutamente no. Intanto quella nota del Vicariato mi pare che riconosca la veridicità della nostra inchiesta, perché se si chiede ai preti gay di uscire allo scoperto e andarsene allora vuol dire che ci sono, dunque non abbiamo raccontato fandonie. Poi, per quel che mi riguarda, la differenza etero o omosessuale non ha ragione di esistere. Il problema è la sessualità nel contesto di una Chiesa che su questi temi prende posizioni forti.

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L’estate scorsa fu dominata dai titoloni del Giornale su Dino Boffo, ormai ex direttore di Avvenire. Quest’estate la sua inchiesta per Panorama sta creando grandi imbarazzi negli ambienti ecclesiastici ed ha avuto un’eco mondiale. Le riviste collegate a Berlusconi si stanno specializzando in giornalismo scandalistico a orologeria? “Ci limitiamo a constatare che, quando la CEI prende posizione contro il Governo, esplodono casi di omosessualità o di pedofilia” ha scritto Alberto Giannino su IMG Press. Cosa risponde?
Sono tutte cose che lasciano il tempo che trovano. Rispondo che io sono un cronista e faccio il cronista. Di queste cose non solo non ne so nulla, ma me ne frego anche. Ormai viviamo in un paese nel quale per ogni cosa vengono fuori dietrologie, strumentalizzazioni o teorie di complotti.  Rispondo ricordando che nell’ultimo anno ho fatto inchieste sul campo riguardanti tanti argomenti, come le condizioni di vera e propria schiavitù degli immigrati in Italia. Con le stesse modalità (telecamera nascosta ecc.) ho fatto un’indagine sulla malasanità e anche in quel caso il governo era lo stesso e l’editore era lo stesso. Mi rendo conto che questa mia ultima inchiesta abbia creato scalpore ma questo tipo di strumentalizzazioni da una parte mi offendono e dall’altra mi fanno dire ‘non ti curar di loro’.

La vostra inchiesta si è soffermata solo ed esclusivamente sulla sessualità dei preti omosessuali. Come mai non c’è stato nessun cenno al fatto che anche i preti etero possano far sesso, andare a festini privati, pagare prostitute?
Per via di come sono andati i fatti. Tutto è partito da questa festa che ci hanno segnalato, noi abbiamo solo cercato i riscontri. La festa non l’abbiamo organizzata noi, l’hanno organizzata dei preti. Se a questa festa ci fossero state ragazze ed escort donne e ci fosse stata attività di tipo eterosessuale non sarebbe cambiato nulla, ci saremmo mossi esattamente nello stesso modo. Il tema è la sessualità, non l’omosessualità.
 

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Questo tipo di inchieste "hanno provocato una perdita di credibilità e fiducia verso la Chiesa con conseguenze sul piano spirituale che nessuno può calcolare", ha dichiarato il cardinale Agostino Vallini in un’intervista al Messaggero. Si sente in qualche modo responsabile per questi chiamiamoli “danni collaterali” che ha provocato?
Io credo anzitutto di aver dato un contributo in termini di veridicità e trasparenza. Io cerco di fare il mio lavoro con onestà e professionalità. Se io, in quanto cronista, dovessi ogni volta stare a calcolare le possibili reazioni o conseguenze dei fatti che racconto non potrei svolgere questo lavoro.
 
Parliamo però di alcune possibili conseguenze: non teme che la vostra indagine possa esacerbare la “caccia al gay” lanciata dalla gerarchia, che può cercare di utilizzarli come comodo capro espiatorio per i continui scandali a sfondo sessuale che coinvolgono esponenti del clero in tutto il mondo? Mi auguro di no. In questi giorni io, eterosessuale, ho vissuto da fidanzato di un ragazzo gay con il quale posso dire si è instaurato un rapporto bellissimo, trasparente e di grande umanità. Lui si è prestato a questa cosa perché mal sopporta la cappa di ipocrisia che lui da omosessuale si trova quotidianamente sopra la testa: di giorno bollato quasi come un malato e poi di notte cercato come un bocconcino prelibato. Queste sono le sue motivazioni, che sono forse il termometro di una parte – non so quanto grande – di omosessuali che vivono questa situazione.

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Critiche sono venute anche da parte della comunità gay. Prendiamo la copertina ad esempio. Quelle mani con le unghie smaltate non trova non facciano altro che rinforzare lo stereotipo macchietta del gay ultraeffeminato, che ama vestirsi da donna e mettersi trucco, rossetto e smalto rosa?
Io credo di no. Questo un po’ è il giornalismo, le copertine devono catturare l’attenzione, devono osare, magari anche provocando. Poi tutto va valutato nell’equilibrio e nella pacatezza di tutto il contenuto dell’articolo.
 
Questa indagine può anche dare l’impressione di dipingere l’intera comunità gay come un gruppo di persone dedite esclusivamente al libertinaggio sessuale. Possibile che non sia emerso nessun prete gay che magari, invece di andare a festini ogni sera, aveva una relazione stabile con qualcuno?Assolutamente! Se avessimo voluto cavalcare il sensazionalismo avremmo potuto raccontare dei tanti preti gay che più che il sesso cercano l’affetto. Sono tantissimi, è una cosa che mi ha colpito molto. Non ne abbiamo scritto solo perché abbiamo voluto attenerci a cose chiare e circostanziate. Ma ha assolutamente ragione, i preti che cercano l’esperienza sessuale fine a se stessa sono solo una parte, ne ho incontrati tanti in cerca di affettività e sentimento, di un rapporto duraturo.
 

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Domenico Naso sul periodico della Fondazione Farefuturo ha scritto che anche Panorama sembra essere cascato nella trappola dell’equazione omosessualità uguale depravazione. Promette in copertina un viaggio tra “vizi e perversioni di insospettabili sacerdoti” e poi invece leggiamo di “banali feste negli usuali ritrovi della Roma omosessuale, di chattate nemmeno così pruriginose, di normali incontri di sesso tra adulti consenzienti. Dove sono i vizi? – si chiede Naso – Dove sono le perversioni?”
Non ho scritto, proprio per i motivi che spiegavo prima, di una chattata con un presunto prete che era al limite della blasfemia, ho preferito lasciar perdere perché non sarebbe servita a nessuno. Noi abbiamo raccontato delle storie. E la celebrazione della messa nella stessa casa dove sono avvenuti rapporti sessuali ha degli aspetti quantomeno discutibili, forse anche un po’ perversi. Ma io racconto, preferisco non dare giudizi.

Senta Abbate visto che questa volta vi siete focalizzati sulla sessualità dei preti gay si potrebbe ipotizzare per il futuro una seconda puntata intitolata “Le notti brave dei preti etero”?
Assolutamente sì. Anzi se qualcuno vuole fornirci storie e indicazioni riguardanti le attività sessuali dei preti etero vedrete che noi non ci tiriamo indietro. Se la situazione c’è, noi la documenteremo. Come ripeto l’omosessualità di questa nostra prima indagine era un fattore assolutamente secondario. La sessualità del clero è il punto centrale.

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