PSICHE E OMOSSESSUALITA’

La rivoluzione nell'ambiente scientifico in quaranta anni ha trasformato l'omoseessualità da perversione a normale sviluppo della capacità erotica. Ma già lo dicevano Ellis e Kinsey nella prima metà del Novecento...

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Meno di quattro decenni fa, coloro che volevano avere dei chiarimenti su tematiche quali l’identità e l’orientamento sessuale, ma soprattutto sull’omosessualità, identificarne le cause, o per meglio dire le origini, non avevano certo vita facile, figuriamoci poi se queste persone erano direttamente interessate…
Volendo prendere come riferimento un’enciclopedia, fonte “sicura” ed “affidabile” dalla quale si può desumere il sapere scientifico, la situazione che si presentava era questa: la famosissima edizione del 1966 dell’Istituto Geografico De Agostini decide addirittura di non menzionare nemmeno per errore il termine “omosessualità” al suo interno … gli autori hanno preferito non considerare la sua esistenza per motivi ignoti; otto anni più tardi viene fatto un passo avanti, ed infatti l’autorevole enciclopedia “Medicina e vita: enciclopedia medica” edita da Motta, tratta dell’omosessualità nel secondo capitolo dedicato alla sessualità, ma nel paragrafo delle “perversioni sessuali”!!!.

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Citando il brevissimo articoletto: “…L’omosessualità non si riscontra che negli individui tarati, tanto dal punto di vista psicopatologico che biologico. Infatti, è vero che in certi casi l’omosessualità coesiste con la follia o il crimine, ma molto più spesso si riscontra in individui che godono di un sufficiente equilibrio negli altri domini del pensiero e dell’istinto, eccezion fatta sicuramente, per ciò che concerne le nevrosi d’angoscia e d’ossessione…” e di seguito espongono un’improbabile spiegazione delle cause dell’omosessualità “…spesso i bambini si identificano nella loro madre, volendo rassomigliarle in tutto…a questa epoca della vita, il futuro invertito da una parte è strapazzato, sottomesso, dall’altra accarezzato, vezzeggiato come una cosa rara. Le mani indispensabili, che si occupano di lui, lo dispensano dalle cure intime dell’igiene e dalla pulizia ed a poco a poco fanno nascere nel bambino un sentimento di umiliazione. Egli comincia a sentirsi ferito nel suo incipiente orgoglio maschile, e non tarda a rinunciare al suo sesso…”.
Risulta dunque evidente quanto l’ambiente medico-scientifico italiano fosse ancora indietro sotto questi punti di vista, dato che nel passato erano state date risposte che smentivano tali convinzioni: si parla del 1901 quando Ellis affermò che l’omosessualità è innata e che non è né immorale né patologica; volendo prendere in considerazione una ricerca relativamente più vicina a quel tempo, negli anni ’50 Kinsey, un famoso sessuologo statunitense, studiò le abitudini sessuali dei suoi connazionali arrivando a stabilire che esisteva un’alta frequenza del comportamento e delle fantasie omosessuali.

Posizioni più lievi rispetto a quelle dei medici italiani, furono prese dagli psichiatri americani che nel 1952 nel loro “Manuale dei disturbi mentali” definirono l’omosessualità come un “disturbo sociopatico di personalità” ovvero come un atteggiamento di opposizione alla società ed alle tradizioni morali. Nel 1973, nell’edizione successiva, fu rimossa l’omosessualità egosintonica (in sintonia con il proprio Io) dalla lista dei disturbi psicosessuali. Dovremo aspettare il 1987, quando l’Associazione Psichiatrica Americana eliminò definitivamente anche l’omosessualità egodistonica (non in sintonia con il proprio Io) dalla lista di queste patologie, interpretandola come un processo evolutivo e non come sindrome.
I risultati di questi cambiamenti si possono riscontrare nel modello affermativo rispetto a quello patologico e sono i seguenti:
 l’omosessualità prima ritenuta patologica e anormale, una disabilità o un difetto personale, un tratto intrinseco, che indica una tipologia individuale, viene vista come una variante dello sviluppo psicosessuale non associata a disturbi psicopatologici, come una capacità nell’espressione erotica ed emotiva dell’individuo, come un’entità eterogenea (e cioè le persone omosessuali sono tra loro diverse quanto le persone eterosessuali);
 prima i modelli ed i costrutti teorici di riferimento si ispiravano alla psicologia clinica e patologica, mentre poi si ispirano alla psicologia sociale ed alla psicologia dell’età evolutiva;
 prima si ricosceva una superiorità alla eterosessualità rispetto all’omosessualità, mentre poi si afferma che hanno uno status equivalente;
 prima si riteneva che la fonte dei problemi risiedesse negli stessi omosessuali, mentre poi si afferma che essa risiede prevalentemente nell’interazione ed interiorizzazione con l’ambiente sociale;
 prima l’obiettivo del trattamento psicoterapeutico era trovare le cause dell’omosessualità con lo scopo di eliminare la malattia e scoraggaire l’identità o le relazioni omosessuali, mentre successivamente l’obiettivo del trattamento è quello di assistere gay e lesbiche a comprendere e ad integrare l’orientamento sessuale come parte di sé, a sviluppare una positiva immagine di sé attraverso strategie adattive e di confronto.
Di recente, ulteriori notizie positive vengono dal Parlamento Europeo per le “coppie di fatto” , in quanto costituiscono una realtà innegabile degna di esistere, di godere di più ampi diritti, di essere rispettata:la lotta politica deve proseguire e la ricerca scientifica deve affinarsi per sconfiggere i pregiudizi e gli stereotipi sociali.

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