Quando non si alza: la tragedia che non esiste

Per cosa ci stiamo scusando quando non ci si alza?

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Quando non ci si alza, una tragedia che non esiste
Robert Mapplethorpe
3 min. di lettura

Il pene è come un cane: penzola nella sua cuccia buona parte del tempo, ma basta sfiorarlo con un dito, un odore o un’alterazione atmosferica per farlo rizzare in aria, e una volta sveglio reclama tutte le tue attenzioni fino a stancarsi e tornarsene a cuccia di nuovo. A svegliarlo e riaddormentarlo sono fattori imprevedibili, spesso più banali del previsto, eppure non sempre immediatamente chiari. Succede che voi e l’altra persona restate finalmente soli, vi togliete i vestiti di dosso, e liberate il segugio dai pantaloni per portarlo fuori a giocare: ma quando arriva il fatidico momento, contro ogni previsione, a volte non ce la fa. Nonostante l’incoraggiamento, si spegne sul più bello, non si carica,  smette di collaborare. La cosa più irritante di un uomo a cui non si alza il pisello è la tragedia che ne deriva: c’è quello che si incazza come una iena, sbuffa, inizia a sbattere i piedi. Quello che ti ripete che non gli è mai successo, non capisce perché, la colpa è del preservativo, è troppo stanco, ha bevuto troppo. Per quanto tu gli ribadisci che non sia un problema, non si capisce precisamente con chi si stanno arrabbiando. Con te? Con sé stessi? Entrambe le cose? Così insopportabili finché non ti ricordi che almeno una volta l’hai fatto anche tu. In entrambi casi chiedevate scusa. “Scusami”, una risposta tenera quanto ridicola. Perché ci scusiamo quando non si alza? Per non aver risposto come avremmo voluto? Perché non basta premere il bottone per accendere un corpo?

Quando non ci si alza, una tragedia che non esiste
(Robert Mapplethorpe)

Stando ad una ricerca di My Secret Case del 2014, quasi la metà della popolazione maschile, ha sperimentato occasionali o temporanei problemi d’erezione (almeno il 25% dei rapporti sessuali, con un raddoppiamento  dei casi dal 2105). Lo psicoterapeuta Raymond Francis, in un articolo per The Irish Times, parla di ansia da prestazione: “Le persone hanno questa aspettativa di essere dei grandi performer” spiega Francis “Rapidamente prima che un uomo si trova a letto con il partner, l’ansia cresce. Più impone su sé stesso, e meno quell’imposizione funziona, e più quell’angoscia cresce“. Francis la definisce una “profezia autoavverante”, con una lieve accusa ai porno che guardiamo. Se penso al sesso sullo schermo gli esiti sono due: spettacolare o imbarazzante. Nel primo caso, il pene si alza a comando come un ponte levatoio, e procede come un siluro, senza tagli di montaggio, lasciando chiunque in piena estasi. Nel secondo caso siamo l’estremo opposto: delle macchiette, degli zimbelli imbarazzati e imbarazzanti, qualcosa che non ci piacerebbe mai essere nella vita vera. Oltre queste due realtà, c’è spazio per altre mille contraddizioni e dettagli che non siamo abituati a raccontare. “Siamo cresciuti in una società dove gli uomini non sono così abituati a parlare davvero di sesso” dice a The Irish Times, Paul Nelson, fondatore di Frank Talk, un gruppo di supporto online per uomini con problemi di disfunzione erettile – che conta più di 50,000 interventi e utenti mensili: “Nessuno vi dice come fare sesso – lo scopri per conto tuo guardando gli altri adolescenti o i porno“. Nelson spiega che nel forum, gli uomini possono condividere apertamente le loro angosce, spiegare quello che provano senza censure o tabù. Finalmente si isolano da quel momento, e anche da quello che tengono tra le gambe.

Quando non ci si alza, una tragedia che non esiste
(Robert Mapplethorpe)

Perché il problema non è che non si alza, quanto convincersi che il cazzo sia il centro del mondo. Non solo fonte inesauribile di piacere, ma anche fragile sostegno per una mascolinità terrorizzata, che si aggrappa con tutte le sue forze a quell’asta traballante, e appena si affloscia, lascia crollare ogni certezza. E quindi ci scusiamo, davanti l’altro ma soprattutto davanti a noi stess*, depotenziati dalle nostre aspettative. Ma piuttosto che scusarci, potremmo darci il permesso di conoscere un corpo pieno di possibilità, capace di rispondere a stimoli imprevedibili, rimasti inesplorati perché eravamo troppo impegnati a sgridare un pene flaccido. Potremmo liberare una sessualità curiosa, divertita dagli imprevisti e svincolata dagli ordini. Imparare a conversare con il proprietario, anche quando il cane dorme.

Leggi anche: Sesso orale, atto d’amore o performance?

 

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