Sergio Lo Giudice: “Vietare le teorie riparative, 5 anni fa il primo e ultimo DDL. Ma è una priorità”

In Italia le cosiddette terapie di conversione sono vietate dal Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi e dalla Società italiana di psicologia, ma vengono ancora oggi praticate.

Lo Giudice
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Sergio Lo Giudice, già senatore ed ex presidente Arcigay, è entrato nella giunta del nuovo sindaco di Bologna Matteo Lepore, in qualità di capo di Gabinetto in Città metropolitana. “La sua lunga esperienza politica sarà fondamentale per costruire con i sindaci di tutta l’area metropolitana una strategia comune, su alcuni dei temi più rilevanti come il lavoro e lo sviluppo economico, la mobilità, la sanità e la transizione ecologica”, ha scritto Lepore sui social.

“Ho accettato convintamente anche perché Matteo in questi mesi ha speso parole chiare sul rilancio di Bologna metropolitana e ha sottolineato con forza di voler essere un punto di riferimento effettivo per il milione di abitanti dell’area vasta e per le Sindache e i Sindaci del territorio”, ha replicato Lo Giudice. “Sarà una bella avventura e sono lieto di poterne fare parte. Avanti per costruire la città (metropolitana) più progressista d’Italia”.

Proprio Sergio Lo Giudice è stato promotore del primo e ultimo ddl presentato in parlamento per abolire le “terapie di conversione”. Ddl mai arrivato in porto, come ricordato amaramente dal diretto interessato all’Huffington Post. Mentre Francia e Regno Unito sono al lavoro per abolire definitivamente le pericolosissime teorie ‘riparative’, in Italia nessuno si muove.

Partiamo da un presupposto scientifico: l’omosessualità non è una malattia. E soprattutto è immodificabile, come l’eterosessualità. Questi centri non fanno altro che peggiorare il disagio interiore di chi già si trova in una situazione di stigma sociale.

Parole chiare, quelle di Lo Giudice, che presentò un disegno di legge in Senato nel 2016. Il ddl prevedeva il carcere fino a due anni per chiunque praticasse queste terapie, nonché multe dai 10.000 ai 50.000 euro. “Il disegno di legge che ho presentato è decaduto, come avvenuto per tanti altri disegni di legge tra una legislatura e l’altra. Era il 2016, l’anno dell’approvazione della legge sulle unioni civili, c’era una lunga battaglia in corso sulle questioni lgbt, quindi politicamente non era facile riuscire a trovare spazio per altri dibattiti. Oggi se ne sta riparlando grazie al ddl Zan, ma non c’è un vero dibattito pubblico sul tema. Non c’è abbastanza attenzione”, sottolinea l’ex senatore. “Chi dice che non è una priorità fa ridere, perché cos’è una priorità se non tutelare dei ragazzi minorenni da interventi che tutti gli ordini dei medici considerano non solo inutili, ma anche dannosi per la loro salute psichica?”. “C’è poca consapevolezza sul tema. Queste organizzazioni operano in segreto, perché conoscono bene il disvalore scientifico delle loro teorie. Infatti, non esplicitano in modo diretto il tentativo di convertire’ l’omosessuale, ma dichiarano di voler ‘supportare chi vive con disagio la propria omosessualità’. Risultato? Aumentare quello che si chiama minority stress, il disagio interiore vissuto da chi si trova in una situazione di minoranza, di stigma sociale”.

In Italia le cosiddette terapie di conversione sono vietate dal Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi e dalla Società italiana di psicologia, ma vengono ancora oggi praticate.

“Questi ragazzi vengono mandati al macello a fare trattamenti falsamente scientifici che producono malessere interiore”, tuona Lo Giudice. “Questi centri fanno leva sui sensi di colpa, fanno sentire i ragazzi obbligati socialmente ad adeguarsi al canone eterosessuale”. “Il problema in Italia – conclude l’ex senatore – è culturale e non solo politico. Dobbiamo capire che queste terapie non sono una opzione. Bisogna costruire consenso sociale. Dal punto di vista legislativo il mio è stato l’unico tentativo. Giornalisticamente il tema viene sollevato di tanto in tanto, ma questo non è sufficiente”.

Lo scorso maggio la Regina Elisabetta II aveva ufficializzato i piani del Governo Johnson di abolire simili aberranti pratiche dal Regno Unito. Anche in Spagna ci sono attualmente serie proposte di legge per un imminente divieto. Più recentemente Nuova Zelanda, Messico, Israele e Germania le hanno vietate, seguendo quanto già fatto da Malta, Ecuador, Brasile e Taiwan. Il Canada ha approvato il divieto alla Camera, con il testo ora atteso in Senato.

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