Pose, Ryan Murphy è tornato con una serie mai tanto LGBT

E’ andata in onda negli States la prima puntata di Pose, nuova creatura LGBT di Ryan Murphy ambientata nel 1987.

Ryan Murphy e Brad Falchuk hanno colpito ancora.

La prima puntata fiume di Pose (80 minuti), nuova serie FX, è da subito entrata nella Storia della Tv per il maggior numero di personaggi LGBT: oltre 50, con il maggior numero di attori transgender in una produzione televisiva americana. Ma non ci si può limitare ai numeri, dinanzi all’ultima creatura del produttore/showrunner più creativo e impegnato d’America.

Murphy ci riporta nei magici anni ’80 a stelle e strisce, in cui la ricchezza andava ostentata, l’AIDS mieteva vittime, l’omofobia era alla base di ogni sana famiglia statunitense e nei club newyorkesi si ritrovavano emarginati, omosessuali, transgender, ragazzi cacciati di casa che in nessun altro luogo della città potevano esprimersi per quel che erano veramente. Le ‘House’ si sfidavano a suon di ‘vogueing’, colonna portante di una “ball culture” che il padre di American Crime Story, American Horror Story, Glee e Feud ha  splendidamente ricreato.

C’è il ballerino 17enne gay e di colore buttato fuori casa dai genitori, la ragazza trans sieropositiva che sogna di lasciare il segno prima di lasciare questo mondo, la Regina della pista che non vuole abidcare, la transessuale che non riesce a trovare altri lavori se non quella maledetta strada in cui prostituirsi. Un’America di ‘freaks’ lasciati volutamente ai margini della società, mentre ai piani alti, proprio in quella Trump Tower che simboleggia l’ostentazione del lusso reaganiano, si stagliano manager cocainomani e padri di famiglia con il ‘vizietto’.

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Senza badare all’orologio, Murphy pennella con maestria un pilot dai contorni ben definiti, personaggi strutturati e temi universali come l’identità, la famiglia e il rispetto. Non solo un trascinante dance-musical, perché questo è Pose, ma soprattutto uno sguardo realistico e drammatico nei confronti di quell’America che solo 30 anni fa reagiva quasi con gioia all’arrivo dell’AIDS, manna dal cielo per eliminare la peccaminosa comunità gay dalle strade. Si sorride e ci si commuove in poco meno di un’ora e mezza, in questo primo episodio di 8, impreziosito da nomi conosciuti come Evan Peters, Kate Mara e James Van Der Beek. Ma a stupire davvero sono tutti gli altri, attrici e attori mai visti chiamati a riportare in vita una sottocultura fino ad oggi mai rappresentata sul piccolo schermo, tra buoni sentimenti  e storiche prime volte. Pose è un miracolo produttivo, di fatto inimmaginabile fino a pochi anni fa. Diretto il pilot, Murphy ha fatto sua anche la 2° puntata, che andrà in onda negli Usa il 10 giugno, mentre tutto tace sulla release italiana.