Rai, così anche “Un posto al sole” scivola nell’ombra a destra

Attacchi a una presunta "cancel culture". Coppia gay sparita dalla narrazione. E l'amatissimo Michele Saviani inscena un quadretto di manipolazione.

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Un posto al sole rai governo meloni destra Michele Saviani
Un posto al sole rai governo meloni destra Michele Saviani
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Un Posto al Sole è ormai un monolite inamovibile della soap italiana.

Di generazione in generazione, nonostante gli alti e bassi, questo drama tutto all’italiana racconta le luci e le ombre del nostro paese in chiave popolare, con un linguaggio comprensibile, parlando ai milioni di spettatori che ancora oggi rimangono incollati allo schermo in attesa dello sviluppo delle sue trame intricate – talvolta addirittura fantasiose. Ben dal 1996.

Chi ha familiarità con l’UPAS Cinematic Universe conoscerà sicuramente il personaggio di Michele Saviani – interpretato da Alberto Rossi. Giornalista integerrimo, faro di etica professionale e non solo per gli altri personaggi della serie. Insomma, se c’è da chiedere un consiglio, lui è la persona giusta.

Anche lui ha avuto i suoi scivoloni negli anni, che tuttavia sono serviti a dare continuità alla narrazione di un personaggio amatissimo: tra tradimenti, inganni, menzogne (l’ex moglie aveva addirittura tentato di accopparlo a un certo punto), Michele rappresenta un po’ quell’intellettuale tormentato che a tratti fatica a farsi capire perché troppo intelligente.  

Ed è soprattutto attraverso il ruolo di Michele Saviani che Un Posto al Sole razionalizza i suoi messaggi di valenza sociale, mai politici. Il giornalista conduce infatti un programma radiofonico su Radio Golfo, in cui affronta tematiche attuali analizzandole pristinamente grazie alla sua immensa cultura.

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in “Un posto al sole” Michele Saviani è interpretato da Alberto Rossi

Niente da eccepire fin qui. Se non fosse per le ultime due puntate delle oltre 6000 trasmesse sui nostri schermi.

Il 9 ottobre, la puntata viene interrotta per un paio di minuti, dando spazio a Michele, che si dà a un monologo ispirato in ambito di cancel culture durante il suo programma radiofonico – con vari stacchi in cui si vedono alcuni personaggi della serie all’ascolto annuire e dimostrarsi d’accordo con lui.

Voglio raccontare appunto un episodio avuto non troppo tempo fa in una scuola del Massachusetts, negli Stati Uniti, esattamente la Lawrence High School. Dunque una professoressa ha deciso arbitrariamente di eliminare l’Odissea dei programmi di studio, perché considerata non conforme ai dogmi del progressismo liberale, sostenendo che il razzismo, il sessismo, l’antisemitismo e altre forme di odio sono la norma in questi testi.

Ecco, questo è solo uno dei tanti episodi assurdi di questo fenomeno dilagato negli Stati Uniti, ma ormai giunto in Europa e purtroppo anche in Italia, che consiste nella censura o boicottaggio di persone, idee e opere d’arte ritenute offensive, politicamente scorrette, non in linea con la sensibilità contemporanea.

È assurdo imporre degli standard morali che impediscano il libero scambio di informazioni, di idee, linfa vitale in una società liberale. Ecco questa pericolosa visione oscurantista ha prodotto eccessi che io trovo francamente ridicoli. L’elenco delle vittime della dittatura del politicamente corretto è ormai interminabile, pensate che oltre a Omero, Shakespeare, Virgilio, Steinbach, Othorn, Harry Potter, Biancaneve, persino Cristoforo Colombo del quale non si può più dire che scoprì l’America per non offendere i nativi di quel continente”.

Insomma, Michele barra tutte le caselline del bingo populista: la dittatura del politicamente corretto, la censura di opere d’arte controverse, la libertà di pensiero. Sbagliando completamente tutto.

Perché se è vero che esistono effettivamente degli estremismi talvolta mascherati da battaglie per i diritti, fare di tutto l’erba un fascio e condurre il pubblico all’estrema semplificazione tradisce l’ombra di una forzatura, se non di una manipolazione. Soprattutto per un personaggio come Michele, che è solito analizzare e filtrare tutto ciò che pensa e dice.

Che ci sia lo zampino di forze esterne in questo stravolgimento del personaggio? Insomma, è impossibile non collegare un siparietto del genere alla nuova gestione destrorsa della Rai. Può sembrare anche questa una semplificazione?

Eppure non è la prima volta che Un Posto al Sole adotta il metodo di “interrompere” una puntata – sospendendone le trame – per erogare un messaggio di valenza sociale. Lo hanno fatto con la raccolta differenziata, con la tutela degli animali e persino – in tempi non sospetti – per sdoganare l’omosessualità e dare visibilità al problema della transfobia. In questo periodo invece, l’unica coppia gay protagonista non si vede da settimane. 

Un ulteriore indizio che non si tratti di una casualità, ce lo dà la puntata successiva. In un plot point decisamente forzato, un’ascoltatrice di Radio Golfo telefona all’emittente per dirne quattro al nostro eroe della libertà di pensiero. Dicendo solo cose di buon senso.

Ci sono categorie di persone che per millenni sono state escluse ed emarginate. Per fortuna ora hanno diritto di parola e si stanno facendo sentire. – spiega Loretta del Vomero – Ci sono libri pieni di parole discriminatorie, sostituirle con termini più rispettosi, significa prendere atto che le sensibilità sono cambiate e aiuta il lettore a non sentirsi stigmatizzato. Chi legge o guarda film in cui abbondano frasi offensive verso le minoranze, assimila un linguaggio discriminatorio”.

Quello che si è tentato di fare qui – e che probabilmente sfugge ai telespettatori meno attenti – è dipingere il ritratto di un’attivista per i movimenti sociali il più possibile verosimile, distorcendone però il personaggio nelle successive battute.

Loretta appare infatti petulante, aggressiva perfino, aderente a uno stereotipo di rompiscatole negativa e in fin dei conti inutile. Una di quelle persone, insomma, che non ha ancora letto la bibbia della nuova destra populista, il libro di Vannacci. E infatti, Michele risponde così:

Lei lo sa che Alessandro Magno uccise 8000 uomini e ne fece crocifiggere altri 2000? Per questo lo vogliamo togliere dai libri di storia? Vogliamo negare il suo enorme valore di combattente e di stratega e magari cancellarlo perché purtroppo suoi tempi gli schiavi erano la normalità?”.

Il problema nel tentare di avvalorare una tesi distorta e priva di fondamento è che per quanto la si possa abbellire, la si possa mettere in bocca a un personaggio intelligente e amato come Michele Saviani di Un Posto al Sole, quella tesi resta una testi distorta.

Perché in nessun frangente Loretta (l’ascoltatrice dipinta come rompiscatole petulante) ha parlato di censurare e cancellare dai libri di storia i personaggi controversi, ma ha semplicemente spiegato come una narrativa più inclusiva e più accogliente verso le minoranze aiuti a comprendere storia ed opere d’arte senza tuttavia offendere nessuno.

Eppure non c’è da stupirsi, se pensiamo che nelle ultime settimane il governo Meloni ha “avanzato velate proposte per vietare la diffusione di contenuti LGBTIQ+ in Rai”.

 

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luce nencia 13.10.23 - 21:37

Sono contenta di aver letto questo articolo su gay.it. Ne approfitto per pubblicare qui una lettera che ho spedito qualche giorno fa all'indirizzo di Un Posto la Sole ([email protected]) Questa è una lettera seria, rivolta agli sceneggiatori di Un Posto al Sole. Chi scrive non è così ingenua da aspettarsi che chi concepisce un programma di prima serata della TV di stato possa prescindere totalmente dalle opinioni dei partiti al governo, in Italia come in ogni altro paese del mondo. Ma da questo alle marchette (scusate l’espressione) ce ne corre. Stando a Google, la trama di Un Posto al Sole è scritta da ben sei sceneggiatori (tutti maschi, per carità!), possibile che nessuno di voi sia gay o abbia amici o amiche omosessuali? Possibile che nella vostra cerchia amicale non vi siano persone che sono ricorse alla procreazione per altri per avere il/la figlio/a che tanto desideravano? E allora come non vi vergognate di avere inventato la storia lacrimevole (e in verità assai poco credibile!) del figlio di Ida, al solo scopo di dimostrare che coloro che ricorrono alla GPA sono persone cattive e squilibrate? E che dire della sparata di Michele contro la cosiddetta “cancel culture”, un’invenzione dei reazionari americani per fingersi vittime di tutti coloro che non condividono le loro convinzioni razziste e sessiste? Possibile che nessuno di voi sia dispiaciuto della vergognosa bocciatura del ddl Zan, accusato, appunto, di voler instaurare la dittatura del “politicamente corretto”? Lavorare per la TV di stato, lo ripeto, non è facile, oggi come ieri. Ma Pippo Baudo, a vostro confronto, era un gigante. E con ciò concludo il mio intevento di “persona frustrata e arrabbiata che non fa testo”. Luce Nencini

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