Condannati a 10 anni gli aggressori di Maria Luisa e dell’amico gay

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Lesioni personali aggravate da futili e abietti motivi. Arcigay: "Ora una legge giusta".

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Ci sono voluti cinque anni, ma alla fine la condanna è arrivata. Sconteranno 10 anni di prigione per tentata rapina e lesioni personali, aggravate da “motivi futili e abietti”, Daniele Vicorito e Umberto Paduano, due dei tre responsabili dell’aggressione omofoba avvenuta nel giugno del 2009 in Piazza Bellini a Napoli . Il terzo, invece, è stato assolto con formula dubitativa.

Quella sera, Maria Luisa Mazzarella si trovava nella centrale piazza partenopea con un amico gay quando un gruppo di balordi si avvicinò e iniziò a insultare e picchiare il ragazzo. La ragazza, allora 26enne, decise di difendere l’amico e venne picchiata brutalmente anche lei. Una furia cieca, calci e pugni di cui uno dritto sull’occhio sinistro. La ragazza rimase priva di sensi a terra e all’inizio si temette che potesse perdere l’occhio colpito .

L’episodio provocò molta indignazione richiamando l’attenzione anche delle istituzioni.

Dopo la petizione lanciata da Gay.it, a Maria Luisa, infatti, venne conferita la Medaglia d’Oro da parte del suo comune di origine, Sant’Arpinio, e la Medaglia d’oro al Valore Civile da parte del comune di Napoli guidato, nel 2009, dalla sindaca Rosa Russo Iervolino.

Nel frattempo, però, la situazione a Napoli non è cambiata. L’ultima aggressione omofoba in città risale a pochi giorni fa quando una coppia gay è rimasta vittima di violenza per essersi scambiata un bacio in pubblico.

La gioia di Maria Luisa Mazzarella

“Giutizia è fatta!!!”. Così, Maria Luisa ha commentato su Facebook la notizia della sentenza. “Voglio prima di tutto ringraziare la mia famiglia che mi è stata sempre accanto – ha scritto la ragazza -; la grande famiglia di Arcigay Nazionale e del comitato Arcigay Napoli “Antinoo” che mi hanno sempre supportata; ed ovviamente non dimentico tutte le persone a me care le mie amiche e tutte le persone che in questi anni mi hanno sostenuto”. “Il mio pensiero – ha continuato Maria Luisa – va a tutti coloro che hanno subito o che sono vittime di violenze omotransfobiche… Abbiate sempre il coraggio di denunciare! Non abbassate mai lo sguardo e se avete bisogno di aiuto troverete sempre valide persone pronte a darvi una mano!”. “Sono passati 5 anni e più – conclude Maria Luisa Mazzarella -, però ora posso dire con forza che la giustizia esiste (anche se lenta, ma esiste!). Credete sempre in voi stessi e non abbiate mai paura!”.

L’omofobia esiste, ma la legge non la riconosce

“Una pena esemplare – commenta Flavio Romani, presidente di Arcigay che si costituì parte civile nel processo – che lancia un segnale importantissimo. L’omofobia, pur non essendo ancora contemplata dal nostro codice penale, era inequivocabilmente il nocciolo della vicenda. E infatti nei capi di imputazione si riportavano letteralmente gli insulti con cui gli aggressori avevano infierito sulle vittime durante il pestaggio. La severità della pena pone l’accento proprio su quell’odio, talmente ostinato da manifestarsi con inaudita violenza, molto oltre quella che sarebbe stata necessaria per sottrarre alle vittime gli oggetti di valore”. “Gli stessi giudici insomma hanno riscontrato una peculiarità che ne aggravava la colpa e in quella peculiarità trova ragione la durezza delle pena – continua Romani -. L’omofobia, insomma, esiste e deve essere al più presto contemplata dal nostro codice penale. Spetta alla politica raccogliere questo messaggio e tradurlo nell’estensione piena e incondizionata della legge Mancino, senza i distinguo e i salvacondotti immorali con cui è stata inquinata dal voto della Camera“. “Ringrazio Maria Luisa – aggiunge Salvatore Simioli, presidente di Arcigay Napoli all’epoca dei fatti – che da vittima di omofobia è entrata a far parte di Arcigay Napoli, diventando così esempio, testimonianza e stimolo di fiera rivendicazione di giustizia e libertà per tutta la comunità LGBT”.

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