PRIDE 2002, LA CARICA DEI VENTIMILA

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A Padova i problemi con la giunta e l'intransigenza dei cattolici spalleggiati dall'estrema destra provocano roventi polemiche e rischiano di trasformare in scontro il Gay Pride nella città...

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PADOVA – «Al Pride 2002 saremo almeno in ventimila». Lo ha annunciato Aurelio Mancuso, membro della segreteria nazionale di Arcigay, che lunedì era a Padova per partecipare alla riunione del circolo Arcigay Tralaltro impegnato ad eleggere il nuovo consiglio direttivo. Ma soprattutto per far sentire la voce della direzione nazionale della massima organizzazione nazionale omosessuale nella rovente polemica che sta accompagnando l’organizzazione del Pride 2002, la manifestazione nazionale che quest’anno si svolgerà appunto a Padova. Tra l’opposizione degli amministratori locali, le interferenze con le celebrazioni religiose e la intolleranza di strati consistenti della popolazione, la sfilata dell’orgoglio omosessuale dell’8 giugno, momento conclusivo di oltre un mese denso di attività culturali e politiche, rischia di trasformarsi in occasione di scontro sociale.

Per questo sia Aurelio Mancuso (foto), sia Alessandro Zan, riconfermato nella riunione di lunedì presidente del circolo, pur preoccupati che la manifestazione possa svolgersi in condizioni di sicurezza, hanno voluto riaffermare le posizioni degli omosessuali.

«L’anno scorso a Milano il Pride ha riunito centomila gay e lesbiche – ha sottolineato Mancuso – questo significa che a Padova ne arriveranno almeno ventimila. Non sarà una provocazione, vogliamo solo affermare i nostri diritti e invitiamo la giunta Destro a rivedere le posizioni espresse sull’argomento, e a lavorare con noi per garantire la sicurezza di tutte le persone che parteciperanno la manifestazione». Dal canto suo Alessandro Zan, si è detto "abbastanza preoccupato" della sicurezza, visto soprattutto che l’amministrazione del sindaco Giustina Mistrello Destro finora non ha iniziato concretamente a collaborare per risolvere i problemi legati all’organizzazione dell’evento: «Abbiamo richiesto un incontro con il sindaco già da settimane – riferisce Zan – ma solo oggi abbiamo fissato un appuntamento, previsto per la prossima settimana, con il suo capo-gabinetto». Sul tavolo della discussione, la concessione degli spazi per il palco, e garanzie per la viabilità e la sicurezza.

Nel cuore del nord-est, dove gruppi integralisti cattolici vengono spalleggiati da manipoli di giovani di estrema destra, la preoccupazione per la sicurezza in una manifestazione nazionale dei diritti gay è più che naturale: da subito, Forza Nuova aveva paventato la possibilità di realizzare una contro-manifestazione, e anche se di ciò finora non si è avuto conferma, Alessandro Zan riferisce che un notiziario radiofonico locale, stamani alle sette, ha annunciato che integralisti cattolici e organizzazioni per la tutela della famiglia si riuniranno l’8 giugno per una iniziativa in difesa dei valori tradizionali. Una risposta preoccupante all’iniziativa dei gay.

Accanto alle posizioni intransigenti della cultura cattolica più bigotta, ci sono quelle non meno discutibili di alcuni amministratori, che contestano la scelta della data. Maurizio Saia (foto), assessore alla sicurezza e deputato di Alleanza Nazionale, lamenta addirittura l’assenza di una dichiarazione di condanna da parte del vescovo Mattiazzo: «l’amministrazione sta difendendo il senso della morale dei tanti pellegrini che in giugno saranno in città per la festa del Santo. Dovrebbe essere la Curia, invece, a preoccuparsi della tutela dei propri fedeli – afferma Saia – non credo proprio sia positivo per i devoti vedere sfilare per la città, magari anche vicino alla Basilica, qualche transessuale mezzo nudo». La posizione dell’assessore sintetizza bene quella che sembra essere l’atteggiamento di tutta la amministrazione: «Personalmente resto contrario a questo genere di manifestazioni, ma come giunta non la impediremo. Sento però il dovere di difendere il diritto alla decenza dei tanti fedeli devoti al Santo, che le prime settimane di giugno arriveranno in città per la tradizionale festa».

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Ma cosa dice la Curia? Nonostante gli appelli di Saia, il vescovo tace: oggi, tuttavia, il quotidiano cittadino, il Gazzettino, pubblica in prima pagina l’intervento di padre Francesco Ruffato, portavoce del Rettore della Basilica, padre Domenico Carminati: «Se la manifestazione verrà fatta l’8 giugno, come annunciato saremo tutti in pericolo, con problemi di sicurezza e di ordine pubblico difficilmente arginabili – afferma padre Ruffato – La sicurezza e il rispetto devono essere garantiti per tutti, perciò siamo assolutamente contrari allo svolgimento del Pride in quel periodo. I gay hanno i loro diritti, certo, è giusto che possano manifestare in libertà democratica, ma anche i cattolici, le migliaia di devoti hanno diritti che vanno rispettati. Basterebbe spostare la data, anche anticiparla di un paio di settimane e non ci sarebbero problemi».

In realtà, spiega Alessandro Zan (foto), la polemica della data è solo pretestuosa: la festa del santo è prevista per il 13 giugno, mentre la sfilata dovrebbe avvenire l’8. Parlare della "tredicina" di festeggiamenti per Sant’Antonio non cambia il discorso: «è impossibile – spiega Zan – sospendere per tredici giorni i diritti costituzionali a manifestare liberamente per una festa religiosa».

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