Vendola: “Sulle adozioni gay è toccato ai giudici supplire all’assenza dello Stato”

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"Il tribunale dei minori di Firenze ha aperto un'altra finestra sulla vita".

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“Il tribunale dei minori di Firenze ha aperto un’altra finestra sulla vita”, dice Nichi Vendola su Repubblica in questa intervista a commento della nuove, importanti sentenze sull’omogenitorialità. Vendola è papà di Tobia, che ha appena festeggiato un anno: il figlio di Vendola è frutto di una “maternità surrogata”, il che significa che per la legge italiana è figlio solo del compagno, Ed Testa. Sull’importante sentenza di ieri ecco cos’ha detto a Stefano Costantini.

Cosa cambia ora, dopo questa sentenza?

È intanto la presa d’atto di una realtà che non possiamo più ignorare, che il legislatore non può più ignorare. Altrimenti sempre più single, sempre più coppie non eterosessuali si rivolgeranno ai tribunali per vedere riconosciuto il loro diritto.

E rispetto alla sentenza della corte d’Appello di Trento di pochi giorni fa?

La differenza è importante: nel caso di Trento veniva accolto il ricorso di una coppia gay e si è stabilito che c’era un padre biologico e uno sociale; nel caso di Firenze invece la coppia ha adottato due bambini con i quali entrambi non hanno alcun legame di parentela genetica.

Se avesse avuto la possibilità, avrebbe preferito l’adozione alla maternità surrogata?

Mah, mi sarebbe piaciuto tanto adottare, ma ora che c’è Tobia nella mia vita come faccio a pensarlo? Per me non ha molto valore il legame biologico, ma è importante la cura, l’ascolto, il crescerlo.

In Italia ogni volta che si tocca il tema si scatena ancora il putiferio.

A Firenze è stato recepito ciò che è stato accertato dagli uffici giuridici inglesi, che dopo attenta verifica hanno stabilito che si trattava di una famiglia: i due padri sono esattamente alla pari.

Lei pensa che ora il Parlamento sarà sollecitato a legiferare sulla materia?

Siamo di fronte a uno scenario in cui da una parte la guerra e la povertà rendono orfani migliaia di bambini, senza tetto né legge; dall’altra, nel Vecchio continente facciamo i conti con crescenti problemi di sterilità. Ecco, in questo contesto il tribunale di Firenze apre gli occhi e guarda a quella che la Costituzione definisce una “formazione sociale idonea” e la considera una famiglia.

Questa apertura può scatenare la reazione di Paesi che non accettano le adozioni da parte di single e coppie gay. Rischiamo che vengano bloccati i bambini negli orfanatrofi stranieri, che venga impedita l’adozione internazionale.

Non possiamo accettare le rimostranze di chi, come la Russia, ha liberalizzato la violenza domestica e dove ogni anno ci sono sempre più femminicidi, in cui vige una legislazione omofoba e violenta. Non possiamo accettare alcun ricatto.

Contro la sentenza del tribunale di Firenze sono già scesi in campo i contestatori, la Lega di Salvini in prima fila.

È la prova dell’ipocrisia di chi era contro la maternità surrogata perché frutto, secondo loro, della mercificazione del corpo della donna.

Potrebbe decidere di adottarlo un altro figlio, ora?

(Sorride, ci pensa). “Mi scusi, la devo lasciare, lo sente Tobia? Sta piangendo, reclama suo padre “.

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