Shakira, una lupa femminista con il senso dell’umorismo

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Abbiamo incontrato la superstar colombiana e ascoltato in anteprima il nuovo “She Wolf”, tra metafore animali, solidarietà femminile e desiderio di libertà. Scoprendo un'icona gay a pieno titolo.

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MILANO – È tanto caruccia e sorridente e cinguettante, Shakira, che, non appena si materializza al photo call sulla terrazza del Park Hyatt, il desiderio di ucciderla accumulato nell’ora e passa di ritardo – pare sia un’habituée – svanisce alla velocità dei panini al salmone con cui l’ufficio stampa ci ha tenuti a bada. Nell’attesa, oltre a sfondarci di carboidrati, abbiamo ascoltato un paio di volte “She Wolf” (il disco intero, per quanto a volume bassino e sorvegliati da un minaccioso cartonato della nostra, vedi foto). Che dire? Si fa ascoltare, è abbastanza divertente, tre tracce si ripetono sia in spagnolo che in inglese, un assaggio della versione latina prevista per il 2010, mentre quella globale è in uscita il 9 ottobre. Il singolo “She Wolf” funziona, ma questo lo sapevamo già. “Did It Again” la ricorda abbastanza da vicino. Per il resto, è sempre la nostra cara vecchia Shakira, con in più qualche piega orientaleggiante e addirittura gitana, un unico accenno technopop (“Man In This Town”, tra quelle che più ci piacciono), un episodio vagamente rock (“Mon Amour”) e soprattutto il pezzo con Wyclef Jean, “Spy”, che con le sue atmosfere anni Quaranta è di gran lunga la cosa migliore del disco.

La ragazza è un tripudio di sorrisi e savoir faire. Il sangue sudamericano non è acqua, e la conferenza stampa che segue è delle più amichevoli e rilassate, con un allegro rimbalzare tra inglese, spagnolo e italiano, di cui un traduttore dadaista fornisce una versione a dir poco creativa. È cresciuta, la colombiana dallo sterno assassino, e lo sottolinea con decisione: “Oggi mi sento più donna, più in contatto con la mia femminilità e con i miei desideri istintivi e profondi. E cerco di difendermi con le unghie e coi denti, come un animale”. Ecco spiegata la lupa! “Che poi non sono solo io. Secondo me la lupa è la donna dei nostri tempi, una che sa cosa vuole e tenta di esprimersi, difendendo le proprie libertà individuali.” Shakira accenna alla “gabbia dorata” nella quale ultimamente aveva la sensazione di vivere, e della quale il video “She Wolf” vorrebbe essere una metafora: “Quella gabbia rappresenta una donna che vuole liberarsi, ma non solo sessualmente”, ribatte alla pronta insinuazione di un giornalista allupato. “La repressione è il cancro della società.”

Ci sarai mica diventata suffraggetta, cara? “Spesso in passato mi hanno chiesto se ero femminista, e io ho sempre negato. Ma mi sa che sbagliavo. Col tempo sono diventata più solidale con le donne e con la loro lotta.” Quando qualcuno le chiede di approfondire i termini di tale lotta, Shakira sfodera l’ironia: “Be’, noi donne dobbiamo soddisfare molte aspettative: essere grandi professioniste, brave figlie, brave madri e pure carine. È un sacco di roba!” L’ignara non sa di aver appena pronunciato quella che in Italia è una specie di parola magica (“madri”), ma a quanto pare in sala non aspettavano altro. E infatti il domandone veteromaschilista glielo fanno almeno in due: “Ci stai dicendo che vorresti dei figli?!” Lei, con imbarazzata eleganza, butta lì un “Prima o poi”, ma subito svicola: “Al momento ho appena partorito il disco, e non riesco a pensare ad altro. Voglio che cresca sano e forte, e che vada a Harvard!” Risatine, tra i pochi che capiscono l’inglese.

Dopodiché si passa a parlare della sua attività umanitaria, e qui di spazio per l’ironia non ce n’è. Il tema la appassiona sinceramente, e ci racconta nel dettaglio delle scuole aperte con la fondazione “Pies descalzos” in Colombia , dove un numero impressionante di bambini non ha accesso all’istruzione: “Lo faccio da quando avevo diciott’anni. È una delle esperienze più appaganti che ho mai vissuto, e non mi costa alcun sacrificio. Essendo cresciuta in un paese in via di sviluppo, ho visto con i miei occhi come l’istruzione è in grado di cambiare la vita di bambini e comunità intere. Ha dato un senso nuovo alla mia vita, e mi emoziona quanto esibirmi su un palco.”

Massimo rispetto, eppure a me fin qui sembra tutto troppo serio e eterosessuale. Allora provo a chiederle della sua imminente comparsata in “Ugly Betty”, e di eventuali progetti cinematografici, ma lei non fa che sorridere e confermare, escludendo per il futuro altri impegni su pellicola. Quando poi, a conferenza conclusa, e con un espediente che non rivelerò mai (hai la mia gratitudine eterna, Simona), riesco a dirle: “Non so altrove, ma qui in Italia sei un’icona gay”, la sua risposta è una laurea ad honorem in frociarismo: “A dire il vero non ho mai ricevuto tanti apprezzamenti dalla comunità gay come per il video di ‘She Wolf.’ Mi fa piacere. I gay di solito sono abbastanza spietati nel giudicare esteticamente le donne, perciò se il video è piaciuto vuol dire che il mio sedere e le mie gambe sono ok. Be’, almeno qualcosa di buono l’ho fatto!”

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