La parte più spaventosa della disforia di genere è non conoscerla

Abbiamo intervistato Laura Kate Dale che con Me and My Gender Dysphoria racconta la disforia di genere allə più piccolə.

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Laura Kate dale intervista
laura kate dale
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Cosa significa crescere con la disforia? Fa così paura come ce la raccontano?

I media mainstream ci abituano ad una narrazione delle persone transgender intrisa di pena e dolore, conquistando la compassione del pubblico cisgender con tragici sensazionalismi e  demonizzando l’esperienza trans. Se è vero che per ogni stereotipo c’è una base di realtà (e di certo, comprendere la propria identità di genere non è facile e nemmeno una passeggiata all’acqua di rose) la realtà è più variegata e sfumata di quanto ci raccontano, e spesso fa anche meno paura. È quello che ha cercato di raccontare Laura Kate Dale, autrice di Me and My Ddysphoria Monster, libro che spiega la disforia di genere ad un pubblico di più piccolə con una sensibilità e ironia che meriteremmo più spesso.

Per buona parte della sua carriera da scrittrice, Dale ha raccontato storie rivolte ad un pubblico di adultə, LGBTQIA+ e non, ma questa volta si è trovata ad un punto di svolta: “Ho ripensato alla mia infanzia e cosa avrei necessitato” mi racconta “C’era l’assenza di modelli positivi e la mancanza di un linguaggio adeguato che sapesse spiegarmi quello che stavo vivendo“. Cresciuta negli anni ’90, Dale mi racconta di un’epoca dove le persone trans erano costantemente rappresentate nei media o come antagoniste o ridicolizzate per far ridere il pubblico: “Tra i vari motivi per cui non ho fatto coming out fino a 18 anni, c’era l’assenza di punti di riferimento, mi faceva sentire sola“. Me and My Dysphoria Monster è per Dale l’occasione di ricongiungere tutti questi elementi e dare allə bambinə trans di oggi, il sostegno che avrebbe voluto vent’anni fa.

Il libro segue la storia la storia di Nisha, seguita ovunque va da un mostro che cresce sempre di più e le impedisce di essere davvero sé stessa. Un giorno Nisha incontra Jack, un uomo trans che le svela come fronteggiare la creatura: “Ho scelto di personificare la disforia come un mostro perché volevo fosse comprensibile e identificabile per lə più piccolə, ma anche rappresentarlo come fattore esterno che non fosse una parte intrinseca e irrimevobile di sé” spiega Dale “Voglio far capire che non è così spaventosa quando capisci cos’è. Perché : vuoi capire che forma ha, come risolverla, e in questo modo toglierle sempre più potere”.

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Dale è anche autistica, e nel suo libro Unconfortable Labels: My Life as a Gay Autistic Trans Woman, smantella innumerevoli pregiudizi e retaggi legati alla transessualità e l’autismo, avvalorate da numerosi gruppi ant-trans che non fanno altro che invalidare l’esperienza delle persone transgender e autistiche come “non attendibili”: “Ho cercato di chiedere aiuto e ho incontrato ancora più barriere. Come se l’autismo non mi fornisse l’abilità di capire me stessa e chi fossi. Come se stessi solo manipolando la cosa, e necessitassi più tempo: la completa incapacità di essere trattata come una persona adulta“.

Ma con i suoi libri Dale riprende controllo della sua storia e la offre come guida  per piccolə e adultə: “Il feedback è stato così positivo. Ci sono persone che mi hanno contattato dicendomi di aver fatto leggere il mio libro a cugini o famigliari che non mi supportavano, ma leggendomi sono riuscite finalmente a capire“.

me and my dysphoria monster
Estratto da Me and My Dysphoria Monster

Quando racconto del terrificante clima che stiamo vivendo in Italia, e delle costanti politiche che cercano di invalidare e opprimere le persone trans nel nostro paese, Dale sa bene di cosa parlo: cresciuta durante la sezione 28 – legislatura instituita nel 1988 che impediva ogni tipo di conversazione pubblica su tematiche LGBTQIA+ – Dale nota come certe posizioni stanno di nuovo facendo capolino nella politica odierna, seguendo una storia recidiva che continua a inciampare sugli stessi errori: “Proprio per questo è fondamentale capire cosa siamo legalmente in grado di fare per educare le nuove generazioni.” mi risponde: “Scrivere questo libro è un lusso che non avrei avuto anni fa e potrei perdere da un momento all’altro. L’istruzione è la soluzione migliore che abbiamo per evitare il bigottismo del futuro
”.

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