Sondaggio: i gay sono misogini?

Gli uomini gay sono davvero misogini? O è parte di un discorso più ampio?

I gay sono anche misogini?
I gay sono anche misogini? O c'è un discorso più ampio?
4 min. di lettura

Di recente, sono incappato in un litigio su Twitter tra alcune utenti lesbiche e alcuni utenti gay. Le lesbiche accusavano i gay di utilizzare degli slur misogini a sproposito, i gay cercavano di spiegare che secondo loro non c’era niente di male, e allora le lesbiche si incazzavano ancora di più e li accusavano di mansplaining.

Da lì, nella migliore tradizione dei social network, una discesa di insulti e frecciatine, per almeno due ore intense.

Chi aveva ragione? Mia nonna dice che la ragione è dei fessi.
Ma questo non ci vieta di porci due domande.

Sondaggio: i gay sono anche misogini?
Art by Salman Toor

Una delle attività preferite di noi esseri umani è la gara a chi se la passa peggio.
Poi tra minoranze, sapessi signora mia.
Sempre come mia nonna, che si incontra con tutte le altre ottantenni per elencare ogni malanno.
Noi, pur senza l’intervento alla cataratta, ci alterniamo tra un ce l’ho/manca delle discriminazioni, a volte credendole interscambiabili.

Tutto questo lascia spazio anche per quella parolina che disorienta e fa incazzare chiunque: privilegio. Una parola che non prevede nessuna scala di valore tra un dolore e l’altro, ma un dato di fatto appurato che dovremmo prendere e metterci in tasca. Qualcuno che proprio non ce la fa a sentir parlare di privilegio sono i maschi, di ogni età, ceto sociale, e orientamento sessuale.

Perché rispetto i M.E.C. B. A. (maschi etero cisgender bianchi abili), la grande G della sigla LGBTQIA+ ha il passe-partout della discriminazione: una carta vincente anche per essere delle merde con chiunque, permettendoci di sindacare anche davanti una condizione che non ci riguarda e che non conosciamo davvero. Marchio di fabbrica del genere maschile, dall’alba dei tempi.

Si potrebbe controbattere che gli uomini gay amano le donne, da Madonna a Lilli Gruber.
Sin da quando siamo piccoli maturiamo affetto e fiducia, ci identifichiamo con quelle figure femminili che sembrano vegliare su di noi, punti di riferimento mille volte più rassicuranti rispetto il modello maschio alfa che ci viene propinato.

Ma un uomo gay non è cresciuto sopra una nuvoletta di zucchero filato, svincolato dal resto della società: pur non oggettificando il corpo di una donna come farebbe un uomo etero, in qualche modo potremmo averne assorbito il punto di vista e tutti i retaggi del caso.

Che sia decidere come presentare “una gamba importante, applicando sul corpo femminile gli stessi standard che l’occhio patriarcale ci ha abituato a considerare universali.
Che sia utilizzare la parola tr*ia come un insulto e non nell’accezione empowering e orgogliosa di  Tea Hachic (e anche lì, quella parola ce la possiamo rivendere davvero come pare a noi? Ha lo stesso sapore nella bocca detta da chiunque? E se poi ci dicono fr*cio ci parte l’embolo?)
Che sia la sempreverde cancellazione degli “effemminati” sulle dating apps (“ma i gusti sono gusti”, ti dirà XXL91) o la serafica tendenza a darci delle passive come fosse davvero un’offesa (lo prende al culo: è succube e quindi automaticamente femmina).

Nel 2014 l’attrice Rose McGowan attaccò duramente i gay per attivarsi politicamente solo quando accade qualcosa di espressamente omofobo, ma non farsi mai avanti per la difesa delle donne o tutto quello che succede fuori il proprio recinto.

Gli uomini gay sono misogini esattamente come gli uomini etero, se non di più” ha dichiarato  in un podcast con Bret Easton Ellis, autore di American Psycho: “Che cosa succede a voi come gruppo quando state iniziando a ottenere la maggior parte di ciò per cui avete combattuto? Stonewall fu combattuta da travestiti, drag queen e dalle donne. Quello che posso dire, e quello che mi auguro che loro possano fare, è quella di tendere la mano alle donne.”

McGowan si scusò successivamente per le sue parole, considerandole “una sciocca generalizzazione”, pur ribadendo la propria posizione: “Certo, che gli uomini gay non sono più misogini di quelli etero, ma ci vanno piuttosto vicino. E in qualche modo lo trovo ancora più dannoso, perché proviene da persone presumibilmente più sensibilizzate.” ha spiegato l’attrice “Mi aspetto di più da un gruppo che conosce la discriminazione, voglio che intervenga in aiuto anche di altri gruppi marginalizzati.”

 

Sondaggio: i gay sono anche misogini?
Green Group (2020) di Salman Toor

 

Pur estremizzato, il discorso di McGowan ha la sua parte di verità.

Ci siamo abituatǝ alla misoginia.
Consapevolmente o meno, l’occhio pubblico ci ha invitato, sin da quando eravamo creature, a guardare il genere femminile attraverso un’unica lente, inciampando nel tranello di normalizzarla ancora prima di metterla in discussione.
Non riguarda solo gli uomini gay, quanto un sistema che parla ad ogni membro della nostra società –donne incluse – e finisce per educarci.
Ci ritroviamo a riapplicare gli stessi meccanismi che ci hanno introiettato e potrebbe volerci molto più di un’infografica su Instagram per rendercene conto.

Ma se il problema è di tuttǝ, la grande G rimane quella ad avere maggior spazio e voce in capitolo: in società, come nella rappresentazione mediatica, l’occhio pubblico è sempre più pronto a famigliarizzare e accogliere l’immagine di un uomo gay, bianco, abile, bello, e ben educato. Il punto di vista degli uomini gay sembra diventare centrale nella narrazione comune, come se esistesse esclusivamente quella.

Avere sempre l’ultima parola, crederci il centro del mondo, e saperne qualcosa di più di altrǝ – soprattutto se sono donne – è una pratica che abbiamo ereditato da tutti gli altri uomini. Una posizione fin troppo comoda per porci il problema o cercare di cambiarla. Perché ci sarà sempre un posto in più se sei maschio.

Ma è qui che il privilegio non dovrebbe diventare un’accusa, quanto una presa di consapevolezza per fare di meglio: piuttosto che darlo per scontato, potremmo utilizzare il privilegio di essere maschi in società e dare voce a chi ce l’ha sempre di meno. Anche al costo di metterci da parte o restare in silenzio.

Leggi anche: Gay che odiano le donne: quanto è diffusa la misoginia tra gli omosessuali?

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maschioroma 21.2.22 - 9:11

MI sento più vicino alla seconda affermazione: Tutta la società è vittima di un sistema patriarcale e di una misoginia interiorizzata, più o meno profondamente. Concordo in parte con quanto scritto da fabiolant, la misoginia dei gay non è tanto avversione per le donne quanto indifferenza, sia perchè non sono oggetto dei nostri desideri, sia perchè siamo troppo occupati a combattere l'omofobia, che viene essenzialmente dal maschio etero, che non abbiamo tempo di interessarci ad altre discriminazioni. Ma siamo dentro un processo in veloce trasformazione, man mano che i gay acquisiscono diritti e che l'omofobia si attenua, cresce anche la consapevolezza di altre discriminazioni e di un riconoscimento del mondo femminile.

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Fabio 20.2.22 - 17:51

Sono gay, misantropo e misogino. Non ho alcun problema a dirlo; mi riferisco al "misogino", ovviamente! La mia misoginia mi porta ad ignorare totalmente la natura femminile, non mi sento coinvolto nel processo di emancipazione femminile e non mi vedo per nulla interessato ad indagare la natura femminile e le sue problematiche. La mia misoginia però termina lì, nel senso che non mi permetterei mai di umiliare una donna tantomeno di offenderla o denigrarla: semplicemente la realtà femminile non mi interessa. L'origine della mia misoginia è senza dubbio da ricercare nelle due donne della mia famiglia: mia madre e mia sorella. Ho avuto una madre e una sorella molto più grande di me, entrambe anaffettive. Due donne aride, fredde, avare e totalmente indifferenti alla richiesta affettiva che proveniva da me. Io, al contrario, sono una persona molto sensibile e empatica. Se mia sorella si è limitata a gestire il nostro rapporto fraterno come se fossimo due estranei, mia madre invece si è imposta nella mia vita con irruenza e con l'intento di controllarla in ogni minimo dettaglio con crescente isteria e rabbia. Mi ha usato violenza verbale, fisica e psicologica per almeno una decina d'anni privandomi del tutto della gioia dell'adolescenza. Sono riuscito a sopravvivere a queste due donne solo quando sono stato in grado di andarmene per conto mio, prima con la scusa dell'università poi per lavoro. Ma il danno causato da queste due donne non potrà mai essere rimarginato. Sono cresciuto con l'idea che nella natura femminile si nasconda qualcosa di tremendamente malvagio e nella mia misoginia si cela il segreto della resistenza alle donne. Si parla spesso di patriarcato (ignobile), di uomini violenti, di femminicidio, di tutte quelle azioni spregevoli che gli uomini compiono nei confronti delle donne ed è giusto che se ne parli. Mi piacerebbe che si parlasse anche delle donne e della loro terribile violenza; io ne ho conosciute due e sarebbe stato meglio se non le avessi mai incontrate.

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