Addio a Lina Wertmuller, prima regista donna di sempre candidata agli Oscar

Punto di riferimento per almeno due generazioni di registe, Lina Wertmuller è stata una pioniera in grado di sgomitare in un mondo quasi unicamente al maschile, scrivendo pagine indelebili della settima arte.

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Si è spenta all’età di 93 anni una colonna del cinema italiano e internazionale, Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich, nota in tutto il mondo come Lina Wertmüller.

Nata a Roma da una famiglia aristocratica, a 17 anni si iscrive all’accademia teatrale diretta da Pietro Sharoff e inizia da subito a dirigere spettacoli teatrali. La regia è nel suo DNA. Fa da aiuto regista a Federico Fellini in La dolce vita (1960) e 8½ (1963), per poi esordire con un film tutto suo nel 1963 con I basilischi. Lina entra in un’industria dominata dagli uomini, con una capacità straordinaria di guardare alla società contemporanea, oscillando tra il grottesco, la commedia brillante e il dramma sociale. A partire da Mimì metallurgico ferito nell’onore, presentato in concorso al 25º Festival di Cannes, gli anni ’70 vedono nascere una proficua collaborazione con Giancarlo Giannini e Mariangela Melato, che da subito diventano suoi attori feticci. Nel 1974, con Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, Wertmuller sbanca anche il box office, riuscendo nella titanica impresa di abbracciare pubblico e critica. Ma è il 1977, con Pasqualino Settebellezze, che vede Lina riscrivere la Storia del Cinema.

La pellicola viene candidata a quattro Premi Oscar, ovvero migliore regia, miglior film in lingua straniera, miglior attore protagonista e migliore sceneggiatura originale (sempre sua). Lina Wertmüller diventa la prima donna di sempre essere candidata all’Oscar come miglior regista. Dopo di lei toccherà a poche altre: Jane Campion, Sofia Coppola, Kathryn Bigelow, Emerald Fennell e Chloé Zhao, rispettivamente nel 1994, 2004, 2010 e 2021, con Bigelow e Zhao premiate con la statuetta. Nel 1978 dirige Sophia Loren e Marcello Mastroianni in un film che entra nel guiness dei primati per il titolo più lungo di sempre: “Un fatto di sangue nel comune di Siculiana fra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici. Amore-Morte-Shimmy. Lugano belle. Tarantelle. Tarallucci e vino“. Titoli celebri, surreali, leggendari, che diventano marchio indelebile di una carriera durata 40 anni.

Nel 1992 ritrova il successo di pubblico con Io Speriamo che me la Cavo, interpretato da un Paolo Villaggio inedito rispetto al solito Fantozzi, mentre è del 2004 la sua ultima fatica cinematografica, Peperoni ripieni e pesci in faccia. Conquistato l’Oscar onorario nel 2020, Lina ha vinto un solo David alla carriera nel 2010, senza mai aver strappato neanche una candidatura. Punto di riferimento per almeno due generazioni di registe, Wertmuller è stata una pioniera, una rivoluzionaria, un’anticonformista in grado di sgomitare in un mondo quasi unicamente al maschile, tendenzialmente misogino, scrivendo pagine indelebili della settima arte nazionale, con al centro dello schermo i suoi antieroi e le sue donne forti. Granitiche come lei, andata sempre dritta per la sua strada, “scegliendo sempre di fare quello che mi piaceva“. Semplicemente il suo Cinema, in grado di andare continuamente oltre ogni “genere” e “gender”.

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eman777liberoit 10.12.21 - 6:56

un pioniere al femminile del grande cinema italiano!

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