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Transessuale trattenuta al CIE di Brindisi nel reparto maschile chiede aiuto: ‘Trasferitemi nel reparto femminile’

Cathy La Torre denuncia il caso di Adriana, trattenuta nel reparto maschile del CIE di Brindisi.

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2 min. di lettura

A lanciare l’allarme su Facebook è Cathy La Torre, consigliera comunale di Bologna nonché fondatrice del primo sportello legale nazionale per i diritti delle persone LGBT, Gay Lex. Al CIE (Centro di identificazione ed espulsione) di Brindisi, fa sapere La Torre, c’è una donna transessuale brasiliana che dal 21 febbraio scorso è trattenuta nel reparto maschile.

Adriana, questo il suo nome, da 8 giorni ha iniziato uno sciopero della fame per essere trasferita in un reparto femminile. Una donna trans trattenuta fra centinaia di uomini, sottolinea giustamente La Torre, si trova in una condizione di costante pericolo. Adriana, in Italia da 17 anni e senza permesso di soggiorno perché disoccupata da tre, è riuscita a contattare La Torre e il MIT chiedendo aiuto, affinché possano trasferirla in un reparto femminile, al riparo da discriminazioni e violenze.

Se ciò non avverrà, annuncia La Torre, anche lei inizierà uno sciopero della fame nella giornata di lunedì. “Vi prego: condividete questa notizia, fatelo per Adriana!”, conclude l’attivista LGBT, per un appello disperato che ci auguriamo possa non passare inosservato a chi di dovere.

Il MIT Movimento Identità Transessuale, è impegnato da anni nelle battaglie per permettere alle persone trans, trattenute nelle carceri, nei CIE o nei centri di prima accoglienza, di essere rispettate nella loro identità di genere.  Per questo motivo anche loro chiedono che Adriana venga immediatamente trasferita in un reparto femminile, annunciando che se ciò non avverrà prenderà vita una mobilitazione come trans e attivisti.

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One thought on “Transessuale trattenuta al CIE di Brindisi nel reparto maschile chiede aiuto: ‘Trasferitemi nel reparto femminile’

  1. Sarebbe bello se la redazione di gheipuntoit tenesse aggiornati tempestivamentei suoi lettori…

    Oggi, 24 marzo, Repubblica riporta che Adriana è uscita dal CIE ed è in attesa del riconoscimento di rifugiata, nel frattempo le hanno concesso un permesso di soggiorno di sei mesi.

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