Made in China is cool, tutto è contaminato: intervista al designer Andrea Pompilio

Parliamo del suo stile italiano e iper-contemporaneo e del suo marchio APN73 creato in collaborazione con le maestranze cinesi.

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4 min. di lettura

Andrea Pompilio è un designer italiano nato a Pesaro nel 1973, in un ambiente di forte esperienza creativa: figlio di un architetto e di una pittrice cresce in un contesto dove tutta la famiglia si occupava da generazioni di abbigliamento, come i nonni che erano proprietari di diverse boutique a Pesaro e che hanno avuto un ruolo importante nella scelta di Andrea di diventare stilista.

E’ proprio il tempo che Andrea passerà  con i nonni nei loro negozi che gli permette di sviluppare la passione per la sartoria e per l’abbigliamento in stile militare, due elementi chiave delle sue collezioni.

Dopo aver studiato fashion design all’Istituto d’Arte di Pesaro, si trasferisce a Milano per un Master alla scuola di Moda Marangoni. Negli anni successivi, ha collaborato con marchi di lusso come Prada a Milano, Calvin Klein a New York e Yves Saint Laurent a Parigi e ha avuto la possibilità di viaggiare per il mondo facendo ciò che ama di più: disegnare.

Nel gennaio 2010, Andrea ha lanciato il proprio marchio eponimo ANDREA POMPILIO, con la prima collezione per l’AW2010 e con il quale ha partecipato a diverse edizioni di Pitti Immagine Uomo come special guest. Successivamente si aggiudica il premio “Who’s on Next” nell’edizione 2011, quando ancora aveva senso e il vincitore vinceva per davvero.

 

ANDREA POMPILIO
la prima collezione di Andrea Pompilio

 

Il 2013 marca un’importante svolta per Andrea Pompilio. Inizia la collaborazione con il marchio sportswear giapponese Onitsuka Tiger per una capsule-collection che comprende sneakers, abbigliamento e accessori e più tardi, nello stesso anno, Andrea viene invitato da Giorgio Armani a portare sulla passerella all’Armani Teatro la collezione SS14, per il suo debutto alla Settimana della Moda di Milano. Non molto tempo dopo, il gruppo Canali lo nomina direttore creativo.

Lo stile di Andrea Pompilio è ironico, contemporaneo e internazionale, così come la sua anima. Andrea ama giocare con linee, motivi e colori antitetici solo per combinarli con la sapienza sartoriale, creando un prodotto Made in Italy dal gusto internazionale. Oggi è direttore creativo, oltre che socio, del brand italo-cinese APN73, acronimo di A PERSONAL NOTE 73, marchio che gioca sull’omofonia delle iniziali del nome di Andrea Pompilio. A PERSONAL NOTE 73, infatti, vuole ripercorrere il suo percorso creativo e rappresenta una sorta di “diario personale” delle esperienze interculturali del designer, a partire dal suo anno di nascita, il 1973.

 

Made in China is cool, tutto è contaminato: intervista al designer Andrea Pompilio - Gay.it

 

L’estetica di APN73 fonde culture diversificate, street fashion e referenze artistiche, per reinterpretare il classico in modo giocoso e riproporlo con un twist contemporary, con il brand label “Warning: this garment is designed in Italy and carefully manufactured in China, because made in China is cool”. Con un urban design moderno che combina eleganza, finezza e pragmatismo, il brand lega workwear e military-wear con la tradizione sartoriale italiana, con colori contrastanti, il design interpreta un’estetica delicata per creare uno street style di alta gamma. Durante la Milano Fashion Week, o di quel che ne resta, ho scambiato due chiacchiere con Andrea, e questo è ciò che ci siamo detti.

 

Non conoscerti è impossibile, ma mettiamo in caso non ti conosca nessuno: come descriveresti la tua estetica?

Il mio stile affonda le sue radici nel sartoriale e si mischia alle influenze urban, creando dei contrasti. A volte parto da tutto ciò che mi attrae ed è alquanto antiestetico e respingente, ma attraverso la mia personale rielaborazione trova una nuova estetica personale che rispecchia appieno la mia visione. E’ infatti un’estetica molto precisa e riflette le mie sensazioni ed emozioni che cambiano in base a ciò che quotidianamente vivo.

 

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Nel 2013/2014 hai sfilato all’Armani/teatro: la tua vita è cambiata da allora?

I ritmi frenetici all’interno del mondo della moda non mi hanno fatto rendere conto di tutti gli step che ho fatto nel corso degli anni e di come la mia vita sia cambiata. E’ stato tutto velocissimo, finché, complice la pausa durante la pandemia, non ho avuto la possibilità di fermarmi, riflettere e guardarmi indietro. E’ lì che mi sono accorto di quante cose siano diverse rispetto ad allora.

Con APN73 ti fai portavoce di un progetto che sostiene che made in china is cool, me ne parli?

Questo motto è nato dopo aver conosciuto e visionato l’azienda con la quale sono socio. Ho notato che nonostante si parli di una produzione abbastanza ampia, in Cina è ancora possibile ottenere alcune lavorazioni a mano, come asole o finiture dei capi che ad oggi in Italia, solo un sarto a prezzi altissimi, può fare. Da lì è nato “made in china is cool”.

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Secondo te alle persone cosa interessa della moda? 

Alle persone interessa l’immaginario collettivo che si è creato intorno ad essa e l’idea di far parte di questo clan, una volta esclusivo. Oggigiorno grazie ai social, alla tv ed ai giornali, la moda si è aperta ad un pubblico più esteso e pertanto è diventata interessante per tutti, ma ha perso il suo appeal per quelli come me, che ci lavorano.

 

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