ATTENTI AL GAY SCOUT

Il boy scout discriminato perché gay: siamo andati a trovarlo. La brutta storia coinvolge la Federazione dello scoutismo europeo, tra no comment e preghiere. Agnoletto: "Episodio scandaloso".

PERUGIA. Dopo i casi di discriminazione sui luoghi di lavoro per motivi di orientamento sessuale denunciati in una nostra precedente inchiesta, il capoluogo umbro torna a far parlare di sé per un clamoroso episodio di intolleranza, che vede coinvolta la Federazione dello scoutismo europeo.

Con oltre ventimila iscritti su tutto il territorio nazionale, la FSE è la seconda maggiore organizzazione cattolica di scoutismo in Italia, che si propone "l’educazione dei giovani, i servizi civici e la protezione della natura". A tal scopo, "l’associazione mantiene la più stretta neutralità ed indipendenza nei confronti di ideologie, di partiti e di organizzazioni politiche: questo le permette di affermare […] la necessità generale di un’educazione civica dei giovani ed in particolare un’educazione civica europea". Secondo il tradizionale modello di scoutismo cattolico, l’organizzazione è divisa in due sezioni (maschile e femminile) che hanno al loro interno una scala di avanzamenti progressivi, determinati dall’età (rispettivamente dai "lupetti" e dalle "coccinelle" fino ai "rovers" e alle "scolte" per maschi e femmine) e dai meriti personali. Tutte le attività sono coordinate dai capi, "che prestano volontariamente e gratuitamente la loro opera per la formazione dei ragazzi loro affidati".

In queste condizioni, dopo undici anni di servizio sul campo, si svolge l’incredibile vicenda di Stefano Bucaioni, ritenuto inadatto dai suoi capi al ruolo di educatore – e quindi escluso dall’avanzamento di responsabilità nell’organizzazione cattolica – perché gay.

Lo abbiamo incontrato a Perugia. Abbiamo raccolto la sua storia. Ci chiediamo se sia questo il modello di "educazione civica europea" cui si riferisce lo statuto della Federazione degli scout.

Stefano, quando sei entrato negli scout?

A dieci anni. Da allora ho toccato tutte le tappe dell’organizzazione.

All’interno del gruppo eri considerato una persona valida?

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Sì, penso di esserlo tutt’ora. Lo capivo dal fatto che le mie responsabilità aumentavano ogni giorno di più ed anche dal fatto che fossi stato indicato a subentrare all’attuale capo reparto, che doveva lasciare il suo incarico per motivi di studio.

Quante persone contava il tuo reparto? E quali erano i tuoi compiti?

Circa venticinque persone, per di più costituite da bambini e giovanissimi. I nostri compiti riguardavano gli aspetti logistici (come l’organizzazione di un campo scuola), l’animazione e l’educazione degli associati secondo i principi cattolici.

Perché hai deciso di rendere pubblica la tua omosessualità?

Per un fatto di chiarezza. Io, pur dando per scontata l’attrazione verso le persone del mio stesso sesso, ho continuato a mantenere rapporti con i miei amici d’infanzia, i quali sanno di me. Insomma, non mi sono limitato a vivere in una cerchia di relazioni esclusivamente gay. Per questo, era possibile che, anche del tutto involontariamente, la notizia della mia omosessualità venisse alle orecchie di quei genitori verso i cui figli io avevo responsabilità di educatore. Ho voluto essere leale e trasparente il più possibile.

Come ha reagito la tua Federazione?

Dal punto di vista personale abbastanza bene. Ma in termini istituzionali malissimo. La mia promozione a capo reparto è stata bloccata immediatamente, per incompatibilità con il mio orientamento sessuale. Mi è stato detto che potevo restare negli scout, ma senza più rivestire ruoli educativi a contatto con i giovani.

Quindi, la compatibilità di una missione educativa viene stabilita in base non ai meriti o alle attitudini personali, ma in base all’orientamento sessuale. Con buona pace dell’Europa, questa è una discriminazione anticostituzionale..

Effettivamente sì. Per questo ho imboccato la strada di una serena, ma rigorosa, polemica. Capisco che dal punto di vista strettamente formale, la scelta operata dalla Federazione sia lecita. Ma contesto radicalmente i principi ispiratori di questa scelta, che sono poi quelli della morale sessuale cattolica. Principi – faccio notare – che in tante altre circostanze sono bellamente disattesi senza provocare scandalo: ad esempio, nel caso dei rapporti sessuali prematrimoniali, o nell’uso dei contraccettivi – tutte pratiche diffusissime fra gli scout cattolici d’Italia. In questo caso, a me sembra che l’istituzione cattolica abbia voluto sanzionare l’omosessualità come inferiorità morale ed etica, più che come scelta pedagogica.

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La comunità gay dell’Umbria ha appreso con sdegno la notizia. E mentre a Roma, dove ha sede l’ufficio nazionale della FSE, l’organizzazione cattolica adotta la linea del "No comment" assunta dal gruppo scout di Perugia e "prega affinché Stefano faccia chiarezza con se stesso" (si converta? guarisca? rimanga negli scout?) la presidente dell’Arcigay di Perugia Patrizia Stefani si prepara a dare battaglia: "Nei prossimi giorni – dichiara – adotteremo tutte le strategie di mobilitazione che Stefano riterrà opportune per non lasciar cadere la cosa. La comunità gay di Perugia ha risposto con compattezza a questo episodio di razzismo ed ha già interessato le istituzioni cittadine e la società civile. E’ amareggiante constatare che, nonostante tutti gli sforzi di sensibilizzazione, sopravvivono nella gente questi luoghi comuni che radicano l’omofobia." Sulle istituzioni cattoliche il commento è durissimo: "La chiesa ha adottato ormai da tempo una strategia subdola nei confronti della questione omosessuale, e tenta di avvicinarla alla pedofilia. Il messaggio che vuole far passare è che i gay sono socialmente pericolosi, come lo sono i pedofili. Del resto la chiesa lo sa bene, perché molti dei suoi esponenti americani (e non solo) si sono "specializzati" in questo tipo di pratiche."

Sulla vicenda abbiamo interpellato anche il leader dei NoGlobal Vittorio Agnoletto, che in precedenti esternazioni pubbliche aveva sottolineato l’importanza dell’esperienza scoutistica nella propria formazione culturale: "Da un episodio singolo- commenta Agnoletto – non posso ricavare una legge generale, ma non posso neanche evitare di pormi alcuni interrogativi, in primo luogo sulla Federazione degli scout d’Europa, che è nata oltre vent’anni fa da una scissione a destra dell’AGESCI, la principale associazione cattolica di scout d’Italia". E prosegue: «Sono sconvolto, lo giudico un episodio scandaloso. Ma a parte questo, vorrei stigmatizzare il caso di Stefano per lanciare un allarme sui messaggi culturali e sui modelli educativi che il nostro stato tenta di far passare. Con la svolta moderata imposta dalla nuova classe dirigente, sembra si stia riaffermando pesantemente il concetto di stato etico, di uno stato, cioè, che decreta lui stesso ciò che è bene e ciò che è male. In questo caso, la diversità è giudicata "male"». Tutto ciò è inaccettabile, secondo il leader del No-Global, che insiste affermando come «in Italia assistiamo drammaticamente ad una ripresa profonda dell’intolleranza, di cui la svolta moderata e neo-liberista è la principale responsabile. Dal 7 al 12 luglio saremo a Barcellona per protestare contro tutti quei governanti che hanno sancito che il 70% della popolazione mondiale affetta da AIDS non può accedere alle cure mediche, gravate dalla speculazione sui brevetti delle multinazionali del farmaco: anche in questo caso, la nostra "diversità" rispetto al ‘pensiero dominante’ non sarà accettata».

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di Dario Remigi