Bagnasco: sì al voto segreto. Renzi: a decidere non è la CEI

Botta e risposta tra il Presidente della CEI e il Governo Italiano sulle unioni civili

“Ci auguriamo che il dibattito in Parlamento e nelle varie sedi istituzionali sia ampiamente democratico, che tutti possano esprimersi, che le loro obiezioni possano essere considerate e che la libertà di coscienza su temi fondamentali per la vita della società e delle persone sia, non solo rispettata, ma anche promossa con una votazione a scrutinio segreto”.

A dirlo non è un senatore di turno, ma il rappresentante in Italia di uno Stato estero, il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, a margine della Messa per la giornata del Malato commentando l’iter del ddl Cirinnà. Ma piccata e netta arriva subito la replica da Palazzo Chigi. “Le esortazioni sono giuste e condivisibili, ma come regolare il dibattito del Senato lo decide il presidente del Senato. Non il presidente della Cei“, ha dichiarato il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Luciano Pizzetti (Pd).

Stamani poi è intervenuto direttamente il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dai microfoni della trasmissione “Radio Anch’io”: “Esiste un regolamento, se ci saranno le condizioni il presidente del Senato e non il presidente della Cei deciderà se dare il voto sergreto“, ha chiarito Renzi. Entrando poi nel merito del punto più spinoso del ddl Cirinnà, Renzi specifica: «La stepchild in realtà esiste già in forme stabilite in via giudiziale. La stima è 500-600 bambini in questa situazione». Quanto al ricorso al voto segreto in Aula, l’ex sindaco di Firenze pare bocciarlo senza pietà: «A me personalmente piacerebbe, in generale, che ogni parlamentare rispondesse del proprio voto. Dopo di che sul voto segreto o no decide il Parlamento».

“La serenità di giudizio del presidente del Senato – ha replicato il sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore – non può essere messa in discussione da nessuno e quindi il governo si rimetterà non solo nel merito ma anche nel metodo alle decisioni che verranno prese nell’aula del Senato. Non intendo rispondere a chi, da qualunque parte, ritiene di esprimere un’opinione. Noi ci sentiamo garantiti dall’istituzione parlamentare e dai suoi rappresentanti più alti”.

Insorge contro l’intervento del presidente della Cei Sinistra Italiana con il capogruppo alla Camera, Arturo Scotto: “Consiglierei al cardinale Bagnasco di non intromettersi nelle autonome deliberazioni del Parlamento della Repubblica Italiana. Nella vita ha deciso di fare un altro mestiere”. Idem la senatrice di Ala Manuela Repetti: “Adesso la Cei detta anche anche le regole del Senato? Mi pare un po troppo”. Fa lo stesso la minoranza Pd con il senatore Federico Fornaro: “Bagnasco vuole riportare indietro le lancette del tempo ma sulla laicità dello Stato non si può tornare indietro. Massimo rispetto, ma la Cei faccia la Cei, mentre il Senato farà il Senato approvando una legge sulle Unioni Civili che milioni di italiani, credenti e non credenti, attendono da troppi anni”.

Ma tra i dem c’è anche chi difende il capo dei vescovi italiani: “Basta con le contrapposizioni, la Chiesa e il cardinale Bagnasco – dice il deputato Pd Edoardo Patriarca – hanno il diritto di esprimere la propria posizione. Il confronto nasce solo se ognuno può esprimere la propria opinione, solo così avremo leggi che non provocano strappi”. Uno dei quattro vicepresidenti del Senato, il leghista Roberto Calderoli, si augura che “Grasso rifletta bene sulle parole del cardinale Bagnasco e, se ciò non bastasse, spero che sia lo stesso Bagnasco a scrivere una lettera al presidente Grasso sui voti segreti. E Grasso ricordi che il suo comportamento in Senato oggi lo controlla o lo giudica Renzi, ma poi un giorno ci sarà un altro Giudizio, con la G maiuscola, e lì, in quell’occasione, il giudizio di Renzi non conterà nulla se non come aggravante”.