In Alabama la Corte Suprema blocca i matrimoni gay: è caos

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Roy Moore ha ordinato lo stop al rilascio delle licenze. La reazione della Clinton

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Roy Moore, repubblicano, notoriamente anti-gay capo della Corte Suprema dello Stato dell’Alabama, in una ordinanza emessa mercoledì scorso ma resa nota poche ore fa, ha stabilito che il divieto di contrarre matrimoni per le coppie dello stesso sesso è ancora in vigore in Alabama, schierandosi così apertamente contro la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti del giugno scorso e aprendo un capitolo del tutto inaspettato della battaglia per il matrimonio egualitario negli USA, che tutti davano per definitivamente vinta. La notizia è su tutti i media statunitensi, con grande risalto.

L’appiglio utilizzato dal giudice Moore sarebbe il fatto che nella ormai storica sentenza della Corte Suprema statunitense Obergefell v. Hodges che ha sancito il diritto per le coppie dello stesso sesso di sposarsi non viene citato il divieto al matrimonio gay dell’Alabama, ma solo quello di altri quattro stati (Michigan, Kentucky, Ohio e Tennessee). Nell’ordinanza, il giudice Moore ha di fatto imposto ai giudici successori dell’Alabama (che svolgono funzioni di stato civile) di non emettere più alcuna licenza matrimoniale alle coppie omosessuali, finché la Corte Suprema dello Stato, da lui presieduta, non si sarà definitivamente pronunciata sulla questione.

L’Alabama in questi mesi, dopo la sentenza di giugno, è stato teatro di battaglie tra contrari e favorevoli al matrimonio gay, con alcune contee che avevano iniziato a rilasciare le licenze matrimoniale ed altre che si rifiutavano di farlo. Moore, che ha sostenuto questa estate che l’uguaglianza del matrimonio avrebbe portato alla distruzione della nazione, è stato già una volta sospeso dal suo incarico di capo della Corte Suprema per essersi rifiutato di rimuovere un monumento religioso ai Dieci Comandamenti (che lui stesso aveva commissionato) dall’Alabama Judicial Building.

Ad intervenire è Hillary Clinton, candidata alle primarie del Partito Democratico per la Presidenza: “L’ordinanza del giudice Moore è incostituzionale e ci ricorda che, nonostante la sentenza della Corte Suprema secondo la quale tutti gli americani hanno il diritto di sposare la persona che amano, il nostro lavoro è tutt’altro che terminato”, ha detto in una dichiarazione la candidata. Ed ancora: “Ci sono ancora giudici che sono determinati a ostacolare dei diritti delle persone. Ci sono ancora politici che sostengono che il tribunale supremo ha sbagliato e che gli stati devono ignorare la sua decisione. Dobbiamo fare modo affinché l’uguaglianza nell’accesso all’istituto del matrimonio sia garantita e applicata a livello nazionale. E abbiamo bisogno di lottare contro la discriminazione nei confronti delle persone LGBT americane ovunque questa si manifesti “, ha concluso la Clinton.

Immediata la reazione delle associazioni LGBT americane, appresa la notizia. Il direttore della sezione legale di una delle principali associazioni gay statunitensi, Human Rights Campaign, Sarah Warbelow ha dichiarato che “ancora una volta, il presidente della Corte Suprema Roy Moore sta palesemente sfidando lo stato di diritto impedendo a cittadini di poter esercitare il loro diritto costituzionale di sposare la persona che amano. Le sue tattiche ostruzioniste infangano la reputazione del grande stato dell’Alabama ed esortiamo quindi tutti i giudici successori dello Stato a rilasciare licenze matrimoniali alle coppie dello stesso sesso, come è loro dovere fare in base alla legge. Le opinioni personali di Moore non sono in discussione qui. Come giudice, lui ha l’obbligo di eseguire la legge. Se si rifiuta di farlo, dovrebbe essere rimosso dal suo incarico.”

La battaglia è aperta.

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