Solo un lavoratore su quattro fa coming out per paura di discriminazione e demansionamento

Dipendenti LGBT: il 79 per cento delle aziende studia iniziative per favorirne l’inclusione

Si è svolto a Milano un workshop organizzato da ELAN, società di consulenza per la crescita e la valorizzazione del capitale umano parte del gruppo GSO Company, sulla valorizzazione delle persone LGBT nelle aziende.

Successful LGBT in Action – Dalla discriminazione silenziosa all’inclusione coraggiosa” il titolo del workshop, che ha rivelato statistiche particolarmente chiare: Solo una persona LGBT su quattro rivela il proprio orientamento sessuale / identità di genere sul posto di lavoro.

Le ragioni che portano i dipendenti ad avere paura del coming out, ovviamente, sono diverse: il timore di compromettere i rapporti con i colleghi, di ostacolare un avanzamento di carriera e la paura di essere licenziati. Come diretta conseguenza, la preoccupazione di essere scoperti e discriminati può avere un impatto significativo sulla qualità delle prestazioni lavorative. Oltre 50 le aziende prese in esame, tra cui Vodafone, Deutsche Bank Italia, Microsoft Italia e IBM.

Le politiche di inclusione passano attraverso la figura del Diversity Manager, ruolo utile per promuovere iniziative di sensibilizzazione ai temi LGBT che è presente solo nel 42% del campione intervistato; nel 46% delle aziende vengono comunque organizzate sessioni di formazione e sensibilizzazione sui temi relativi all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Il 79% delle aziende ha in cantiere progetti di questo genere, con un ampio ventaglio di iniziative: si va dalla partecipazione al Milano Pride (Vodafone e IBM vi partecipano da tempo), passando per l’espansione dell’Employee Resource Group per le persone LGBT, senza dimenticare ovviamente una continua attività di formazione interna.

Secondo una survey condotta da Utilia – altra società parte di GSO Company – sulle aziende presenti al convegno solo nel 46% di esse erano già previste attività legate all’inclusione delle persone LGBT prima dell’entrata in vigore della legge Cirinnà, che ha disciplinato le unioni civili a partire dal 20 maggio 2016. Le attuali norme interne nell’83% dei casi tuttavia rispecchiano la legge, mentre nel restante 17% vanno oltre le direttive aziendali.