Ma Barbie è stato davvero snobbato agli Oscar?

L'indignazione generale verso le mancate nomination a Greta Gerwig e Margot Robbie ci parla di sessismo nell'industria, ma anche qualcos'altro.

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BARBIE (2023)
BARBIE (2023)
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Lo sapevamo che gli Oscar ci avrebbero fatto incazzare. Lo sapevamo con una settimana d’anticipo, con gente che aveva già salvato nelle bozze i tweet indignati da sfornare all’occorrenza e inveire contro quella vetusta istituzione che sono gli Academy Awards. La stessa che ci tiene incollate ogni anno per sapere le nomination o seguire la diretta alle due di notte in dormiveglia, con la voce di Francesco Castelnuovo che fa da ninna nanna.

Chi scrive aveva già accettato da tempo immemore che Trace Lysette non sarebbe stata nominata e che nemmeno quest’anno vedremo un’attrice transgender agli Oscar: pace, sarà per un’altra volta. In questo stato di serafica rassegnazione, Barbie era il titolo che poteva dormire sonni tranquilli: 594.801.000 dollari incassati a livello nazionale (almeno il 46% del suo incasso), e 745.500.000 dollari su scala internazionale, diventando il primo film diretto da una donna a raggiungere un miliardo di incassi nel mondo.

Evento cinematografico e meme ancora prima che uscisse, temuto dai leader di estrema destra, simbolo di rinascita per un cinema mainstream fatto da donne per le donne da una parte e perfetto esempio di femminismo liberale dall’altra, Barbie si è portato a casa 8 nomination: miglior film, migliore attore non protagonista per Ryan Gosling, migliore attrice non protagonista per America Ferrera. miglior sceneggiatura non originale, miglior scenografia, migliori costumi, miglior canzone originale ‘I’m Just Ken’, e miglior canzone originale ‘What was I made for’ per Billie Eilish.

Chi manca? La sua regista Greta Gerwig e la sua attrice protagonista Margot Robbie, e per questo almeno tre persone che conoscete stanno sbroccando su Twitter nelle ultime 24 ore. Per molte l’assenza di Gerwig e Robbie conferma che l’Academy ‘snobba’ le donne anche quando veicolano l’annata cinematografica. Non aiuta nemmeno che Barbie sia una ‘commedia’ e un  ‘franchise’, due parole mai particolarmente piaciute ai membri dell’Academy (che al contrario si sbrodolano  per drammoni, biopic, e period drama – con rare eccezioni). Allo stesso tempo,  rifletterebbe una dura realtà: Barbie è un film contro la società patriarcale, ma gli Oscar premiano Ken. Tanto che lo stesso Ryan Gosling è intervenuto, scrivendo: “Non c’è Ken senza Barbie, e non c’è film di Barie senza Greta Gerwig e Margot Robbie” e  che “senza il loro talento, il loro coraggio e il loro genio non sarebbe stato possibile fare il film per il quale stiamo ricevendo questi riconoscimenti”.

Quindi gli Oscar sono sessisti? Beh sì, ma non serviva Barbie per saperlo: era già successo nel 1983 a Barbra Streisand che vinse cinque Oscar per il suo debutto da regista, Yentyl, ma non venne nominata come regista (‘il film si è girato da solo?‘ cantò Billy Crystal sul palco). Successe di nuovo nel 2015, quando la regista Ava DeVurnay non venne nominata per il suo Selma. In generale, è sempre successo: in tutta la storia degli Academy solo otto donne sono state nominate come ‘Miglior Regista’: Lina Wertmüller, Sofia Coppola, Kathryn Bigelow, Greta Gerwig (per il suo debutto Lady Bird), Chloé Zhao, Emerald Fennell, Jane Campion, e quest’anno anche Justine Tret, regista del meraviglioso ‘Anatomia di una caduta‘, unica donna seduta vicino a Jonathan Glazer, Yorgos Lanthimos, Christopher Nolan, e Martin Scorsese.

Barbie ci ricorda che gli uomini arrivano più veloci e le donne devono sbattersi il doppio per non restare in panchina. Ma anche che la parità di genere ce la prendiamo a cuore solo quando riguarda donne bianche, tanto da dimenticarci per strada tutti gli altri traguardi dell’annata: da Lily Gladstone, prima donna nativa candidata come miglior attrice per The Killers of Flower Moon (oltre che papabile vincitrice) fino a Danielle Brooks (Il Colore Viola), Da’Vine Joy Randolph (The Holdovers) e la stessa America Ferrera per Barbie, tutte e tre donne BIPOC candidate come miglior attrice non protagonista.

Ma anche Colman Domingo, primo attore afro-latino e dichiaratamente gay ad essere candidato come attore per Rustin (25 anni dopo Ian McKellen in Demoni e Dei), Jodie Foster come miglior attrice non protagonista per Nyad, fino a Jeffrey Wright e Sterling K. Brown per American Fiction.  Per la prima volta tre tra i 10 film candidati sono diretti da donne (Barbie, Anatomia di una Caduta, e Past Lives). La stessa Greta Gerwig è la prima donna candidata a Miglior Film per tre volte.

Qualcuno li definirà  ‘contentini’, briciole da raccogliere sul red carpet, con il brutale reminder non ci salveremo dal sistema solo grazie a qualche statuetta da mettere in vetrina, e non mi sentirei di ribattere. Viene da chiedersi se possiamo davvero parlare di ‘contentino’ per un film che si è portato a casa otto candidature? Se ha senso parlare di ‘diversity’ dentro un sistema che nel 1983 non nominò Barbra Streisand, ma John Singleton per Boyz n the Hood, primo regista nero ad essere nominato nella categoria (ad oggi sono solo sei, nessuno ha mai vinto)? Lo stesso sistema che quest’anno ha candidato Justine Tret, ma non Celine Song, Greta Lee, e nemmeno Trace Lysette (scusate, chiaramente non l’ho digerita).  Non perché unə lo meritasse più dell’altrə, ma perché la diversità agli Oscar è merce di scambio dove ogni scelta comporta una rinuncia.
E se nel 2024 sei l’unicə in mezzo a cinque uomini bianchi, tocca chiamarlo un traguardo.

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