PERICOLO ZONE PROIBITE 4) BRASILE

Il Paese del Carnevale è al 1° posto per violenza contro gli omosessuali. Ogni due giorni un gay ammazzato, negli ultimi 20 anni quasi 2000 trucidati. E alcuni ottengono asilo in Usa o Europa.

Domanda: qual è il paese campione del mondo per la violenza contro gli omosessuali? Molti potrebbero pensare a uno dei paesi integralisti islamici, come l’Afghanistan dei talebani, dove gli omosessuali venivano (speriamo di poter usare il passato) uccisi facendogli cadere addosso un muro di pietra. Oppure i paesi africani in cui i diritti umani sono un optional non ancora entrato nella consuetudine istituzionale. Ebbene, risposta sbagliata.

Il triste, sanguinosissimo primato spetta a uno dei paesi simbolo della sfrenatezza sessuale, e che viene spesso considerato un paradiso del piacere: il Brasile. Nell’anno 2000 per lo meno 130 omosessuali sono stati assassinati in quello stato, mentre sono quasi 2000 (1960, per l’esattezza) i gay, i transessuali e le lesbiche trucidate negli ultimi venti anni. Un record assai poco invidiabile che emerge dalla relazione annuale che il Grupo Gay de Bahia (GGB), prima associazione omosessuale brasiliana, dagli anni 80 compie annualmente. In questa relazione, significativamente intitolata "Causa mortis: homofobia" (e che potete scaricare dal sito della GGB alla pagina http://www.ggb.org.br/direitos.html) appaiono dati e storie che colpiscono per la loro crudezza, e che permettono a Marcelo Cerqueira, direttore del GGB di affermare: «Il Brasile continua ad essere campione mondiale di crimini contro gli omosessuali. Durante il Carnevale tutti applaudono i gay sulle passerelle, ma nel resto dell’anno c’è solo violenza, omofobia e morte».

«Nemmeno nei paesi musulmani o africani – aggiunge ancora Cerqueira – dove l’omosessualità è ancora considerata un crimine, si registrano tante morti violente come in Brasile. Per questo, va aumentando il numero di gay [brasiliani] che ottengono asilo politico in Europa e Stati Uniti, provando di essere vittime di una persecuzione sociale».

Il fatto che molte richieste di asilo politico da parte di omosessuali brasiliani vengano accolte, testimonia che la realtà del paese è caratterizzata da un generalizzato clima di violenza e intolleranza, al quale le istituzioni non riescono a far fronte, nonostante i comportamenti omosessuali tra adulti consenzienti non siano considerati un reato. Le cifre riportate sopra rivelano che ogni due giorni un gay, una lesbica o un transessuale vengono assassinati in Brasile, e nella quasi totalità dei casi questi crimini rimangono impuniti.

Si crea così un atteggiamento fatalista nella pubblica opinione che fomenta il lassismo in una realtà sociale assai poco confortante. Per dare un esempio, su una rivista giovanile è apparsa una striscia (ne vedete una copia nell’immagine accanto) in cui un gruppo di ragazzetti si prodigano in commenti entusiasti alla vista delle bellezze femminili su una spiaggia brasiliana; all’arrivo di una transessuale che chiede l’attenzione dei ragazzi, loro rispondono sparando all’impazzata. E il disegnatore non si è vergognato di ritrarre la trans fatta a pezzi dai proiettili dei giovani. L’assurdo è che l’agghiacciante "bravata" appare su un fumetto, destinato agli adolescenti, pubblicato su un giornale, la Folha De São Paulo, paragonabile per diffusione al nostro Corriere della Sera.

L’atteggiamento delle istituzioni non sempre protegge gli omosessuali dagli episodi di violenza e discriminazione. Persino la polizia spesso non usa i guanti di velluto con i gay, che vengono facilmente fermati, arrestati e portati in tribunale con il pretesto di "salvaguardia della moralità e della pubblica decenza" o di "prevenire comportamenti oltraggiosi". Non sono rari, quindi, i casi di omosessuali che denunciano violenze da parte delle forze dell’ordine: nell’agosto del ’98 tre travestiti furono costretti dalla polizia a buttarsi a mare, dopo essere stati umiliati e torturati, e uno di loro morì annegato. E non si è ancora conclusa la lotta di tre lesbiche che chiedono risarcimenti per i maltrattamenti subiti dalla polizia nel 1996.

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La costituzione dell’Impero brasiliano del 1823, nel suo Codice Penale sanciva: "tutte le persone che peccato di sodomia in qualsiasi maniera commisero, siano cremate, e rese con il fuoco polvere, perché niente dei loro corpi possa conservare memoria". Nonostante la nuova costituzione brasiliana del 1988 non usi toni così agghiaccianti, una larga maggioranza dell’assemblea costituente si oppose all’inclusione di norme che proibissero la discriminazione in base all’orientamento sessuale.

Così, almeno fino alla fine degli anni ’90, erano pochi gli stati brasiliani (ricordiamo che il Brasile è una federazione di stati che promulgano leggi autonomamente) che tutelavano in qualche modo i cittadini omosessuali. Con l’evolversi del movimento gay, anche in Brasile sono stati raggiunti importanti risultati, fino alla riforma del codice penale, il più importante strumento giuridico del paese dopo la Costituzione, proposta dal Governo nell’aprile 2000 e che legittima le relazioni tra omosessuali. Sarebbe, questa, la prima grande riforma da quando il Codice Penale è stato promulgato nel 1941.

Chiunque abbia visitato il Brasile, si è facilmente reso conto che la realtà omosessuale non è affatto nascosta: pur senza voler dare alcun significato scientifico all’affermazione, si potrebbe dire che in Brasile la percentuale di omosessuali è più alta che in molte altre parti del mondo, almeno stando alla sensazione che si può avere frequentando la vita delle metropoli del paese. Sicuramente ci sono omosessuali in molte strutture e istituzioni, e, accanto a loro, cominciano ad apparire politici impegnati nella lotta all’omofobia.

E’ il caso di Marta Suplicy, autrice del progetto di legge sulle coppie di fatto, che il 15 novembre del 2000 è stata eletta sindaco di San Paolo, città nella quale si hanno il massimo numero di omicidi di gay. La sua nomina arriva alla fine di un anno, il 2000, ricco di buone novità per gli omosessuali brasiliani: il 12 maggio nello stato di Mina Gerais viene approvata la legge che consente agli omosessuali di manifestare il loro affetto in pubblico, mentre l’8 agosto di quell’anno, per la prima volta un tribunale di Belo Horizonte concede la custodia temporanea di una bambina a una coppia di gay, grazie all’ottimo giudizio sulla coppia espresso dall’assistenza sociale ("la minore è trattata come una principessa, oltre al grande affetto e amore che dimostrano per lei"). Riconoscimenti che nella nostra democraticissima Italia sarebbero utopici.

Ma è proprio in questa realtà fortemente contraddittoria che vivono gli omosessuali di quell’immenso paese che è il Brasile: una numerosissima presenza, con una grande visibilità soprattutto in corrispondenza di talune occasioni, che viene tuttavia ancora fatta oggetto di violenze da una parte della popolazione. Fioccano, così, i manuali di sopravvivenza per gay, ricchi di consigli, per lo più basati sul buon senso, per evitare di finire in situazioni spiacevoli o pericolose: oltre all’invito a non condurre a casa propria gli sconosciuti, si trovano anche raccomandazioni a non accettare bevande di cui non si conosca il contenuto e che potrebbero contenere dei sonniferi.

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In conclusione, se il Brasile è ancora una ottima meta per un viaggio gay, occorre tuttavia essere consapevoli che la vita degli omosessuali non è affatto facile, e prestare quindi tutte le dovute attenzioni.