Roberto Rosso, l’assessore di Fratelli d’Italia che ha partecipato all’Onda Pride: “Giusto difendere le unioni civili”

“Certo che ho partecipato al Pride perché ci sono tante conquiste realizzate, come le unioni civili, che è giusto difendere. Ma no alla stepchild adoption e all’utero in affitto”. Parole in parte inattese per un esponente di Fratelli d’Italia.

Roberto Rosso è stato eletto consigliere regionale con Fratelli d’Italia in provincia di Torino, pochi mesi fa, ed è al momento assessore ai Diritti civili della Regione Piemonte. 58 anni e di professione avvocato, Rosso ha fatto clamore perché ha preso parte ai Pride della regione, negli ultimi mesi, anche se appartenente al partito di Giorgia Meloni.

Ex democristiano ed ex forzista, nonché ex deputato, ex sottosegretario ed ex vicepresidente della Regione, Rosso ha così motivato la sua presenza alle manifestazioni LGBT.

Certo che ho partecipato perché ci sono tante conquiste realizzate, come le unioni civili, che è giusto difendere. Ma aggiungo che ci sono anche cose che non condivido come l’utero in affitto. Per me è il mero sfruttamento di una donna che diventa una schiava. Ci sono state conquiste di diritti che giustamente i gay devono difendere, ma non possono nemmeno pensare di trasformare ogni desiderio in un diritto. Per esempio c’è una legge, che è stata frutto di un compromesso, che dice che in Italia non è legale la stepchild adoption. Bene, io sono un liberale e un legalitario e applico le norme, esse non vanno tirate per la giacchetta come fa la sindaca di Torino, Chiara Appendino, che riconosce i figli delle coppie omosessuali. Difendere i diritti civili significa anche applicare le leggi in vigore.

Parole in parte inattese quelle riportate da ItaliaOggi, vista presente politico di Rosso, con tanto di apertura all’Islam, con l’obiettivo di “fare dei passi in avanti sul fronte della parità dei sessi, come prevede la Costituzione, naturalmente nel rispetto dei loro precetti religiosi“. Non contento, il consigliere ha intenzione di introdurre nelle scuole della regione, e in particolar modo nell’ultimo anno delle scuole secondarie,4 ore di lezione dedicate rispettivamente ai diritti civili, all’organizzazione dello stato repubblicano, alla storia del Piemonte fino all’età risorgimentale e poi a quella repubblicana, con particolare attenzione alla strada che ha compiuto il superamento delle tante discriminazioni di cui sono state costellate le varie epoche“. Tutto questo per “arrivare a istituire una Giornata regionale sui diritti civili, in cui si studi la Costituzione e la storia del nostro Piemonte a favore di una maggiore consapevolezza e conoscenza“.