Ungheria: si chiude il processo contro l’attivista gay italiano

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Ritirate le accuse contro Andrea Giuliano. Ma la battaglia è solo all'inizio.

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Si chiude con una “tregua” il processo dell’associazione xenofoba, omofoba e antisemita “Motociclisti dal sentimento nazionale” contro l’attivista lgbt Andrea Giuliano, reo di aver infangato il loro “buon” nome.

Tutto ebbe inizio durante la parata per l’orgoglio omosessuale di Budapest dell’anno scorso. In tale occasione il giovane parodiò il simbolo dell’associazione di motociclisti scatenando l’ira di questi. Seguirono minacce e appostamenti (non solo da parte di aderenti al movimento motociclistico), fino ad arrivare ad una taglia sulla sua testa di 10.000 dollari. A questa situazione sempre più insostenibile, Andrea rispose con una corposa denuncia ricca di elementi e prove a sostegno delle sue parole eppure, a distanza di mesi, la polizia locale non pare interessata ad approfondire ed indagare sul caso.

L’unico processo che invece ha avuto luogo, torniamo alla cronaca odierna, è quello che vede alla sbarra l’attivista.

IL PROCESSO CONTRO ANDREA GIULIANO

Durante l’udienza di questa mattina, ha avuto luogo un dibattimento dove sono emerse le posizioni delle parti.

Come raccontatoci Andrea Giuliano, i “Motociclisti dal sentimento nazionale” hanno rifiutato categoricamente di essere definiti come gruppo di “estrema destra”. L’attivista ha spiegato in aula, come aveva fatto nella nostra intervista, che la scelta di parodiare i Motociclisti (e non altri) era dovuta ad un facile gioco di parole con il nome dell’associazione. Andrea ha precisato, però, che il suo attacco era rivolto all’intera destra estrema ungherese, di cui i motociclisti sono solo un’espressione.

Il presidente dei motociclisti ha poi aggiunto: “Il nostro movimento non ha mai attaccato la vostra comunità”. Magari vogliono “dare gas” agli ebrei ma, a quanto dichiarano, niente contro i gay.

Durante l’udienza si è parlato anche della taglia da 10.000 dollari lanciata sulla fan page del movimento e poi subito rimossa. Su questo punto, il presidente si è difeso sostenendo di non esserne assolutamente al corrente, che si impegnerà nel fare luce a riguardo, e che entro 15 giorni si esprimerà in merito.

Alla fine, quasi a sorpresa, l’accusa ha scelto di ritirare le accuse contro Andrea: il processo si conclude con la stretta di mano tra il giovane e il presidente dei “Motociclisti dal sentimento nazionale”.

Andrea torna a casa (l’ennesima in cui si è trovato costretto a trasferirsi) con una prima vittoria in mano ma questo, purtroppo, è solo l’inizio. Ora la battaglia di Andrea prosegue contro tutti gli estremisti che in questi mesi lo hanno molestato e minacciato di morte. Li porterà in tribunale, se mai le autorità decidessero di analizzare le scartoffie impolverate con tutte le prove.

Approfondimento: Le minacce di morte ad Andrea non sono poi così distanti da noi

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