OTTO UOMINI E UN MISTERO

Nella commedia corale francese ‘Quello che gli uomini non dicono’ di Nicole Garcia con Bacri e Lindon, sette maschi più un misterioso antenato si ritrovano per un weekend in un paese sull’Atlantico.

Dopo le otto donne di Ozon, sempre dalla Francia, ecco gli otto uomini della non molto nota Nicole Garcia (regista sessantenne di L’avversario e Place Vendôme). Esce da noi il 13 aprile, grazie a Lucky Red, Quello che gli uomini non dicono, commedia corale su un gruppo di amici – tutti rigorosamente maschi – che si ritrovano in un villaggio sulla costa atlantica per trascorrere una spensierata vacanza di tre giorni. Ma i loro problemi, seppure non invitati, proprio non ce la fanno a rimanere a casa, e così si mettono a seguire i sette signori (più l’apparizione fantasmatica dell’uomo preistorico Dirk, simbolo esplicito dell’impulso arcaico) in quest’anonima città balneare – nella realtà è stata costruita come un puzzle prendendo strade, scuole e spiagge da location diverse – dove le tensioni, i rapporti non risolti, i sentimenti controversi vengono alla luce sotto lo sguardo giudice di un ragazzino femmineo dal viso dolce e delicato, l’undicenne Charlie. A capo del plotone di insoddisfatti c’è un sindaco un po’ canaglia, Jean-Louis (il grande attore francese Jean-Pierre Bacri di Il gusto degli altri) che tiene le fila delle varie vicende intrecciate tra loro. 

Una storia nata a partire da due degli otto caratteri, come spiega la regista Garcia: «Inizio sempre un film con una fantasticheria personale su una scena […] Per Quello che gli uomini non dicono mi sono venuti subito in mente due personaggi, legati da un muto sguardo nel cortile di una scuola: Pierre e Matthieu. Due uomini che si rincontrano trovandosi ai lati opposti di una vita e di un’ambizione che avevano sognato insieme ma si erano persi di vista. Immediatamente mi sono entusiasmata per l’enigma del loro rapporto». 

Lo sceneggiatore Jacques Fieschi, autore dello script insieme alla regista e a suo figlio Frédéric Bélier, sostiene che si tratta di «un film in cui la maggior parte dei personaggi lotta con la propria infanzia. Un’infanzia per cui non esiste cura, che rimane con te. […] Il dialogo, in Quello che gli uomini non dicono, è legato alle situazioni. Non si impone, né struttura la narrazione, come accade nei film di Guitry o Rohmer. La sua precisione deve essere minoritaria. Volevamo cogliere un momento molto attuale di vacillamento degli uomini dei nostri giorni che, allo stesso tempo, senza saperlo, mettono in gioco le loro vite. Ho accettato la sfida di catturare questa complessità maschile, nei suoi aspetti meno accettati per tradizione dallo spettatore. Andare dove non si inoltra il cinema tradizionale. Per immergersi in una risacca contraddittoria, nel cuore dell’ambivalenza maschile. Per esempio, il rapporto di un figlio, Charlie, con la sessualità di suo padre, Serge. Lavorare con Nicole è una gioia, perché sai che riuscirà a trasmettere la verità umana con la sua messa in scena e la direzione degli attori».

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Nel complesso ruolo del ricercatore di paleontologia Pierre, ritroviamo il magnetico Benoît Magimel, già Palma d’Oro per La pianista, legato al suo professore da un rapporto forte e ambiguo ma sposato con una donna affascinante che lo tradisce con Serge (Vincent Lindon). 

Molto curioso il personaggio del giovane tennista Adrien interpretato da Arnaud Valois (a Cannes, dove il film è stato presentato in concorso, molti sono rimasti un po’ spiazzati dal legame pindarico della sua storia col resto del film e la Garcia ha poi tagliato una parte di questa vicenda per le copie distribuite in sala). «Mi piaceva molto l’idea che Adrien avesse un compagno ancora più giovane, Thierry» spiega Fieschi. «Non comunicano molto, si parlano solamente attraverso dei segni. Mi piace l’idea di questi contrappunti a mala pena discorsivi che aggiungono emozione al film».

E le donne? Ci sono, ma decisamente in ombra: una moglie, una governante, un’amante, un’amica… Di lato, mai protagoniste. Come dice la regista: «È un film sugli uomini. Le donne agiscono da lontano, mostrano la strada, liberando gli uomini dalle loro illusioni paralizzanti».