“Starbuck”, scoprirsi padre di ben 533 figli… di cui 26 gay!

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Esce il 29 agosto la commedia canadese di Ken Scott su un donatore di sperma che scopre di avere 533 figli di cui 142 vogliono sapere chi è....

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Statisticamente, calcolando che nel mondo circa una persona su venti è omosessuale, ovvero il 5% della popolazione mondiale, possiamo supporre che il prolifico Starbuck sia padre di ben 26 figli gay! Chi è Starbuck? È il protagonista della più bizzarra commedia dell’estate, ‘Starbuck – 533 figli e… non saperlo!’ del canadese Ken Scott, campione d’incassi in patria e successo di critica in Francia dove è stata definita “la migliore commedia dell’anno” (ma il film è del 2011). Uscirà anche da noi il 29 agosto grazie a Bolero Film ed Europictures Distribuzione.

Starbuck è il nome in codice che usava vent’anni fa tale David Wozniak (Patrick Huard), macellaio svogliato nel negozio di papà, quando donava sperma in una clinica per l’inseminazione artificiale. Adesso ha 42 anni, è fidanzato sonnecchiosamente con la poliziotta Valérie (Julie LeBreton) che aspetta un bambino. Ma un giorno scopre di avere ben 533 figli di cui 142 hanno intrapreso un’azione legale per scoprire chi è il loro padre biologico. Dopo lo sconcerto iniziale a causa del quale David non vuole nemmeno aprire il plico con i dati del suo plotone di discendenti fornitogli dall’avvocato, si rende conto di essere in realtà incuriosito dall’idea di conoscerli. Si mette quindi a spiarli senza rivelare la propria identità, diventando una sorta di loro angelo custode per poi scoprire un inatteso desiderio di paternità.

Tornando alle statistiche, dei 142 figli alla ricerca del papà naturale, circa sette dovrebbero essere omosessuali: per esigenze narrative, nel film, ce n’è uno solo e uno stupefatto David lo vede baciare un ragazzo sull’autobus. Decide di conoscerlo, scopre che di fidanzati ne ha parecchi, gli dà lezioni di calcio e consigli di vita. Diventa così il suo “vero” padre.

Anche se sulla carta il tema dell’inseminatore seriale si potrebbe prestare a una comicità di grana grossa alla Ben Stiller, il regista Scott sembra puntare invece a un ritratto sensibile e mai volgare che evidenzia la bellezza della diversità: oltre al gay c’è l’emo, l’artista di strada, il barista aspirante attore, il calciatore famoso ma anche la drogata e il disabile ricoverato in una casa di cura. Ognuno con la propria storia, la propria identità, il proprio percorso esistenziale da comprendere e rendere più facile come dovrebbe fare ogni buon padre.

Questa commedia che si preannuncia intelligentemente spassosa è talmente piaciuta a Steven Spielberg che ha deciso di farne un remake americano affidando la regia allo stesso Ken Scott (si dovrebbe intitolare The Delivery Man, ossia “Il fattorino”) e garantendone i finanziamenti grazie alla sua casa di produzione Dreamworks.

Il titolo Starbuck deriva invece dal nome di un vero toro da monta canadese di razza Holstein dai geni eccezionali che fra gli anni ’80 e ’90 diede vita a una progenie formata da più di duecentomila capi.

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