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Connor Jessup, attore di American Crime e Falling Skies, fa coming out: “Sono grato e felice di essere gay!”

Connor Jessup, dichiarato da anni nella vita privata, ha deciso di parlare pubblicamente della sua omosessualità perchè non vuole più essere complice dell'idea che essere gay sia un problema da risolvere.

L'attore Connor Jessup fa coming out
4 min. di lettura

L’attore canadese Connor Jessup ha fatto coming out con un lungo e sentito post su Instagram.

Connor Jessup, famoso per i ruoli in serie televisive “American Crime” (che vi consigliamo particolarmente, specie perché la seconda stagione è tutta a tematica LGBTQI) e “Falling Skies”, ha deciso che ora di condividere con il mondo e i suoi followers la sua realtà.

Coming out su Instagram

So di essere gay da quando avevo tredici anni, ma l’ho nascosto per anni“, ha scritto Connor Jessup.

Riassumendo un po’ il suo sfogo personale su Instagram: “Per anni ho fatto finta di finta, nascondendo la mia sessualità come se nascondessi polvere sotto un tappeto, ma adesso basta. Non ne vale la pena. E comunque a nessuno importerebbe!“.

Il ragazzo ammette: “Sono un uomo bianco, di una famiglia liberale della classe medio-alta. L’accettazione non è mai stata un problema. Ma ancora, nonostante vivessi di questi privilegi, ho esitato. Mi ci sono voluti anni.

Connor Jessup continua: “Sono dichiarato da anni nella mia vita privata, ma non l’avevo ancora mai fatto pubblicamente. Ho parlato dei personaggi gay che ho interpretato da una distanza neutrale, quasi antropologica, come se fossero separati da me. Queste evasioni sono bizzarre e imbarazzanti per me ora, ma al momento erano per me naturali. La discrezione era ‘di default’ e sembrava la cosa giusta da fare.”

Connor Jessup e i suoi ruoli gay nella serie tv American Crime e nel film Closet Monster

 

 

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I knew I was gay when I was thirteen, but I hid it for years. I folded it and slipped it under the rest of my emotional clutter. Not worth the hassle. No one will care anyway. If I can just keep making it smaller, smaller, smaller…. My shame took the form of a shrug, but it was shame. I’m a white, cis man from an upper-middle class liberal family. Acceptance was never a question. But still, suspended in all this privilege, I balked. It took me years. It’s ongoing. I’m saying this now because I have conspicuously not said it before. I’ve been out for years in my private life, but never quite publicly. I’ve played that tedious game. Most painfully, I’ve talked about the gay characters I’ve played from a neutral, almost anthropological distance, as if they were separate from me. These evasions are bizarre and embarrassing to me now, but at the time they were natural. Discretion was default, and it seemed benign. It would be presumptuous to assume anyone would care, yeah? And anyway, why should I have to say anything? What right do strangers have to the intimate details of my life? These and other background whispers––new, softer forms of the same voices from when I was thirteen, fourteen, fifteen…. Shame can come heavy and loud, but it can come quiet too; it can take cover behind comfort and convenience. But it’s always violent. For me, this discretion has become airless. I don’t want to censor––consciously or not––the ways I talk, sit, laugh, or dress, the stories I tell, the jokes I make, my points of reference and connection. I don’t want to be complicit, even peripherally, in the idea that being gay is a problem to be solved or hushed. I’m grateful to be gay. Queerness is a solution. It’s a promise against cliche and solipsism and blandness; it’s a tilted head and an open window. I value more everyday the people, movies, books, and music that open me to it. If you’re gay, bi, trans, two-spirit or questioning, if you’re confused, if you’re in pain or you feel you’re alone, if you aren’t or you don’t: You make the world more surprising and bearable. To all the queers, deviants, misfits, and lovers in my life: I love you. I love you. Happy Pride!

Un post condiviso da Connor Jessup (@connorwjessup) in data:

Connor, infatti, ha interpretato ruoli gay in precedenza, tra cui Oscar nel film drammatico “Closet Monster” del 2015, e ha detto che ora trova “imbarazzante” il fatto che parlasse di loro come se fossero separati dalla sua stessa identità.

Ai tempi Connor Jessup, forse per autogiustificarsi, si domandava: “Sarebbe presuntuoso presumere che a qualcuno importerebbe, sì? E perché dovrei dire qualcosa? Che diritto hanno degli estranei di conoscere dettagli intimi della mia vita?“.

Ma anche per lui è arrivato il momento di non fare più le cose in punta di piedi, di non nascondersi più dietro comfort e convenienza, così come le descrive lui.

“Queerness is a solution”

Connor, sempre nel suo post, continua: “Non voglio più censurare i modi in cui parlo, siedo, rido o mi vesto, le storie che racconto, le battute che faccio, i miei punti di riferimento. Non voglio più essere complice, nemmeno marginalmente, dell’idea che essere gay sia un problema da risolvere o per cui tacere. Sono grato e felice di essere gay.

Per Connor Jessup era doveroso liberarsi dalla catene della discrezione e, verso la fine del suo post, si apre totalmente alla comunità LGBTQI: “Apprezzo sempre di più, ogni giorno, le persone, i film, i libri e la musica che mi aprono la mente e mi introducono nel mondo queer“.

In conclusione, il giovane canadese si congeda al suo pubblico sottolineando che: “Se sei gay, bisex, trans, queer, curioso, confuso, se sei triste o se senti di essere solo, qualsiasi cosa tu sia o non sia: ti ringrazio, rendi il mondo più interessante, sorprendente e sopportabile!

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Renzo Loi 26.6.19 - 19:16

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