“Che fretta c’era?”, i Sentinelli di Milano sbarcano in libreria: L’intervista

Abbiamo intervistato un “anonimo sentinello” che ha deciso di raccontarci questo singolare libro, nato dalla felice esperienza dei Sentinelli di Milano.

Esce oggi in tutte le librerie e online (sia cartaceo che e-book) il libro “Che fretta c’era” dei Sentinelli di Milano. I Sentinelli sono un movimento, nato a Milano e propagatosi nella penisola, che mette al centro due valori chiari e non negoziabili: la laicità e l’antifascismo. Hanno fatto manifestazioni sui più svariati temi: dal matrimonio egualitario al fine vita, dalla difesa della legge sull’interruzione volontaria della gravidanza ai diritti delle persone migranti. Un unicum, quello dei Sentinelli di Milano, che ha interessato molti, sia negli ambienti “classici” della politica fino a quelli più autonomi. Abbiamo così intervistato un “anonimo sentinello” che ha deciso di raccontarci questo singolare libro.

Domanda: Partiamo subito diretti: perché avete deciso di far scrivere un libro sui Sentinelli?
Forse non si dovrebbe dire subito, ma la verità è che abbiamo scritto un libro solo per poter fare una festa di presentazione! Il 5 ottobre invitiamo tutto il mondo (e anche chi ci segue dal resto della galassia) a Milano al Tempio del Futuro Perduto dalle 19, per ballare e bere un po’. E parlare del libro, si capisce. Già che ci siamo, a questo link trovate l’evento!

D: A parte la festa, cosa vi ha mosso?
Come spesso accade alle cose che decidiamo di fare, è successo senza premeditazione. Durante una riunione a fiume di quasi 12 ore ci è venuta a trovare Chiara Palumbo dicendoci che le sarebbe piaciuto scrivere un libro sul modo di fare attivismo dei Sentinelli di Milano. Senza neppure pensarci un secondo abbiamo immediatamente abbracciato l’idea. Perché a noi quello che facciamo – le campagne social, le piazze da migliaia di partecipanti, le azioni lampo – piace molto, ma non siamo gelosi. L’idea di poter trasmettere un po’ di “metodo sentinelloso” a chiunque volesse conoscerlo ci ha subito entusiasmati.

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D: Quindi esiste un “metodo sentinelloso” di fare politica?
Assolutamente sì! Ma non possiamo raccontarlo qui, se no l’editore del libro ci taglia le gambe…

D: Giusto un accenno?
In modo sintetico, ogni cosa che facciamo (in piazza come online) è prima di tutto mossa dalle nostre esperienze personali e politiche. Mettiamo al centro un tema che ci sta a cuore (dritto all’autodeterminazione, diritti LGBTQIA+, violenza sulle donne e discriminazioni, ingerenza dei fondamentalismi nella sfera laica delle vite delle persone, giusto per citare qualcosa) e poi lo sviluppiamo. Sempre ricordandoci che le nostre azioni devono essere facilmente comprensibili, attente a tutti il più possibile e (fondamentale) devono restituire ironia, leggerezza e divertimento. Chi l’ha detto che trattare temi serissimi debba essere “pesante” per forza? Seri, mai seriosi. Ironici (e autoironici), mai violenti, soprattutto con chi percepiamo come fragile.

D: Ma quindi cosa troveranno i lettori all’interno del libro?
Il libro, che ricordiamo ancora è stato curato da Chiara Palumbo – che si è fatta un discreto mazzo – parla dei Sentinelli, di certo, ma mettendo come focus il tentativo di scrivere un “manualetto semiserio dell’attivismo”. Ci sono, dunque, un po’ di storie personali che diventano politiche, un po’ di spunti per credere ancora nella politica (e, magari, partecipare al suo rinnovamento), il tutto tenuto insieme dalle varie manifestazioni fatte in questi anni, con qualche piccolo retroscena. Ci teniamo anche a raccontarvi come sia stato costruito il libro. Chiara ha letteralmente intervistato tutto il gruppo “core” dei Sentinelli, incontrandoci uno a uno, per tentare di carpire la matrice della nostra attività politica. Non essendo noi né un partito, né un’associazione, men che meno un collettivo o un’assemblea (proprio quando siamo messi alle strette ci definiamo “un movimento”, proprio perché non stiamo mai “fermi”) è stato per la curatrice molto difficile riuscire a darci una forma. Beh, poi il resto lo potete leggere dal nostro libro!

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D: Ci parlavate di un “tour” di presentazione in giro per l’Italia.
In giro per l’Europa! Siamo felicissimi di essere già stati contattati da varie realtà italiane e siamo disponibilissimi a venire a presentare il libro (e il nostro mondo) a chiunque voglia incontrarci. Per il momento, oltre alla festa di presentazione del 5 ottobre (data per noi storica, poiché i Sentinelli nacquero proprio in questo giorno) saremo al Book Pride di Genova il 19 ottobre. E poi a Roma, ovviamente, oltre che in tantissime altre città italiane (e si vocifera già anche di una presentazione a Parigi e una a Londra!). Per rimanere aggiornati basta seguire gli aggiornamenti dalla nostra pagina Facebook e, soprattutto, dal nascente sito internet isentinelli.it.

D: Per chiudere: come mai il titolo “che fretta c’era”?
Una domanda che ha una serie di livelli di risposta. Scegliendo il più semplice: perché il nostro inno è “Maledetta Primavera” di Loretta Goggi. Senza un reale motivo, lo abbiamo adottato nelle nostre manifestazioni, ed è entrato talmente tanto nell’immaginario di chi partecipa alle nostre manifestazioni da averci regalato un ingresso in piazza del Duomo a Milano in occasione della manifestazione “People” con una folla a pugno alzato che urlava, appunto, “che fretta c’era, maledetta primavera?”. Inoltre, vuole essere una provocazione, soprattutto a noi stessi: non c’è forse fretta nel riappropriarci dei temi politici? Non c’è forse una certa “fretta” di dover scendere in piazza, presidiare la politica, far sentire “la presenza” sui temi dei diritti umani, civili e sociali? E, infine, girando la prospettiva: c’è veramente tutta questa fretta di delegare ad altri le nostre vite, ciò che ci attraversa, oppure possiamo (con lenta fretta) rimetterci al centro come singoli e come collettività?