“Fare e sbordare l’unə nell’altrə”, Silvia Calderoni in Puglia a Sherocco 2023 – Intervista

Dal boicottaggio dei generi musicali (e non) al potere politico della performance, l'artista ci introduce alla nuova edizione del festival pugliese.

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Cinema, danza, teatro, moda, musica.

Impossibile confinare Silvia Calderoni sotto un’unica definizione, perché anche il concetto di performer si sottrae ai canoni tradizionali, aprendosi ad un’esperienza collettiva che interroga il nostro corpo, la nostra identità, e il mondo circostante.

Dal 2000 ad oggi, Calderoni si forma nei contesti più poliedrici, in costante sperimentazione e contatto con l’altrə: dalla collaborazione nel 2006 con Motus, compagnia nomade e indipendente fondata nel 1991, a Plot is the revolution, spettacolo dove insieme a Judith Malina, l’arte diventava strumento di trasformazione politica e mezzo per immaginare nuovi mondi. Si aggiungono tra i tanti l’autobiografico MDLSX (dove cita le consonanti di Middlesex, libro cult d Jeffrey Eugenides), Strike! presso ill Festival d Santarcangelo dei Teatri nel 2010, e il progetto artistico KISS (dove in tre ore di performance, il bacio diventa manifesto politico).

Dopo essere statə lə “Musa” nel video musicale dei Marlene Kuntz approda sul grande schermo diretta da Davide Manuli in La leggenda di Kaspar Hauser. Successivamente recita insieme a Charlotte Rampling e Alba Rohrwacher in Last Words, si trasforma nella Lupa della serie Sky Romolus, e nel 2020 offre volto e corpo a Gucci, protagonista di Ouverture of Something that Never Ended, miniserie di sette episodi diretta da Gus Van Sant e Alessandro Michele.

In tutto quello che fa, il suo corpo lə abita, andare in scena è un esorcismo, e il palco lə trasporta ovunque da Roma a New York, dalla Germania al Sud America, fino ad Ostuni, dove curerà il programma artistico di Sherocco 2023, pronto a tornare anche quest’anno dal 29 Giugno al 2 Luglio (qui la nostra intervista alla ricercatrice Sara Garbagnoli, componente del comitato scientifico di Sherocco Academy insieme a Maya De Leo e a Francesca Romana Recchia Luciani)

Presso il centro di ricerca e culturale artistica La Luna nel Pozzo in Valle d’Itria, Calderoni mette su un calendario di eventi profondamente intersezionali tra loro, tra cui Save The Last Dance for Me, nel quale Alessandro Sciarroni – uno dei maggiori coreografi italiani, premiato nel 2019 con il Leone d’Oro alla carriera – lavora con i danzatori Gianmaria Borzillo e Giovanfrancesco Giannini, in una danza di corteggiamento eseguita in origine da soli uomini e risalente ai primi del Novecento: una performance fisicamente impegnativa e quasi acrobatica, dove i ballerini, abbracciati l’un l’altro, girano vorticosamente e si piegano sulle ginocchia quasi fino a terra.

Di tutto il resto ne ha parlato con noi.

Come sei riuscitə ad unire la tua personale visione artistica ad un programma così universale e trasversale come quello di Sherocco?

Sherocco nasce con un’identità molto forte e curiosa, dunque un campo fertile per la mia visione. Il gruppo di lavoro che l’ha fondato mi ha permesso di muovermi e immaginare in completa libertà: ho costruito ogni serata come un flusso d’emozioni composto da reagenti chimici. Baby Dee, Alessandro Sciarroni, Mykki Blanco, Francois Chaignaud, Giacomo AG, Industria Indipendente, Viola Lo Moro e Michela Rossi (Sonno), Clara3000 e tant* altr*: performance, musica, talk, laboratori e dj set si incastonano in una realtà prismatica in cui lo stare insieme e lo stare bene è la chiave di tutto.

 

 

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Cosa può aspettarsi il pubblico dal tuo djset di quest’anno e/o perché il corpo ha un ruolo
centrale?

Ogni volta che sono in consolle l’attenzione principale la rivolgo ai corpi danzanti/sudanti che sono in pista. Insieme a loro modello e trasformo il mood della serata superando e boicottando i generi che la musica ci suggerisce. Quest’anno il mio set a Sherocco sarà in compagnia di unə ospite eccezionale, che arriverà direttamente da un altro pianeta: goderemo, rideremo, balleremo e gioiremo insieme a tutto il pubblico che sarà con noi.

L’aspetto migliore di lavorare con Sherocco e/o il ricordo più bello che ti porti dietro dalle
precedenti edizioni?

Sicuramente la capacità di creare una comunità momentanea con legami profondi come le radici degli ulivi: siamo un gruppo di lavoro in cui ciascunə mette a disposizione le proprie professionalità ma allo stesso tempo senza temere la contaminazione. Abbiamo voglia di fare e sbordare l’unə nell’altrə, e questo agglomerato multitesta e multicuore è un punto di partenza che crea insieme alle artistə invitatə e al pubblico una possibilità alternativa di far mondo.

In un periodo storico complicato come questo, qual è secondo te il potere della performance
(intesa in ogni sua forma – che sia dj set, teatro, recitazione etc. etc.)?

Io credo che in questo momento, in questo paese, tutto quello che permette alle persone di vedere le cose da un punto di vista diverso oppure di poter coltivare nuove opinioni non allineate con l’aspettativa comune sia sotto attacco. E in questo clima anche le arti sceniche, la performance, la musica, la letteratura, la poesia e la cultura tutta (che ci permettono di vedere il mondo attraverso un’altra prospettiva) sono entrate nel mirino delle destre, che cercano attraverso forme diverse di svuotarle di significato.

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