Fiorella Mannoia, la pasionaria indomita e combattente con una canzone femminista a Sanremo 2024

Una mosca che vola bassa, una donna in mutande, una tazza di caffè: con "Mariposa" torna all'Ariston un’artista che non ha mai rinunciato a essere combattente.

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Fiorella Mannoia, la pasionaria indomita e combattente con una canzone femminista a Sanremo 2024 - Sessp 24 - Gay.it
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Una mosca che vola bassa, una donna in mutande, una tazza di caffè: inizia con queste tre immagini la carriera di Fiorella Mannoia, una tra le interpreti più importanti della nostra storia musicale. Scritta da Mimmo Cavallo, Caffè nero bollente è una canzone dall’estetica punk, che racconta di una donna annoiata e al contempo irrequieta, che cerca – trovandola – una emancipazione dalle aspettative altrui. Una ragazza che si basta sola, che si tocca tra le gambe senza aspettare che siano gli altri a farlo. Correva l’anno 1981 e Mannoia, all’epoca ventisettenne, descriveva una donna audace e libera di vivere la sua sessualità, infrangendo ogni tabù relativo al corpo femminile e all’autoerotismo. Il suo è stato un esordio audace – anche musicalmente – che ha aperto la strada a una carriera unica, sempre guidata dalla voce molto riconoscibile di contralto, che l’ha guidata nella scelta di un repertorio colto ed eccezionale.

Dopo il debutto sanremese, così aggressivo e dissacrante, Mannoia cambia percorso e con Come si cambia diviene la musa dei cantautori: le sue doti interpretative vengono messe al servizio di testi autorevoli, firmati da Fossati e Ruggeri, da De Gregori e Mogol. L’aspetto si fa austero, quasi monastico, in segno di rispetto nei confronti delle parole cantate e dei loro autori. I riconoscimenti arrivano: non solo a Sanremo, dove vince per due anni consecutivi il Premio della Critica, ma anche nel contesto del Premio Tenco di cui l’interprete romana detiene il record assoluto di sei targhe vinte.

Vien da sé che un percorso come il suo sia strettamente legato a un convinto impegno politico e sociale: al pari di quella dei cantautori, la carriera di Fiorella Mannoia non è comprensibile fino in fondo se non si considerano le istanze personali, le idee e i contesti. In circa cinquant’anni di carriera, lei ha cantato – poi scritto in tempi più recenti – sì, la solitudine e il dolore, gli innamoramenti e le delusioni, la maturità e i lutti, ma anche la migrazione e la violenza, il coraggio e la lotte, l’incontro tra i popoli e il futuro. Ogni cosa, tra quelle che Mannoia fa, è attraversata dalla politica. È politico ogni concerto, così come ogni intervento pubblico e ogni intervista. Ogni album è, a suo modo, politico.

In questo, Sud è particolarmente significativo. Pubblicato nel gennaio del 2012 con Sony Music (la produzione è di Carlo Di Francesco), il disco raccoglie i suoni dal sud del mondo e li mescola a descriverne i drammi e tutti i sapori e a tener viva la memoria di Thomas Sankara, un politico burkinabé, che ha provato – ma senza riuscirci: è stato assassinato – ad alzare la testa contro la tirannia coloniale. Un’opera che rilegge i discorsi di Sankara e ascolta la lingua dei popoli lontani, che rivede il pensiero di Eduardo Galeano e che porta – letteralmente – il sud nei palazzetti di tutta Italia. Un capolavoro, per quel che mi riguarda, capace di fare quello che tutta la cultura dovrebbe fare: pungolare le coscienze e creare consapevolezza attraverso l’esercizio estetico. 

Sono rari, rarissimi, gli artisti che ancora prendono una posizione e Fiorella non ha mai smesso di farlo. Non è un caso, infatti, che, ne Il peso del coraggio, uno dei più riusciti tra i suoi pezzi recenti, lei canti «Allora stiamo ancora zitti ché così ci preferiscono/tutti zitti come cani che obbediscono». Un urlo altissimo contro ogni sopruso e soprattutto contro ogni forma di indifferenza, che altro non è poi che un altro gesto di collaborazione con il tiranno. Questo è straordinario nella carriera di Mannoia: che nonostante gli alti e i bassi, i cambi di rotta e le sperimentazione più o meno riuscite, la sua voce riesca sempre ad avere una direzione chiara, attenta, coerente. Può cambiare tutto, persino il mondo, ma rimane salda la certezza della lotta, sopravvive forte la necessità di fare del proprio canto un coro.

Sanremo – Fiorella Mannoia fa gli scongiuri - Radio Norba
La Presse/ Spada

Anche Mariposa, la canzone con cui Fiorella Mannoia parteciperà al prossimo Festival di Sanremo, ha qualcosa da dire a questo proposito. Ispirato alle sorelle Mirabal – tre militanti dominicane, che nel secondo dopoguerra si ribellano alla dittatura machista di Trujillo finendo assassinate – il brano si compone di immagini, a volte fervide e a volte più poetiche, per tracciare le coordinate di una biografia di tutte le donne nella Storia. Dalle streghe perseguite e messe al rogo, alle sovrane dimenticate. Donne vittime di martirio, volti velati e corpi liberi. Orgasmi e rinascite, sì, ma anche specchi rotti nel buio della notte e rivoluzioni. Donne di desiderio e di pianti, donne di orgoglio e libertà. Mariposa è una canzone gioiosa, latineggiante, il manifesto di una donna indomita, ancora una volta pasionaria.

Qui il testo completo:

Sono la strega in cima al rogo
Una farfalla che imbraccia il fucile
Una regina senza trono
Una corona di arancio e di spine
Sono una fiamma tra le onde del mare
Sono una sposa sopra l’altare
Un grido nel silenzio che si perde nell’universo
Sono il coraggio che genera il mondo
Sono uno specchio che si è rotto
Sono l’amore, un canto, il corpo
Un vestito troppo corto
Una voglia un desiderio
Sono le quinte di un palcoscenico
Una città, un impero
Una metà sono l’intero
Ahia ia ia ia ia iai
Ahia ia ia ia ia iai
Mi chiamano con tutti i nomi
Tutti quelli che mi hanno dato
E nel profondo sono libera, orgogliosa e canto
Ho vissuto in un diario, in un poema e poi in un campo
Ho amato in un bordello e mentito non sai quanto
Sono sincera sono bugiarda
Sono volubile, sono testarda
L’illusione che ti incanta
La risposta e la domanda
Sono la moda, l’amore e il vanto
Sono una madonna e il pianto
Sono stupore e meraviglia,
Sono negazione e orgasmo
Nascosta dietro a un velo
Profonda come un mistero
Sono la terra, sono il cielo
Valgo oro e meno di zero
Ahia ia ia ia ia iai
Ahia ia ia ia ia iai
Mi chiamano con tutti i nomi
Tutti quelli che mi hanno dato
E anche nel buio sono libera, orgogliosa e canto
Sono stata tua e di tutti di nessuno e di nessun altro
Con le scarpe e a piedi nudi
Nel deserto e anche nel fango
Una nessuna centomila
Madre figlia, luna nuova sorella, amica mia Io ti do la mia parola
Ahia ia ia ia ia iai
Ahia ia ia ia ia iai
Mi chiamano con tutti i nomi
Tutti quelli che mi hanno dato
Ma nel profondo sono libera, orgogliosa e canto
Mi chiamano con tutti i nomi
Con tutti quelli che mi hanno dato
E per sempre sarò libera, e orgogliosa canto!

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