Intervista a Emanuele Filiberto di Savoia: “Sono filogay!”

Il Principe più eclettico dello star system internazionale si racconta: la sua nuova avventura con un food truck in America, la presunta omosessualità del nonno Umberto II e molto altro.

Gli incontri casuali possono essere davvero delle belle sorprese. Conoscere un principe, biondo e con gli occhi azzurri non capita tutti i giorni. Avevo terminato di intervistare Gus Van Sant allo stiloso Hotel NH Carlina di Torino quando l’ho notato seduto a un tavolo insieme ad altri signori. Vogliamo forse perdere l’occasione di conoscere il principe più moderno e meno allineato dello star system internazionale?

Ci presentiamo. Emanuele Filiberto di Savoia comunica un’affabilità a pelle che mette subito a proprio agio, espande un’aura davvero positiva e sta ad ascoltare con interesse. Ci risentiamo al telefono qualche giorno dopo mentre si trova a Montecarlo.

emanuele-filiberto-2Sei una delle personalità più eclettiche del panorama contemporaneo. Raccontaci della tua nuova avventura, indubbiamente queer nel senso etimologico di ‘eccentrico’: il tuo food truck Prince of Venice con cui vendi pasta per le strade degli States insieme allo chef Mirko Paderno…

È un’idea un po’ queer come tutte le cose che ho fatto nella vita, fuori dagli schemi e al di fuori di dove mi aspettavano. Dall’inizio, tornando in Italia, quando ho voluto partecipare a Ballando con le stelle per farmi soprattutto conoscere dagli italiani dopo 32 anni di esilio, alla mia linea di moda Prince Tees, t-shirt in cotone e cashmere, che sta andando molto bene. Adesso questa nuova mia idea è nata da una voglia personale. Ero in un grande evento a Los Angeles e volevo mangiare cibo italiano ma c’erano solo burgers o tacos o cibo cinese e mi sono detto: se faccio della pasta fresca la si cuoce subito. Ho disegnato un food truck, sono molto belli, sembrano street art viaggiante. Farina, olio e tartufo nero li faccio venire dall’Italia. È Food Truck Gourmet, un livello un po’ più alto da ristorante stellato a un terzo del prezzo. A gennaio prenderemo due nuovi camion e apriremo un corner shop dove vendere pasta fresca.

emanuele-filibertoSi dice che il mondo gay abbia molto gusto…

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Il mondo gay è un grande esempio. Ho tanti amici gay, anche nella moda. Quando disegno le nuove collezioni, sono molto influenzato da come vestono i gay, per esempio a Londra che è un po’ più dandy. Le mie t-shirt sono fatte coi migliori filati e curate nei minimi dettagli.

Principe, biondo e con gli occhi azzurri. L’uomo ideale, praticamente. Sei mai stato sedotto da un uomo?

Mi capita, ho abbastanza successo con gli uomini! Ho un approccio molto più libero, più aperto, ho frequentato molto gli ambienti gay. A Parigi andavo al Boy, era una discoteca favolosa perché c’erano le più belle donne di Parigi, sicure che nessuno le annoiasse. Anch’io trovo gli uomini belli, non ho questa barriera da macho anche se la mia sessualità è portata verso le donne, amo la donna. Sono filogay, anzi Filigay!

 

emanuele-filiberto-4Che pensi della legge sulle unioni civili da poco approvata in Italia?

È comunque un passo avanti ma sono questi mezzi passi per dare lo zuccherino e fare vedere che siamo moderni. Ho amici che hanno bambini, soprattutto in America ma anche in Inghilterra. L’amore che si dà a un bambino non dev’essere necessariamente di un papà e una mamma ma amore e basta. Il sesso dei genitori non ha niente a che vedere nel fare crescere un bambino. L’amore di una famiglia può essere di due uomini o due donne. Non vedo nessuna barriera. Basta spiegarlo ai bambini.

Come procede la causa contro l’editore Béziers H&O che ha pubblicato il saggio Dizionario dei capi di stato omosessuali o bisessuali di Didier Godard in cui si dichiara che tuo nonno Umberto II era omosessuale? È vero che devolverai il ricavato all’Arcigay?

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Non l’ho seguita, non mi interessa più di tanto. Sono state dette tante cose su mio nonno. Lo conoscevo bene, ho vissuto molto con mia nonna a Ginevra, abitava vicino a casa mia, andavo a trovarla tutte le settimane. Era molto aperta, moderna, non aveva peli sulla lingua. Non era la prima volta che erano uscite cose così, mi ha sempre detto il contrario. Mio nonno ha avuto flirt femminili prima di lei. Ma chi se ne frega, comunque! Pensa che un famoso sito di gossip italiano, Dagospia, aveva scritto che sono omosessuale. Ho vinto il processo. Sono stupidaggini.

emanuele-filiberto-col-nonno-umberto-iiGiovanni Dall’Orto sostiene che sua sorella Mafalda sposò un gay, il principe Filippo D’Assia, filonazista dalle tendenze sadiche. Che ne pensi?

Trovo sempre molto triste scrivere queste cose quando le persone non ci sono più e non possono difendersi. Non dimentichiamo che Mafalda è stata presa come ostaggio da Hitler ed è morta in un campo di concentramento. Una fine tragica.

Hai condotto la prima edizione del programma “filogay” per eccellenza, Pechino Express. Che esperienza era stata?

Molto bello, è un format belga-francese che avevo portato io in Italia. È andata molto bene. Costantino è un personaggio che mi piace molto, è un conduttore bravo, fa un ottimo lavoro.

Emanuele Filiberto Di SavoiaTi piacerebbe tornare in tv?

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No. Trovo abbastanza triste la televisione italiana. Non mi diverte più. Ho creato una società di produzione di format in Francia. Preferisco essere dietro alla telecamera. Guardo con tristezza questo Grande Fratello Vip: perché accettare queste cose?

Hai anche cantato a Sanremo, nel 2010, e sei arrivato secondo, dietro Valerio Scanu, col brano Italia amore mio con Pupo e il tenore Luca Canonici…

Alla finale di Sanremo, un’ora prima, avevo 100.000 televoti più del secondo, hanno poi tagliato la linea telefonica del mio numero, facendo entrare chiamate di un call center.

Hai anche fondato una casa di produzione cinematografica, vero?

Sì, si chiama AristoCrazy e stiamo producendo un bellissimo film d’animazione ispirato a disegni di Federico Fellini sulle Mille Miglia. Il regista è Sylvain Chomet.

Quanto ti è mancata l’Italia nella tua giovinezza?

Molto. Mi sono sempre sentito italiano da quando son nato, parlavo italiano con mio padre. Scoprire di non poter andare nel tuo Paese per qualcosa che non avevi commesso era come abitare davanti al miglior negozio di cioccolato, sentire l’odore ma non poter mai entrare. Vedevo le bellezze italiane in tv ma non potevo andarci. Se ho sofferto dell’esilio? Ho comunque avuto un esilio dorato con l’amore dei miei genitori, frequentando i miglior collegi. In confronto ai migranti che partono in esilio forzato, sono una persona molto fortunata.