HIV: “I medici non mi hanno voluto curare”

Un rapporto con un ragazzo sieropositivo, il preservativo rotto e i medici che gli rifiutano la cura per fermare l'HIV. "Sei un gay sconsiderato". L'odissea di un nostro lettore. Che ora chiede aiuto.

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4 min. di lettura

HIV: "I medici non mi hanno voluto curare" - gaysbandatoF1 - Gay.it

Ieri sera ho avuto un rapporto occasionale con una persona in cui io ho svolto il ruolo passivo. Durante la penetrazione il profilattico si è rotto (cosa di cui ci siamo accorti dopo l’eiaculazione). Dopo questo fatto il mio partner mi ha rivelato di essere sieropositivo. Mi sono rivolto immediatamente al pronto soccorso dove mi hanno con urgenza inviato al reparto Malattie Infettive per la terapia preventiva antiretrovirale. Lì però mi sono sentito rispondere che loro non potevano in alcun modo darmi tale terapia perchè il rapporto era avvenuto tra consenzienti e non frutto di uno stupro, il che implicava che io mi ero assunto i rischi del caso. Mi ha poi anche fatto la pessima battuta che avrebbe in tal caso ogni giorno avuto la fila di gay "sventati" fuori dalla porta a chiedere tali terapie, riservate invece a chi entava in contatto con sangue o sperma infetto contro la sua volontà.

Le pare logico? Me la sono cercata io? E poi, anche se fosse, non ho diritto alla salute come tutti gli altri perchè son un "gay sventato"? Mi piacerebbe sapere se tale normativa esiste veramente. Ho tenuto comunque il referto con la risposta del medico

Giggi34
 
La risposta dell’infettivologo

HIV: "I medici non mi hanno voluto curare" - gaysbandatoF3 - Gay.it

Caro Giggi34,
la prima cosa che mi verrebbe da dire è "non ci posso credere!". Non riesco a credere che un collega che lavora in Malattie Infettive abbia potuto dire e fare una cosa simile che è di una gravità inaudita e passibile anche di una denuncia in sede penale. Se il Pronto Soccorso ti ha inviato in quel reparto è perché il medico infettivologo avrebbe dovuto, ascoltato il tuo racconto, decidere se quello che era accaduto rientrasse tra i casi in cui è prevista la "Profilassi post esposizione non professionale" (PPE così si chiama) oppure no. Ogni altra considerazione il collega avrebbe dovuto tenersela per se stesso dato che i suoi giudizi o pregiudizi non influiscono sulla decisione da prendere che deve basarsi solo ed esclusivamente su dati scientifici.

Nel tuo caso esistono tutti i presupposti per iniziare la PPE infatti: 1) la fonte è certamente HIV+ (ed ha fatto molto bene il tuo partner a dirtelo dopo l’incidente accaduto), 2) c’è stata esposizione allo sperma perché ve ne siete accorti dopo l’eiaculazione, 3) il "rapporto anale non protetto con eiaculazione di una persona HIV+" è la pratica sessuale a più alto rischio come ormai sanno anche i sassi.

Il mio consiglio è, se non sono già passate 72 ore dal fatto, di recarti immediatamente nello stesso Reparto di Malattie Infettive dove sei già stato per parlare con il Primario e richiedergli di inizare subito la profilassi (stampati questa mia risposta e digli chiaramente che se non iniziano la profilassi li denunci) oppure se non te la senti vai in un altro Reparto di Malattie Infettive perché comunque la profilassi la devi cominciare e questa è la cosa più importante. Fai subito un test per l’HIV (che dovrai comunque ripetere tra 3 e 6 mesi) per escludere che tu, senza saperlo, fossi già sieropositivo a prescindere da questo ultimo rapporto.

HIV: "I medici non mi hanno voluto curare" - gaysbandatoF2 - Gay.it

Voglio però anche commentare l’assurdità di quello che ti è stato detto. È vero che la PPE non è "la pillola del giorno dopo" quindi non è che si fa automaticamente dopo qualsiasi rischio e proprio per questo il Pronto Soccorso ha chiesto la consulenza dell’infettivologo (altrimenti se fosse automatica la PPE avrebbero potuto inizarla loro). Se per esempio vi eravate accorti che il preservativo si era rotto ma ancora non c’era stata eiaculazione forse la Profilassi si poteva evitare. In ogni caso (come si fa anche per gli incidenti professionali che possono capitare ai medici ed agli infermieri) bisogna fare un bilancio tra il rischio corso e la tossicità di 30 giorni di farmaci anti HIV.

Il fatto che tu eri consenziente e che non era uno stupro non c’entra nulla (anzi nel tuo caso è peggio perchè tu sai che il tuo partner è CERTAMENTE sieropositivo mentre dopo uno stupro la PPE si inizia PRESUMENDO che lo stupratore possa essere sieropositivo quindi…).

Non c’entra niente neanche il fatto che il partner fosse occasionale perché in quel momento eravate una "coppia sierodiscordante" ed il fatto di essere coppia da 1 ora o da 30 anni non influisce, ovviamente, sulla probabilità di infettarsi. Magari quel tuo partner occasionale è un proprio un paziente di quel collega… Quante volte è capitato che un sieropositivo (etero o gay) portasse il/la proprio/a partner nel Reparto dove è abitualmente seguito perchè è accaduto un incidente simile al tuo?

In ogni caso la normativa dice l’esatto contrario di quello che ti è stato riferito. Leggendo la "Proposta di raccomandazioni per la chemioprofilassi con antiretrovirali  dopo esposizione occupazionale ad HIV, ed indicazioni di utilizzo nei casi di esposizione non occupazionale. Roma 19 marzo 2002. Documento predisposto nell’ambito delle attività del Registro Italiano delle profilassi post-esposizione ad HIV Ministero della Sanità: Progetto AIDS – ISS"  troverai a pagina 5 la quantificazione del rischio (la sottolineatura è mia):
A.3 Rischio non occupazionale A.3.1.a Sessuale L’estensione dell’offerta della PPE ai casi di esposizione ad HIV per via sessuale tiene conto del fatto che il tasso di trasmissione dell’infezione da HIV per singolo rapporto sessuale con una persona infetta è praticamente sovrapponibile, o di poco maggiore, a quello di una esposizione occupazionale. I diversi studi effettuati riportano valori oscillanti tra 0.03% e 0.15% per la probabilità di trasmissione per singolo atto sessuale da maschio a femmina e tra 0.02% e 0.09% per l’analoga probabilità da femmina a maschio [stime % medie (range): 2 (0,8-3) rapporto anale recettivo; 0,10 (0,05-0,15) vaginale recettivo; 0,06 (0,03-0,09) anale o vaginale insertivo.

A pagina 20 trovi cosa si deve intendere per "esposizione":
A) sessuale: Violenza sessuale, rapporto consensuale occasionale, coppia stabile discordante

Infine a pag 23 trovi le raccomandazioni (cioè quando fare o quando non fare la PEP, anche qui la sottolineatura è mia):
Fonte con infezione da HIV nota:
– Rapporto vaginale o anale, recettivo o insertivo
– Rapporto orogenitale recettivo con eiaculazione
PPE raccomandata

Se vuoi leggere l’intero documento (magari portalo a quel collega così capisce che lo sventato è lui…) lo trovi qui:
https://www.inmi.it/news/LineeGuida/Lineeguida%20PPE.htm

Ciao !
dott. Francesco Allegrini
 

di Francesco Allegrini

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