I VIAGGI DI NINA

Su La7 va in onda una nuova docu-soap, un format totalmente nuovo che finalmente mette in luce il mondo GLBT nella sua vera luce, senza stereotipi forzati. Gay.it ha intervistato la protagonista: Nina

I VIAGGI DI NINA - viaggininaBASE - Gay.it
6 min. di lettura

La televisione italiana negli ultimi anni non ha certo brillato per originalità e contenuti. Chi non ha a disposizione perlomeno un paio di decoder (per il digitale satellitare e per quello terrestre) rimane invischiato in un palinsesto composto per oltre un quarto dai reality-show e dal mondo che ci ruota attorno. Un’altro quarto è occupato da film e affini, mentre lo spazio restante è equamente diviso fra programmi di intrattenimento, rotocalchi abbastanza frivoli e un minimo di informazione (che, ovviamente, visti gli spazi risicati affronta solo pochi argomenti).
Con questi presupposti, e con un clima che in generale non promuove la discussione di argomenti fuori da certi schemi buonisti, tradizionalisti e fini a se stessi, non stupisce che il coinvolgimento del mondo GLBT sia praticamente nullo: gli omosessuali vengono ancora presentati come personaggi eccentrici e al di fuori del comune, tuttalpiù capaci di essere sagaci opinionisti, dispensatori di consigli o – più prosaicamente – persone che vanno a raccontare le loro difficili esperienze di vita. Di tanto in tanto se ne occupa qualche servizio giornalistico che tratta di ambienti trasgressivi e situazioni “al limite”, quasi a voler ribadire ostinatamente il pregiudizio di comodo secondo cui gli omosessuali non sono persone “normali”. Per il resto regna il vuoto assoluto, in particolare per il mondo lesbico che – a differenza di quello gay – non ha nemmeno il conforto di qualche personaggio televisivo dichiarato e visibile che ricordi al pubblico la sua esistenza.
Anche alla luce di questa situazione, aquista una certa importanza l’esperimento partito su La7 Domenica 14 maggio, e che per le prossime settimane parlerà di lesbiche in presa diretta. Tecnicamente si tratta di una “docusoap”, un incrocio fra la formula del reality e quella del documentario on-the-road. Ideatrice e protagonista del progetto una giovane e simpatica reporter che da anche il nome al programma: “I viaggi di Nina”. Nina rappresenta il filtro soggettivo attraverso il quale la realtà ci viene restituita. A differenza di un normale documentario la presenza della mano che tiene la telecamera è fortemente percepita: nel compiere i suoi viaggi Nina stringe amicizie, partecipa e si commuove. Nina è narratrice, di lei si vedono solo le mani e si sente solo la voce: la sua figura è infatti sostituita da un cartone animato, come lei con capelli rossi e lentiggini, che commenta di tanto in tanto le vicende seguite dalla telecamera.
A scanso di equivoci il taglio del programma è assolutamente neutro: racconta i fatti per come avvengono e non cerca di strumentalizzarli in alcun modo. Probabilmente è la prima volta che in Italia degli omosessuali vanno in televisione senza filtri e rappresentando semplicemente ciò che sono: delle persone vere. Nella sola prima puntata , girata primavera del 2005, Nina si mette alla ricerca di donne gay per incontrarle e farsi raccontare le loro esperienze, partendo da internet. Dopo varie vicende conosce Valli e Stee, due Dj molto note. Le segue durante una delle loro serate in discoteca, dove incontrerà la bella Silvy, single e bisessuale e Raffaella, detta Gnegna, con la quale si sviluppa un’immediata simpatia. Nina torna a Roma e conosce Annalisa e con lei la sofferenza che la ragazza prova per un amore finito. E dalla seconda puntata arrivano anche nuove protagoniste con cui si parla di adozioni, diritti negati e famiglie lesbiche. Ovviamente per conoscere come si svilupperà il viaggio di Nina non resta che seguire le prossime puntate. Nel frattempo abbiamo voluto fare quattro chiacchiere direttamente con la simpatica autrice de “I viaggi di Nina”, per cercare di capire meglio la natura di questo format tutto nuovo per la TV italiana.
Vuoi presentarti brevemente ai lettori e alle lettrici di Gay.It? Da dove è partita questa idea di realizzare una docusoap incentrata sulle lesbiche italiane e il loro mondo? Quali erano i tuoi obbiettivi?
L’idea è partita dalla constatazione che nella mia vita, tra i miei amici, non c’era neanche una donna lesbica…O se c’era si nascondeva bene…Al contrario dei miei ingombrantissimi e fichissimi amici gay! Ecco è stato un po’ questo: ma le lesbiche sono invisibili? Dove sono? Chi sono? E poi il mio sano interesse, umano e professionale, per l’universo a cui appartengo, quello femminile. Mi piacciono le donne, le loro complessità, il loro modo di amare e le lesbiche sono delle super donne.
Come si è svolto il tuo lavoro? Da dove sei partita?
Sono partita esattamente nel modo riportato dalla prima puntata e cioè da internet. Ho scoperto che esistono molti siti come ellexelle, ali-acchiappalesbiche, miss777 dove gruppi di donne animano forum, organizzano eventi, serate, raduni. Mi sono buttata e ho messo il mio simpatico post. Si chiamava “timida richiesta di aiuto”.
Da “esterna” che idea ti sei fatta del mondo lesbico con cui sei entrata in contatto?
Continua in seconda pagina^d
Da “esterna” che idea ti sei fatta del mondo lesbico con cui sei entrata in contatto?
Ho prima di tutto avuto una conferma e cioè che alla fine le “interne” sono uguali alle “esterne” che ben conosco. Le donne – tutte le donne – sono isteriche, fragili, passionali, orgogliose, rompiballe, hanno bisogno di confrontarsi, sanno essere caciarone e intellettuali al tempo stesso. Le lesbiche hanno in più il problema che, ad esempio nel rapporto a due, tutti questi pregi e difetti sono raddoppiati, amplificati, al cubo.
Hai riscontrato differenze in base alle varie città, per esempio fra quelle del nord e quelle del sud?
Purtroppo sì. Il mio viaggio è concentrato quasi tutto nel centro nord e non per una mia scelta.
Quali sono stati i commenti dopo la messa in onda della prima puntata?
I commenti di mamma, papà e amici vari ve li lascio immaginare. I commenti delle “mie” lesbiche commoventi. I commenti delle “altre” lesbiche non sempre positivi ma quelli positivi mi hanno reso felicissima. I commenti della stampa li attendiamo..
Secondo te perchè tante delle persone che sono comparse nei “Viaggi di Nina” hanno preferito rimanere anonime? C’era di mezzo solo l’imbarazzo di essere “riconosciute” come lesbiche o la paura delle ripercussioni che questo avrebbe potuto avere sulla loro vita?
La paura più grande è quella di avere ripercussioni sul lavoro. Ho avuto molti rifiuti per questo motivo. C’è una ragazza, Paola, che ha passato l’estate a pensare se farsi “bollinare” o meno. Alla fine pur rischiando moltissimo ha scelto di farsi vedere. E’ stata una delle poche. E comunque, in linea di massima, ho potuto approfondire il rapporto solo con quelle donne che fin dall’inizio mi hanno dichiarato la loro tranquillità rispetto all’ essere “visibili”.
L’impressione generale che si ha (perlomeno dopo le prime puntate) e che le lesbiche che non hanno avuto problemi di visibilità (e che vivono serenamente la loro condizione) coincidono con quelle che hanno l’indipendenza economica, una casa propria, disponibilità a viaggiare, emancipazione dalla famiglia e un buon inserimento nella comunità omosessuale (presso la quale spesso si trovano a lavorare). Hai interagito con lesbiche che non corrispondevano a queste caratteristiche o effettivamente c’è ancora un rapporto diretto fra la visibilità e una certa condizione personale?
In linea di massima è così. L’età media delle ragazze è 30 anni, sono dichiarate con mamma e papà, vivono sole o accoppiate e hanno un lavoro che permette loro di condurre una vita tranquilla. Con qualche eccezione. Silvy, ad esempio, la bella bionda che si vede dalla prima puntata: lei ha 26 anni, cambia lavoro ogni 2 mesi e vive con i suoi che sanno, ma non fanno i salti di gioia, anzi! Nonostante questo eccola lì, in tv..
Cosa ti porterai dentro dopo questa esperienza? Qual’è il ricordo più bello e quale quello più brutto?
Mi porterò dietro prima di tutto delle amiche meravigliose… E poi tante emozioni condivise e tanti momenti difficili superati insieme. Il ricordo più bello: le notti a chiacchierare e a ridere con Raffaella, “Gnegna”. Il più brutto??? Lo so che sembra la pubblicità del Mulino bianco ma non ho un ricordo brutto legato alle ragazze…Può valere il colpo di sonno che mi è venuto mentre tornavo a Milano dopo una serata divertentissima passata in discoteca a Bergamo con Valli e Stee?
Alla fine ti sei dovuta ricredere su alcune idee che ti eri fatta prima dei “Viaggi di Nina”?
Assolutamente. Credo che si capisca anche guardando le puntate, anzi, ne sono sicura. I pregiudizi sono sempre stupidi e quando una riesce a liberarsene è una persona più ricca.
Se questo esperimento avrà successo pensi che ci sarà un seguito? Che tu sappia non c’è in programma niente di simile riguardante il mondo gay?
Di simile non lo so. Non riesco a valutare se i “Viaggi di Nina” meriti di essere “formattato” – televisivamente parlando – ma certamente il mondo gay meriterebbe di essere rappresentato in modo più, passatemi il termine, “normale” e non solo attraverso i carri colorati e teatrali dei gay pride…Che, tra parentesi, a-do-ro!!! Sul seguito…speriamo!
Secondo te la scelta di trasmettere “I viaggi di Nina” dopo le 11,30 di domenica è legata più a una questione di contenuti (che, peraltro, nel tuo caso sono molto più sobri che nella maggior parte delle trasmissioni televisive italiane di oggi) o – più semplicemente – al fatto che non è ancora possibile parlare apertamente di omosessualità in altre fascie orarie?
Sinceramente credo che sia stata una scelta legata ai palinsesti della rete. In questo periodo dell’anno si liberava quello spazio (lasciato in eredità da Camila e dal suo talk)…La7 è una rete innovativa e ad un certo punto si era anche palesata l’ipotesi della prima serata poi caduta, ripeto, solo per una questione di palinsesti.
A questo punto non resta che augurarsi che “I VIAGGI DI NINA” abbia il successo che merita, e che sia solo il primo passo verso un nuovo modo di intendere la comunità GLBT nella nostra TV. Incrociamo le dita.
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di Valeriano Elfodiluce

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