Karma B, l’intervista: “C’è omofobia interiorizzata anche nel mondo LGBT. Pronte per Drag Race”

Abbiamo intervistato Mauro e Carmelo, celebri Karma B.

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Karma B, l'intervista: "C'è omofobia interiorizzata anche nel mondo LGBT. Pronte per Drag Race" - Karma B - Gay.it

Storica coppia drag della night life capitolina, le Karma B, ovvero Mauro e Carmelo, hanno spopolato in tv nel corso degli ultimi mesi, ampliando la propria popolarità a livello nazionale.

Nel pieno del Pride Month non potevamo non tornare ad intervistarle, per fare un resoconto di questi ultimi 18 mesi vissuti in pandemia, guardando al futuro del Paese in chiave diritti LGBT e a quei progetti, televisivi e non solo, che potrebbero vederle sbarcare nella prima storica edizione tricolore di Drag Race.

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Nell’anno e mezzo di pandemia vi siete rimboccati le maniche e in qualche modo reinventati. Spettacoli drag in streaming ma non solo, grazie allo sbarco in prima serata di Propaganda Live, l’apparizione a Canzone Segreta insieme ad Alba Parietti, il teatro con Sandra Milo. Il termine “resilienza” è diventato insostenibile, ma siete l’immagine perfetta del talento che anche nelle più inattese difficoltà riesce a trovare sbocchi per emergere.

Diciamo che ha prevalso in noi lo spirito di sopravvivenza. C’è una cosa che diciamo sempre e che ci rappresenta molto bene: a tutte le persone puoi chiedere “che lavoro fai” ma non ad un artista, perché artisti si è, a prescindere se poi lo si pratichi come lavoro o meno. Quindi nel momento di più grande difficoltà collettiva, abbiamo reagito all’angoscia del mondo esterno chiudendoci nel nostro bellissimo studio, indossando make up e costumi colorati e creando contenuti. Questo ha fatto bene prima di tutto alla nostra anima e poi con quel pizzico di fortuna che ci vuole sempre, qualcuno lo ha notato. E questo ha fatto bene anche nostra carriera.

Un mese fa avete condotto dal palco di Piazza del Popolo la manifestazione nazionale a sostegno del DDL Zan. Ogni giorno si sente di tutto e di più, nei confronti della legge contro l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo. Perché una legge di pura e semplice civiltà fa tanto paura?

Ci sono tante chiavi di lettura, quella politica è sicuramente che una legge così oltre a proteggere delle categorie vessate a lungo andare creerebbe consapevolezza ed educazione, ed è quello che chi la avversa teme di più. Non è un mistero che ci siano partiti che proliferano sull’odio e sull’ignoranza. Sappiamo che molti della nostra stessa comunità li votano, il che vuol dire che neanche il mondo LGBTQI+ è immune da razzismo, misoginia, abilismo e, ahinoi, omofobia interiorizzata.

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Siete mai stati vittime di omofobia? Con la popolarità televisiva avete riscontrato un aumento di odio nei vostri confronti o sono più i complimenti a farsi spazio tra i commenti pubblici e privati?

Noi personalmente, a parte cose di poco conto, siamo stati fortunati. Non è andata altrettanto bene a molti nostri amici e anche al mio compagno (parla Carmelo) che ha subito due aggressioni abbastanza pesanti. Lui è riuscito a difendersi ma quelle cicatrici restano nell’anima. Solo chi l’ha subito può capire cosa significhi essere aggrediti per il semplice fatto di essere se stessi, ma ogni volta che leggiamo di una nuova aggressione, sentiamo il dolore, la rabbia e l’impotenza, come se fosse successo a noi .La “popolarità” social e televisiva al momento ci porta quasi solo cose positive. Una minima parte naturalmente è rappresentata da insulti o commenti sgradevoli, ma diremmo decisamente sotto controllo, considerata la violenza che i social possono scatenare. Forse dipende dal fatto che per noi vale la regola del “Be the best version of you” quindi siamo i primi a non riversare odio gratuito sui social, rispondiamo con educazione a (quasi) tutti. Poi si sa, ci sono casi in cui un “vaffa” è l’unica soluzione, in pieno spirito romano.

Ve lo ricordate il vostro primo Pride?

Certo! Nel 1995 a Catania, due ragazzini, sul palco a ballare con le drag queens (all’epoca eravamo ballerini). Era il primo Pride (se la memoria non ci inganna) organizzato da Arcigay. Poi siamo volati a Roma, quella stessa estate. Ma da allora l’emozione che proviamo ad ogni Pride è sempre la stessa ogni anno. Siamo già commossi al pensiero di quando potremo sfilare a migliaia di nuovo sotto il sole per le vie delle nostre città, sarà come un nuovo primo Pride.

E il vostro coming out in famiglia?

Carmelo 17 anni e Mauro 19. Le nostre famiglie, a parte le comprensibili difficoltà inziali, sono state una vera roccia per noi. Tuttora la mamma di Mauro cuce qualche nostro abito, ad esempio quelli che indossiamo in “Ostriche e caffè americano” con Sandra Milo, li ha fatti lei. Siamo stati cresciuti con dei valori molto semplici, siciliani, e forse questo ci ha sempre tenuto coi piedi per terra e fatto vedere il mondo con molta ironia, cosa molto utile per chiunque ma soprattutto per chi fa la Drag Queen.

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Pride Month, per Carmelo e Mauro, cosa significa.

Significa ricordarsi chi siamo, da dove veniamo, è l’orgoglio di aver vissuto momenti storici per la nostra comunità e l’emozione di osservare cambiamenti tuttora in atto. È stato bellissimo sul palco di Piazza del Popolo sentire gli interventi degli attivisti, soprattutto dei più giovani, parole nuove, sensibilità nuove, nuove attenzioni, nuovi modi di vedere e di pensare; tutte cose che stanno spazzando via pregiudizi radicati persino nella nostra stessa comunità, dovuti ad anni di cultura patriarcale. Non vediamo l’ora di vedere dove tutto questo porterà.

Se vi chiedessero di scendere in politica, candidandovi l’uno al fianco dell’altro, accettereste?

Il significato della parola “politica” è bellissimo. Non lo è altrettanto la realtà di quello che succede in politica. Ci piace vedere il cambiamento dal basso, il fatto che oggi anche tramite le ondate social e le piazze si possa cambiare l’opinione pubblica, crediamo molto nel fatto che tutti assieme si possa migliorare la società e noi cerchiamo di fare la nostra parte. Ma per come è oggi la politica, ci vorrebbe un “pelo nello stomaco” che nemmeno dopo 25 anni di lavoro in Drag abbiamo ottenuto. Quindi la risposta è no.

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Nelle scorse settimane si è tanto parlato di una possibile prima edizione di RuPaul’s Drag Race Italia, firmata Discovery. Vi piacerebbe prenderne parte?

Si stanno muovendo tante cose, ma ancora è tutto puramente ipotetico. In ogni caso sarebbe una grande conquista per il nostro paese e la nostra Tv. Abbiamo tantissime drag brave, che fanno tanti generi diversi. Ci sarebbe almeno già il cast di 3 edizioni in giro per l’Italia.

Un simile programma potrebbe aiutare la società Italia a guardare con occhi diversi il mondo drag e la comunità queer, come già accaduto negli Usa?

Speriamo che chiunque produca il programma sia consapevole che questo è si uno show, ma anche una rappresentazione della comunità LGBTQI+. È si divertimento ma anche cultura, come già è successo in altri paesi dove va in onda. È una trasmissione in grado di arrivare a tutti, soprattutto a chi non vive nella nostra bolla. Per questo il contenuto dovrebbe essere assolutamente impeccabile e rappresentativo, pur rendendoci conto che alcune scelte andranno fatte e alcuni nomi valutati necessariamente in nome della fruibilità per il grande pubblico. È una legge di mercato a cui difficilmente si potrà sfuggire. Noi in ogni caso siamo prontissime…ci alleniamo da 25 anni!

Chiudiamo con uno sguardo al futuro. Quali e quanti imminenti progetti hanno in cantiere le Karma B, e dove vi piacerebbe essere tra una ventina d’anni?

Saremo in tournee fino al 2022 con “Ostriche e Caffè Americano” e “Cabarecht” , due spettacoli teatrali in cui recitiamo, cantiamo e balliamo. Abbiamo in cantiere anche altre due edizioni del “Drag me up festival” promosso da Roma Culture assieme a Ondadurto Teatro, e poi ci sono dei progetti Tv molto interessanti, un documentario e della musica. Non abbiamo mai avuto tante energie come adesso! Tra 20 anni speriamo intanto di essere vive e vegete! A parte questo dettaglio fondamentale speriamo di avere la possibilità di continuare a fare quello che amiamo e mantenere sempre quello spirito bambino, di stupore, che ci ha portato fino a qui, perché nella vita il pericolo più grande è smettere di sognare, a qualunque età.

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