“In Italia nostra figlia avrebbe solo un papà”, la famiglia arcobaleno che non può tornare

Giovanni e Cosimo sono due papà italiani e vivono a Londra. Si sono guadagnati questo titolo con molta più difficoltà rispetto ad altre coppie.

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Giovanni e Cosimo sono due papà italiani. Si sono guadagnati questo titolo con molta più difficoltà rispetto ad altre coppie, perché per poter diventare genitori, due uomini gay devono potersi fidare ed affidarsi a qualcuno che sia disposto a condividere con loro un pezzo di strada.

Una strada non semplice, fatta di burocrazia, lunghe attese, battute d’arresto e ripartenze. Eppure, quando ci si ama, su quella strada non si è mai soli. Ed è così che è nata Sole, lo scorso 28 dicembre. Figlia di entrambi, almeno a Londra, dove la coppia vive da 12 anni.

Stiamo insieme da 10 anni” racconta Cosimo, “io ho da sempre sentito un grande vuoto: perché volevo un figlio. Ma amo un uomo, era difficile, a tratti pareva impossibile. E quel vuoto era sempre lì, credo che sia lo stesso che provano tutte le persone che desiderano diventare genitori. Abbiamo parlato con amiche disposte ad aiutarci, siamo andati a Barcellona, sono andato a vivere in Canada, abbiamo tentato attraverso le agenzie, ci siamo messi nella coda infinita della surrogacy”.

Con la GPA, in Gran Bretagna, tutti hanno il diritto di diventare genitori

In Gran Bretagna, la gestazione per altri è legale dal 1985, ed è permessa anche alle coppie omosessuali. Insomma, da 38 anni tutti hanno il diritto di diventare genitori, qualcosa che per molti è scontato.

Qui, le donne che scelgono di aiutare una coppia gay ad avere un figlio donano i propri ovuli e sono anche portatrici dell’embrione. La pratica è molto più diffusa di quanto si pensi. Perché, a differenza di quanto l’attuale governo vuole far credere, la GPA non è un “mercato di bambini”, ma semplicemente un altro modo per creare una famiglia.

L’ostetrica che ha aiutato Sole a nascere, ha due figli ed è cinque volte madre surrogata. La “nostra” mamma, una ragazza inglese, ha un marito e un figlio di 7 anni. Ha voluto aiutarci, abbiamo avuto fortuna. Non c’è stato alcun passaggio di denaro, come si pensa da noi: paghiamo tutte le spese mediche, ovviamente. Ma il resto è proibito: la surrogazione può avvenire solo in forma altruistica. Dopo la nascita abbiamo passato il Capodanno insieme e due settimane fa sono venuti a trovarci“.

Quando l* bambin* nasce, i genitori sono uno dei due uomini e la madre che lo partorisce. Dopodichè, viene chiesto quello che viene definito un parental order, ovvero una procedura che implica un test del DNA e la messa in adozione.

Il tutto è immediato e regolamentato. Dopo pochi giorni è possibile ottenere i documenti ufficiali che attestino la paternità di entrambi i papà. E, da quel momento, si tratta di un nucleo familiare a tutti gli effetti.

“Pare incredibile che ci siano in maniera tanto evidente cittadini di serie B”

I problemi sorgono però quando la registrazione dev’essere fatta in Italia. Qui la situazione è diametralmente diversa, ed oggi Giovanni e Cosimo hanno una ragione in più per non fare ritorno.

Ho chiamato l’anagrafe di Torino, Milano e Roma: mi hanno spiegato che non sarebbe stato possibile. Sono stati gentilissimi, molto disponibili, tutti, senza eccezione. Alcuni si sono scusati, altri mi hanno dato la mail e il cellulare personale, spiegando che si sarebbero informati meglio. C’è chi mi ha detto che l’Italia è un paese fermo al dopoguerra. E ovunque c’è confusione, nessuno sa di preciso come stiano le cose anche perché pare incredibile che ci siano in maniera tanto evidente cittadini di serie B“.

Una famiglia, a tutti gli effetti, che però non può tornare a casa: la piccola Sole, in quel caso, dovrebbe rinunciare al diritto di avere entrambi i suoi papà. Giovanni diventerebbe un “estraneo” nei confronti di una bambina che rappresenta invece il frutto ultimo dell’amore che condivide con Cosimo, pensata, desiderata e fatta nascere da tutti e due.

È un pensiero che mi angoscia: non è giusto per la bambina, prima di tutto. Ma poi penso: e se succede qualcosa a Cosimo? E se c’è da prendere una qualunque decisione e lui non c’è? Cosa posso fare io? Niente”.

Sì, perché di questo si parla. Senza la possibilità di registrare entrambi i genitori come tali, per Sole Giovanni risulta al più come un “amico di famiglia”, e non come la persona che l’ha cresciuta e conosce i suoi bisogni e le sue esigenze più di chiunque altro. Sicuramente, più di chi oggi considera quelle omogenitoriali famiglie di serie B. O, addirittura, non le considera famiglie. 

Sono arrabbiato, sono deluso: perché io amo il mio Paese e sono orgoglioso di essere italiano. Ma dell’Italia, oggi, mi vergogno. Per me e la mia famiglia nella mia terra lo spazio è pochissimo. Di più: c’è qualcuno che lavora per rendere impraticabile quel poco che c’è“.

Giovanni e Cosimo parlano di un governo alienato da quella che è la reale opinione della gente comune, che pretende di imporre una morale impossibile da condividere, specialmente dalle nuove generazioni.

Per mio figlio grande, che ha 20 anni è ridicolo” spiega Giovanni. “La sua è una generazione che vive in modo completamente diverso, molto più libero e privo di pregiudizi. Come qui in Inghilterra, che almeno da questo punto di vista è avanti anni luce: di famiglie omoaffettive è letteralmente pieno“.

La storia di Cosimo e Giovanni è quella di tantissime altre famiglie

Come qualsiasi questione sui diritti, anche quello sulle famiglie arcobaleno è diventato un discorso politico. Spesso dimentichiamo che, dietro alle pile di scartoffie, alle retoriche, alle urla in TV ci sono persone reali e le loro storie.

Cosimo Mirigliano è architetto e scrittore di: “Due corpi una sola mente” e “L’estate interrotta“. A breve uscirà anche il suo terzo romanzo. Giovanni Bianco è imprenditore nel mondo della ristorazione con due premi alle spalle – migliore pizza di Londra e migliore pizza dell’Inghilterra.

Io e Giovanni ci siamo conosciuti a Londra una decina di anni fa. È stato quasi per caso – racconta Cosimo -, eravamo alla fermata dell’autobus e nel sentire qualcuno che parlava italiano ho subito attaccato bottone, non parlavo bene inglese e trovare un connazionale era acqua nel deserto. Io ero stato per anni con una ragazza, Giovanni era divorziato, con figli. Da un’amicizia è poi nata una storia d’amore” racconta Cosimo a Fanpage.it in un’intervista.

Entrambi raccontano di una quotidianità in cui tutt* possiamo identificarci: se papà Cosimo durante il giorno lavora, papà Giovanni si occupa di Sole durante la notte. Tra ninne nanne, lezioni di nuoto e giocattoli colorati, l’infanzia di Sole è uguale a quella dei suoi coetanei. 

Abbiamo delle occhiaie tremende – scherza Cosimo -, d’altronde, essendo lontani dai parenti, non possiamo fare affidamento su aiuti esterni“.

L’appello di una famiglia arcobaleno che non può tornare in Italia

Persone come Giovanni, Cosimo e Sole, gli unici che dovrebbero essere interpellati sulla questione. Se lo Stato – che siamo tutti noi – si fermasse ad ascoltare la loro storia con rispetto e attenzione, capirebbe che qualsiasi opinione in merito suonerebbe stupida e vacua, perché su determinate questioni, così intime e private, le opinioni sono superflue.

Se volessimo trasferirci in Italia vedremmo l’identità di nostra figlia fatta a pezzi. Di più: cancellata. Noi siamo italiani, dovremmo far trascrivere il certificato all’anagrafe del comune di residenza. E il mio nome non ci sarebbe più. Il suo papà che la culla, la ama, la nutre e la protegge sparirebbe

Da qui, l’appello della coppia:

La stretta del prefetto di Milano (non trascrivere più gli atti di nascita all’estero), decisa su indicazione del ministero dell’Interno, recepisce la sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite del 30 dicembre. In questa sentenza gli Ermellini, hanno deciso che i bambini nati all’estero con la maternità surrogata possono essere riconosciuti in Italia come figli di entrambi i genitori soltanto con l’adozione in casi particolari, che richiede l’approvazione di un giudice, e non con la trascrizione diretta all’anagrafe. Costringendo a una lunga battaglia nei tribunali dall’esito incerto e che non tutti, tra l’altro, possono permettersi. Lasciando per anni nel limbo i bambini. Uno straccio di diritto letteralmente sbranato: se non è fascismo questo“.

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