Luca Vismara a Gay.it: “È la prima volta che parlo del mio orientamento sessuale” – Intervista

Dal suo amore innato per la musica alle sue prime esperienze in tv, passando per il suo amore per Peter Seggio, per arrivare al suo orientamento sessuale.

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Luca Vismara
Luca Vismara - Foto: Instagram @lucavismara
12 min. di lettura

Tornato al centro dell’attenzione mediatica per aver presentato al mondo il suo fidanzato Peter Seggio e per aver lanciato il suo nuovo singolo “Meltemi” in collaborazione con Giulia Caselli, noi di Gay.it abbiamo raggiunto nella sua amata Liguria il cantautore Luca Vismara che ci ha aperto le porte di casa per raccontarci, in maniera onesta e diretta, non solo la sua carriera musicale ma anche il proprio percorso di crescita personale.

Dal suo amore innato per la musica e per i lustrini del palcoscenico, passando per la sua infanzia in Brianza e le prime esperienze in televisione come allievo all’interno della Scuola più amata e seguita d’Italia e come naufrago dell’Isola dei Famosi 2019, per arrivare al suo rapporto con la propria sessualità e ai progetti futuri.

Immancabile un piccolo accenno anche al suo zampino per la reunion di Paola e Chiara avvenuta in occasione dello scorso Festival di Sanremo.

Una lunga chiacchierata nella quale abbiamo avuto modo di conoscere un uomo che non ha paura di esprimere le proprie opinioni, anche a costo di andare contro corrente, e che ancora oggi ama profondamente la musica, come il primo giorno.

Insomma, non ci resta che addentrarci tra le pagine del libro della sua vita per provare a scoprire un po’ meglio Luca Vismara, un vero e proprio talento del quale siamo sicuri sentiremo parlare ancora a lungo!

Buona lettura!

 

Luca Vismara
Luca Vismara – Foto: Instagram @lucavismara

 

Luca Vismara: l’intervista completa!

Divenuto noto al grande pubblico grazie alla tua partecipazione prima come allievo ad Amici 17 e poi come naufrago all’Isola dei Famosi 2019: com’è cambiata la tua vita da quel momento ad oggi?

La mia vita in realtà non è cambiata; è sempre rimasta la stessa. Ho gli stessi amici, vado negli stessi posti, ho le stesse frequentazioni da sempre, quindi in realtà sia Amici sia l’Isola dei Famosi sono state delle bellissime esperienze che però non mi hanno cambiato, stravolto la vita. Sono state delle parentesi bellissime che mi hanno permesso di conoscere molte persone con le quali poi ho lavorato. Però, al contrario di quanto mi capita di vedere sui social, io non ho rapporti solo ed esclusivamente con persone famose, influencer o profili verificati. Io sono contentissimo di uscire con i miei amici che hanno sommati forse 2000 follower in dieci e sono felicissimo che la mia vita non sia cambiata per niente. Ne vado fiero.

 

Da piccolo ti saresti aspettato che la tua vita avrebbe preso questa piega?

Sì, sarei ipocrita a dirti il contrario. Mia madre [Viviana Stucchi, ndr] nel 1964 ha vinto lo Zecchino d’Oro con la canzone “Il Pulcino Ballerino”. In quel momento esistevano pochi programmi e lei era diventa una vera e propria diva. Questo anche grazie al fatto che la sua è, ancora oggi, una tra le canzoni più vendute della manifestazione canora. Quindi ogni anno c’era qualche programma che la invitava come ospite ed io la seguivo sempre. Mi piaceva tantissimo vedere le telecamere, andare al trucco e al parrucco, stare nel camerino. Così quando era a casa, sin da piccolo, insieme ad amici e cugini organizzavo degli spettacoli. Io volevo stare su un palco e amavo l’idea di stare di fronte alle telecamere quindi sì, ti dico che me lo aspettavo sin da piccolo. Anzi, l’ho proprio voluto.

 

Che bambino sei stato?

A tratti ero un po’ pazzo. Non mi sono mai omologato agli altri e sono sempre stato molto coraggioso. Ho sempre espresso, e continuo a farlo, la mia opinione anche quando il 99% della gente non la pensa come me. In più, ho sempre avuto pochi amici perché ne preferivo pochi ma buoni. Preferisco essere amato da pochi piuttosto che essere circondato da tante persone che mi vogliono benino. Non me ne faccio niente del benino.

 

Che famiglia hai avuto?

I miei sono due genitori fantastici che non mi hanno mai limitato in quello che volevo fare, nel mio modo di essere, nella mia persona. E forse anche grazie a loro se ancora oggi non mi interessa l’apparenza ma vivo la mia vita per ciò che sono. Non mi interessa apparire diverso da quello che sono. Non mi piace la demagogia, è una cosa che detesto fortemente. E fa nulla se spesso questo mio modo di essere mi porta ad essere oggetto di critiche; non mi interessa. Per me l’onestà intellettuale viene prima di tutto. E se poi sbaglio, so riconoscere gli errori e chiedere scusa.

 

Nel 2015 sei diventato virale nelle classifiche musicali del Nord Europa: ti va di raccontarci quel periodo?

Mi trovavo in Scandinavia per l’Erasmus e lì ho iniziato a scrivere per le mie prime canzoni; non lo avevo mai fatto prima. Un giorno ho deciso di pubblicare autonomamente il mio brano “In my Arms” e inaspettatamente è esplosa. Sono entrato nelle classifiche prima della Svezia e poi di tutto il nord Europa. Quello è stato un momento davvero felice per me perché la Svezia ha un mercato musicale importantissimo. Tutti i cantanti, da Lady Gaga a Madonna, hanno dei produttori svedesi alle spalle. Quindi per me è stato molto importante crearmi artisticamente lì.

 

 

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Luca Vismara: da Amici 17 all’Isola dei Famosi 2019

A quel punto è arrivata l’esperienza nella Scuola più famosa d’Italia…

Una volta tornato in Italia ho realizzato la sigla per Radio Deejay e poi sono entrato ad “Amici 17” che mi ha dato una bella mazzata perché non è andato tutto benissimo. Ora, con il senno di poi, mi rendo conto che non ero pronto per un’esperienza di quel tipo anche perché detesto le gare. Apprezzo però il fatto di essermi voluto mettere in gioco e sono contentissimo di averlo fatto perché “Amici” è molto più scuola di quello che appare in tv. Ho incontrato dei grandissimi professionisti che mi hanno insegnato tanto, forse anche ad apprezzare quando le cose non vanno come ti aspetti perché, anche se sembra una frase fatta, le porte in faccia ti aiutano a crescere. Il nostro è un mondo nel quale sono tutti bravi a dire “Io sono un numero uno”; un po’ meno ad ammettere quando ci sono delle cose che non funzionano.

 

Quindi il finto buonismo non ti piace?

No, non mi piace. Non mi piace neanche l’autocelebrazione. Non mi piace dire che tutto quello che uno ha fatto è per forza andato bene o è stato di successo. No, non è così. Io ad esempio non ero pronto per affrontare quel percorso ed è giusto che io lo dica liberamente.

 

Cosa ti porti dietro di positivo dalla tua esperienza ad “Amici 17″?

Devo ammettere che c’avevo visto lungo: ad “Amici 17” ho voluto portare la dance anche se tutti mi dicevano che era morta e sepolta e invece si sbagliavano perché adesso tanti cantanti, prime tra tutte Elodie e Annalisa, hanno avuto una svolta pop dance e stanno riscuotendo un grandissimo successo proponendo al pubblico delle cose super fresche. Su quello avevo ragione e sono contento di aver fatto un po’ da precursore. 

 

Come abbiamo avuto modo di capire anche in questa nostra chiacchierata tu piaci o non piaci, non hai vie di mezzo: che cosa secondo te ti rende così divisivo?

Il coraggio di dire quello che penso? Sin da piccolo sono sempre stato abituato a dire la mia. Secondo me, nella vita bisogna avere il coraggio di andare controtendenza e non dire per forza una cosa per partito preso. Se io penso una cosa è perché è frutto di un ragionamento, non per il gusto di andar contro a qualcuno, e quindi trovo sia giusto esprimermi anche se questo mi porta spesso a ritrovarmi ad essere in disaccordo con gli altri. Ma perché non dire la mia?

 

Questo però, come anticipavi anche tu poco fa, ti porta spesso ad essere oggetto di critiche: come reagisci ai commenti degli haters o delle fanbase?

Guarda, sai, le fan base sono tremende. Anche quelle a favore. Non so cosa scatti nella testa delle persone ma molto spesso l’affetto dei fan si trasforma in un fanatismo tossico che non porta da nessuna parte. D’altro canto, invece, non capisco cosa passa nella testa dei cosiddetti haters. A me non verrebbe mai in mente di scrivere cattiverie sui social; piuttosto se non mi piace qualcuno me la tengo per me e basta. Che senso ha insultare? Sarei un ipocrita se ti dicessi che non ci rimango male perché ancora oggi mi feriscono. Però, con gli anni ho imparato a farmeli scivolare addosso. Prima, invece, mi davano fastidio. Adesso ho un carattere abbastanza strutturato e riesco a sorvolarci su ma credo che si debba intervenire perché ci sono persone, e lo dimostrano i fatti di cronaca, che ci stanno veramente male e ci lasciano la pelle. Bisogna stare veramente attenti a quello che si scrive.

 

Nel 2019 sei approdato all’Isola dei Famosi: che cosa ti porti dietro da quella esperienza?

L’Isola dei Famosi è un’esperienza che rifarei domani anche se sono sicuro di aver già dato il massimo e magari rischierei di rovinarmi il bel ricordo che ho di quei momenti. Per chi la segue da casa l’Isola è semplicemente un trasmissione televisiva mentre per chi come me va lì, senza l’obiettivo di diventare a tutti i costi famoso, è un’esperienza che ti arricchisce e che vale come un un anno di terapia concentrato in tre. Poi, dall’Isola mi porto fisicamente dietro Marina La Rosa perché è entrata nella cerchia ristretta delle persone che fanno parte della mia vita. Abbiamo costruito un bellissimo rapporto di amicizia che coltiviamo quotidianamente.

 

Come accennavi tu poco fa, l’Isola dei Famosi fa riemergere dei mostri che si pensavano sepolti: è successo anche a te?

Sì, è successo anche a me. Però ti devo dire che mentre vedevo gli altri totalmente sbarellare, io nel mio squilibrio generale mi sono sentito abbastanza in equilibrio forse perché mi ritengo una persona abbastanza risolta e questo penso di averlo capito proprio all’Isola dei Famosi.

 

 

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Luca Vismara: “È la prima volta che parlo del mio orientamento sessuale

Ad un certo punto della tua vita hai capito di essere omosessuale: ti va di raccontarci quel momento?

Ci tengo a fare una premessa. Questa è la prima volta che parlo del mio orientamento sessuale ma ti spiego il perché: non l’ho mai tenuto nascosto ma non ho mai sentito l’esigenza di parlarne perché per me era molto più importante fare piuttosto che dire. Le persone eterosessuali non radunano amici e parenti per affermare la propria sessualità ma sono sé stessi, punto e basta. Lo stesso ho voluto fare io. Sin da piccolo, infatti, tutte le persone che mi circondavano mi hanno insegnato che non esisteva una forma giusta o una sbagliata di amare. Per questo odio le etichette. Ho sempre saputo di provare attrazione sia per gli uomini sia per le donne e sono sempre stato libero di esprimermi. Inizialmente mi piacevano le ragazzine e i ragazzini; poi sono stato fidanzato per quattro anni con una ragazza che ho amato follemente; poi ho avuto altre esperienze sia con ragazzi sia con ragazze. Nella mia testa, però, non c’è mai stata confusione bensì ho sempre seguito il cuore e ho voluto bene e amato le persone aldilà che fossero uomini o donne.

 

Pensi che in questo tuo modo di pensare, di vivere, abbia inciso la tua famiglia o il luogo nel quale sei nato?

Io sicuramente sono stato fortunato perché sono nato in Brianza, un contesto nel quale è più facile esprimersi per quello che si è. Magari se fossi nato in un piccolo paesino sperduto ora non saremmo qui a parlarne, però, chi lo sa. Quindi sì, sicuramente sono stato fortunato, però, anche io ho saputo far capire alle persone che mi circondavano che in me di strano non c’era niente. Poi penso che mi abbia aiutato il fatto di aver sempre giocato molto sull’ironia e l’autoironia.

 

Di recente hai iniziato a pubblicare foto e video in compagnia del tuo compagno: come vivi ora la tua sessualità? 

Fino ad ora non ho mai parlato del mio orientamento sessuale figurati se mi mettevo a parlare di una mia storia d’amore. In 31 anni non ho mai sfruttato il gossip a mio vantaggio e ho sempre deciso di starci lontano, anche quando uscivano degli articoli su di me e miei presunti flirt. Questa volta, invece, mi trovavo al Pride di Palermo e visto che la nostra storia andava avanti già da un po’ di mesi ho pensato che potesse essere giusto in quella situazione postare una nostra foto e quindi mandare un messaggio importante. Fino a quel momento non avevo condiviso nulla perché volevo tutelarlo. Entrambi viviamo a Milano che può essere una città molto difficile.

 

In che senso secondo te Milano è difficile?

Milano è una città che non perdona il successo degli altri. Non ho mai avuto un grandissimo supporto dalla città o dalla comunità LGBTQI+. Anzi, se ci si può mettere i bastoni fra le ruote a Milano lo fai. Per me in questa città è stato molto difficile trovare degli amici quindi quando ho incontrato Peter, un fidanzato, per me è stato oro colato. Per questo inizialmente ho voluto tutelare la nostra relazione. Lui è un bravo ballerino e ha avviato anche una bella carriera da modello e non volevo che si potesse pensare che lui facesse dei lavori perché avvantaggiato da me, o viceversa.

 

Come ti ha conquistato e quando hai capito che Peter era la persona giusta per te?

Per me era fondamentale trovare una persona sincera. Inizialmente ci siamo scritti su Instagram e dopo qualche mese siamo usciti insieme. Al contrario del solito, in cui io dopo il primo appuntamento già mi sento sposato, tra noi è andato tutto molto a rilento e oggettivamente penso che sia stato proprio questo a conquistarmi. Sin dall’inizio mi ha stupito il suo sapersi raccontare con verità, senza orpelli o senza dire: “Io sono figo perché faccio questo, io sono figo perché faccio quest’altro”. Lui si è raccontato a me mettendo in primo piano le sue fragilità. Dopo quasi sette/otto anni in cui sono stato single lui mi ha conquistato perché si è presentato come una persona normale.

 

Luca Vismara e Peter Seggio
Luca Vismara e Peter Seggio – Foto: Instagram @lucavismara

 

Luca Vismara e il suo rapporto con la musica

Dietro al ritorno di Paola e Chiara c’è il tuo zampino: ci racconti un po’ meglio cosa è successo?

Lo scorso anno mi trovavo a Fuerteventura con Merk & Kremont e ad un certo punto mi sono detto: “Devo riuscire a far tornare insieme Paola e Chiara”. Così, decido di scrivere un messaggio a Paola in cui le spiego la mia idea ovvero che avevano le potenzialità per tornare insieme ma che avevano bisogno di fare affidamento su dei produttori che fossero sulla cresta dell’onda così da dare una nuova solidità e credibilità al loro duo. Inizialmente mi ha detto solo dei grandi “no” poi dopo a luglio, per fortuna, al mio ennesimo messaggio Paola ha detto: “Sì, va bene”. A settembre Paola & Chiara si sono ritrovate in studio con Merk & Kremont e da lì è nata “Furore”.

 

Ti piace questo tuo ruolo nel dietro le quinte?

Sì, mi sta piacendo tantissimo. Un po’ ti lascia l’amaro in bocca perché in questo mondo, ahimè, non c’è riconoscenza. Credo che ci siano più persone che devono dire grazie a me di quelle che devo ringraziare io. Anzi lancio questo messaggio all’universo, tanto chi mi deve dire grazie lo sa molto bene. A parte questo, però, devo ammettere che mi piace moltissimo lavorare nel dietro le quinte.

 

Visto che sei stato l’artefice del loro riavvicinamento, ti piacerebbe duettare con Paola & Chiara?

In realtà, se devo dirti la verità, no. Se me lo avessi chiesto dieci anni fa ti avrei detto sicuramente di sì ma ora credo che stiano facendo un percorso bellissimo insieme. “Furore” e “Mare Caos” sono state due nostre creazioni e sono contento che stiano andando molto bene. Per il momento non glielo chiederei nemmeno.

 

Dopo Amici 17, ti saresti aspettato un appoggio diverso da parte delle case discografiche?

Io non sono mai stato supportato veramente da una casa discografica; credo per delle loro scelte editoriali. In questi ultimi anni, infatti, si sta puntando un po’ troppo su progetti usa e getta. Secondo me si poteva fare qualcosa di più strutturato con me perché, anche se piccoli, ho sempre portato a casa dei buoni risultati. Ad esempio, al contrario di alcuni che hanno importanti budget alle spalle ma che non ci riescono, io da solo sono sempre riuscito ad entrare tra i viral su Spotify. Nonostante questo, però, io sono contentissimo di quello che ho fatto e non mi arrendo perché faccio musica per passione e non perché voglio esserci a tutti i costi.

 

Che progetti hai per il tuo futuro? Cosa ci dobbiamo aspettare?

Venerdì scorso è uscito un brano al cui interno ci sono dei suoni che richiamano la Grecia che si chiama “Meltemi” e che ho realizzato in collaborazione con Giulia Caselli, una ragazza nota su TikTok che secondo me ha un grande talento. Perché ti dico questo? Perché nel prossimo futuro non mi dispiacerebbe continuare a collaborare con persone di talento, che sappiano cantare. In giro sentiamo dei gran citofoni e quindi non mi dispiacerebbe scrivere o seguire artisti emergenti nei loro progetti musciali.

 

Per quanto riguarda la tv, invece, ti piacerebbe tornare in onda sul piccolo schermo?

Ti dico la verità: la tv rimane il mio primo amore incondizionato. Io amo la tv. È un medium che ho studiato e nel quale ho sempre provato a mettermi in gioco. In più, diciamoci la verità, la tv ti dà anche degli ottimi guadagni. Allo stesso tempo, però, non ho quell’ossessione di dover per forza fare qualcosa. Questo non significa che la tv non mi cerchi ma solo che per il momento non mi sono arrivate proposte in linea con quello che è il mio percorso. Non tutti i programmi sono fatti per me ma quando arriverà qualcosa di interessante sarò ben felice di tornare in tv.

 

C’è un messaggio che vorresti mandare ai lettori di Gay.it?

Secondo me, dovremmo sforzarci di non vedere il nemico in qualsiasi cosa. Noi siamo i primi che, giustamente, chiediamo di essere capiti ma che molto spesso fatichiamo a capire gli altri. Mi piacerebbe che ognuno di noi potesse avere il proprio modo di pensare le cose, nel pieno rispetto del prossimo. È giusto che anche omosessuali e bisessuali non la pensino tutti allo stesso modo. Dobbiamo imparare ad accettare le opinioni diverse, anche se facciamo parte della stessa comunità. Poi, secondo me, in qualsiasi occasione della nostra vita dovremmo imparare a fare di più e a dire di meno. Dovremmo essere più coraggiosi e combattere compatti per la nostra libertà, qualsiasi sia il significato che gli attribuiamo.

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