Osceno in scena: tra eros gay e corpi eccezionali

Vi presentiamo il gruppo che vuole cambiare le regole del gioco e spogliare l'omosessualità della sua veste drammatizzante.

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oscena in scena
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Cosa significa esplorare l’erotismo senza censure o costrutti stereotipati?

Osceno in Scena è il gruppo che cerca di trovare la risposta, esplorando le mille possibilità dell’espressione omoerotica, in un laboratorio teatrale dove l’eros diventa il mezzo per una conoscenza di sé e del corpo altrui.

Un progetto che nasce dall’urgenza di creare uno spazio drammaturgico sfaccettato e libero per il desiderio queer, svincolandolo non solo da quella patina di tragedia che l’ha sempre accompagnato, ma anche valorizzando la vita degli uomini gay più anziani, riqualificandola: “Sentivo che raramente questi corpi hanno diritto di voce e scena” racconta Nino, tra i fondatori del gruppo, evidenziando che l’obiettivo non è tanto portare pornografia sulla scena, ma ampliare il ventaglio dell’eros gay.

Osceno in Scena
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Dopo una prima edizione, guidata da Angela Infante, counselor HIV presso l’Università di Tor Vergata di Roma, e una seconda insieme a Nicholas Grimaldi Capitelli, coreografo e danzatore della Compagnia Cornelia di Napoli, il progetto si prepara ad un nuovo capitolo – che inizierà con un primo incontro Sabato 11 e Domenica 12 Febbraio – intitolato Pelle curato dal regista, scrittore, e pedagogo Dante Antonelli.

Tenteremo di trovare ancora più casa nei nostri corpi” spiega Nino “Farli sentire cosa bella, a prescindere dalle rughe o le imperfezioni. Contemplando tante soggettività, sfidando abilismo, agismo, e anche post-colonialismo. Contro tutti quei format valoriali stereotipizzati che aprono la scena solo a determinati corpi”. 

Come dice Antonelli, non esiste arte senza erotismo, in quanto ogni artista si occupa di eros, se non sul piano tematico sicuramente nella pratica. Eppure Pelle è una nuova sfida dal punto di vista drammaturgico: “Il sesso esplicito nelle produzioni officiali non si può fare perché diventa porno” spiega a Gay.it “La prima volta che mi occupo di questo in scena, ed è una fortuna lavorare con un gruppo che cerca di coniugare la pratica performativa e la mia idea drammaturgica con la loro volontà di esporsi dal punto di vista erotico, è per me una risorsa“.

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Osceno in Scena
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Il progetto – che avverrà a porte chiuse e il divieto di utilizzare i telefoni –  sarà concentrato su un lavoro di ricerca prima di tutto personale e umanamente stimolante per gli allievi coinvolti, nella speranza di aprire le porte ad una narrazione diversa: “Io non sono più disposto che la cifra per raccontare la nostra esistenza sia solo di tipo drammatico” continua Nino “Abbiamo bisogno di nuovi registi, e Dante ci ha prospettato altri linguaggi, dove poter anche sorridere dei nostri travagli.

In un paese come il nostro dove la conversazione intorno al desiderio omoerotico e la liberazione dei corpi non conformi è ancora fin troppo acerba,  Osceno in Scena vuole cambiare le regole del gioco, spogliare l’omosessualità della sua veste drammatizzante, e dare spazio a quei corpi ‘eccezionali’ che la narrazione mainstream tende a dimenticare: “L’eccezionalità è un tassello impazzito del mosaico, che può colpire a volte negativamente a volte positivamente, in base a quello che è il costrutto di idee che abbiamo in testa legate alla bellezza” spiega il regista, concludendo: “Nell’eccezionalità c’è anche una personalità che con quel corpo è cresciuta, e siccome psiche e corpo non sono sconnessi, spesso un’eccezionalità corporea è anche un’eccezionalità di pensiero”.

 

 

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