Parlando di sex work: Intervista con Elettra Arazatah

Entriamo nel mondo del lavoro sessuale, sfuggendo ad ogni bigottismo o luogo comune.

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Elettra Arazatah
Elettra Arazatah
6 min. di lettura

Il sex work (lavoro sessuale) è quell’argomento che entra come un elefante nella stanza generando le reazioni più disparate, spesso senza cognizione di causa. Mille angolazioni diverse che accendono dibattiti, generano controversie, aprono questioni – spesso frutto di preconcetti troppo comodi per essere ribaltati. Ancor più, raramente a parlare sono lə sex worker stessə, relegate nella narrazione comune ruolo di oggetto scintillante in funzione dello sguardo maschile o vittime irrecuperabili senza voce in capitolo. Ma Elettra Arazatah sfugge ad entrambe le posizioni.

Cresciuta a Roma, per poi spostarsi tra Londra e Milano, oggi Elettra esercita questo lavoro con una passione, controllo, ed entusiasmo che confuta anni di bigottismo e pudicizia italiota. Formata come autodidatta durante gli anni dell’università, ha avuto nel tempo modo di conoscere altre colleghe, confrontarsi, scoprirsi e aprirsi ad un mondo mille volte più sfaccettato di quanto il luogo comune vorrebbe far pensare. Un percorso fatto anche di introspezione, analisi, e grande autoironia (che mai per una volta scivola nel pressappochismo o la superficialità).

Oscillando tra appuntamenti dal vivo e Only Fans, oggi Elettra sta lavorando l’associazione SWIPE, finalizzata alla regolamentare il lavoro dellə sex worker, attraverso un network fatto di supporto reciproco, informazioni, e soprattutto la tutela che ogni lavoro al mondo dovrebbe meritare.

Nella nostra chiacchierata mi ha parlato di questo e molto più.

Elettra Arazatah
Elettra Arazatah

Ti va di raccontarmi il tuo percorso? Come hai iniziato e ti sei formata professionalmente?

Il mio nome d’arte è Elettra Arazatah. Sono nata a Roma ma considero Milano la mia città, nonostante ora viva a Londra. Sono laureata in Giurisprudenza e ho svolto buona parte dei miei studi all’estero. Ho iniziato a fare sex work durate l’ultimo anno di università, mentre svolgevo un tirocinio in uno studio legale. Proprio quello stage mi ha fatto capire che stare chiusa in uno studio sotto i comandi di qualcuno non faceva per me. Anche quelli che allora erano i miei colleghi mi dissero che se non volevo fondare un mio studio legale dovevo scappare. E così ho fatto: tre anni fa mi sono trasferita a Londra.

In quanto kinky escort svolgo prevalentemente incontri che includono sia la dominazione che l’’erotismo classico.
(il termine “kinky” descrive una gamma di pratiche sessuali non convenzionali, che ricadono sotto l’acronimo BDSM, Bondage Discipline Sado Masochism/Bondage Discipline Dominance Submission. A questo termine se ne contrappone un altro, vanilla, NdR).

Quali sono i paesi in Europa che secondo te sono più avanti per le sex workers?

Il Belgio ha appena introdotto la decriminalizzazione – che fino ad ora era solo in Nuova Zelanda e alcuni paesi australiani, ed è il modello che chiede il movimento delle sex worker a livello internazionale.
In Italia e Inghilterra c’è lo stesso modello: il sex work è lecito per prostitute e clienti ma non per i terzi, incluse le colleghe, con cui non si può collaborare.

Dove c’è la legalizzazione, come Germania e Olanda, l’esercizio del sex work è strettamente regolato, per cui servono autorizzazioni speciali e per molti versi il sistema è peggiore. Di recente il Belgio ha introdotto la decriminalizzazione, è il primo paese euroopeo a farlo ed è una notizia meravigliosa, è il modello che vogliamo. Il sex work viene trattato alla stregua di un’attività qualunche, per cui per esempio ci si può organizzare in cooperative, o lavorare come indipendenti.

In Inghilterra ci sono più tutele che in Italia, è molto più semplice pagare le tasse o ad esempio se qualcuno si sfila il preservativo durante un rapporto (la pratica dello stealthing) è considerato stupro, e se succede con un cliente si può denunciarlo.

E il passaggio su Only Fans? Com’è lavorare dal reale al virtuale?

È dalla pandemia che mi sono aperta un canale OnlyFans e ho iniziato a creare contenuti online. Mi piace è perché dò spazio al mio lato più creativo, posso giocare con l’estetica. E poi su OnlyFans posso caricare tutto quello che non posso postare su altri social. C’è questa dimensione di esplorazione per conto mio, e il poter dare spazio al mio lato esibizionista. Poi posso collaborare con altre content creator nel creare video, ed è divertente immaginare giochi di ruolo, creare temi e situazioni nei video insieme.

Quali sono stati i tuoi primi approcci al BDSM e come sei diventata dominatrice?

Il BDSM l’ho scoperto inizialmente nella vita personale, e stavo leggendo qualsiasi cosa mi venisse a tiro che riguardasse questo tema, così mi trovai a leggere il libro di una Mistress che parlava del suo lavoro, e mi ricordo bene un momento che è stato come un’epifania: ero seduta al ristorante a mangiare sola leggendo il libro, una cosa che amo fare, e guardando la strada illuminata da sole ho pensato “ma immagina se potessi farlo veramente anche io”. Per il resto è stata una cosa molto graduale, vendendo inizialmente mutandine usate e poi con vari tipi di incontri. Il mio è stato un approccio molto progressivo ed esplorativo.

 

Elettra Arazatah
Elettra Arazatah

 

Ma c’è anche una sorta di colloquio conoscitivo tra te e il cliente? Dove mettere in chiaro i boundaries in anticipo?

Chi mi scrive si presenta per email, raccontandomi chi è, che tipo di esperienze ha e cosa vorrebbe esplorare. Quando ci vediamo di persona facciamo due chiacchiere davanti a un caffè o un bicchiere di vino, ci tengo a creare un ambiente sicuro, confortevole. Mi piace far iniziare le sessioni con il sottomesso completamente nudo e con l’adorazione dei piedi, perchè è una pratica molto sensuale ma che porta immediatamente nello spazio mentale giusto. Tengo a portata gli strumenti per tutte le fantasie che mi hanno chiesto per poi concentrarmi su quelle che maggiormente rispondono alla chimica tra noi.

Com’è il tuo rapporto con i social?

I social di per sé li usano molte escort, così come tutti i business, che sia il fruttivendolo sotto casa o una escort a Milano, ormai hanno una pagina Instagram.

Per chi fa sex work è molto difficile essere online perchè i nostri profili vengono spesso chiusi, il che oltre a comportare un grosso danno economico quando accade, ci taglia fuori da quella che ormai è la piazza del villaggio, e anche lì è ovvio che ormai la comunità, lo scambio tra persone, il conoscersi passa per l’essere online. Per chiunque perdere la propria pagina Instagram significa perdere i contatti con la propria rete di amici, e a noi accade spessissimo.

Personalmente finisco per parlare di sex work anche dal punto di vista più politico, è difficile far combaciare mescolare lavoro e attivismo ma per me è importante sfruttare i miei privilegi per poter parlare di questa tematica.

Ti capita spesso di fare giochi di ruolo?

A Londra sono piuttosto richiesti, sono stata una poliziotta cattiva, l’amica della mamma, anche una vampira. Mi piace molto non avere uno script ma improvvisare i dialoghi intorno al gioco che si crea.

 

Elettra Arazatah
Elettra Arazatah

Quali sono le pratiche BDSM che utilizzi maggiormente?

La pioggia dorata è la più diffusa. E poi strap-on, anal play, pegging, tease and denial, l’edging. Il feticismo dei piedi è quasi un passaggio obbligatorio: sembra banale ma anche solo baciare gli stivali della mistress crea un rapporto di dominazione molto forte. Personalmente adoro praticare l’anal play e il fisting. Anche il ball busting, ma non è molto diffuso. Ci sono poi le punizioni corporali che però tendenzialmente integro durante la sessione, come lo spanking.

Il rapporto tra le escort come te e il cliente rimane una cosa legata alla sfera professionale o un legame più forte?

È complicato. Spesso mi piace paragonarlo al legame che sia ha con il proprio psicologo, anche se i confini sono più labili. Tuttavia a tutela di entrambi ci deve essere una forma di professionalità. Loro vogliono una professionista, non un’amante: non vogliono doveri emotivi reciproci che vengono perciò declinati con il denaro. Inoltre, creare questo spazio sicuro consente di mostrarsi e raggiungere paradossalmente un certo tipo di intimità maggiore: loro sanno che non saranno giudicati e che tutto rimarrà qui. Si tratta di una sorta di intimità contenuta ma che proprio per questo può essere molto profonda. In modo simile per cui con uno psicologo ci si racconta senza veli, sapendo di essere in uno spazio protetto.

Qui trovate il sito ufficiale di Elettra Arazatah.

Leggi anche: Il piacere dà potere a chi siamo – scoprendo la queer art di Sara Brown

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