Donna argentina, trans, sex worker: questa storia ci spiega perché dobbiamo tutelarla

In Argentina, la comunità delle sex worker transgender è tra le più vulnerabili.

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Violenze, abusi, costrizioni: in uno dei paesi più avanzati al mondo in ambito di diritti LGBTQIA+, l’Argentina, esiste un sottobosco sconosciuto ai più, popolato da protettori e trafficanti di esseri umani senza scrupoli.

Qui, le sex worker – principalmente donne transgender – vengono sfruttate da potenti organizzazioni criminali, responsabili di un anello transcontinentale di prostituzione forzata che collega, in un filo diretto, anche l’Italia con l’Argentina.

Oggi, il Tribunale di Roma ha riconosciuto lo status di rifugiata proprio a una delle vittime di questo ignobile schema, che affonda le sue radici già prima della nascita del paese stesso. Vediamo cos’è successo.

Il caso

Il giudizio del Tribunale di Roma ha attribuito il diritto d’asilo a una donna transgender proveniente dall’Argentina, che è riuscita a liberarsi in modo indipendente dalla rete criminale che l’aveva sfruttata sia nel suo Paese d’origine che in Italia.

In una sentenza ragionata, che tiene conto anche dei progressi fatti dall’Argentina in ambito di riforme legislative e implementazione di politiche nazionali volte ad ampliare i diritti della comunità LGBTQIA+, il tribunale ha riconosciuto le lacune nei regolamenti a tutela della comunità dell* sex worker, in particolare quando si parla di donne transgender.

Se l’Argentina è infatti uno dei paesi più progressisti del Sud America – nel 2008, è stata riconosciuta l’autodeterminazione di genere e nel 2010 è stato celebrato il primo matrimonio tra persone dello stesso sesso -, le violenze, le discriminazioni e gli ostacoli nell’accesso ai servizi pubblici per questa particolare fascia vulnerabile di popolazione sono ancora all’ordine del giorno.

Senza contare gli innumerevoli episodi di police brutality nei confronti della comunità T – che si trova intrappolata in un circolo vizioso: da una parte, l’ostilità delle autorità che dovrebbero invece proteggerle. Dall’altra, la ferocia delle organizzazioni criminali.

Ora una delle vittime di questo torbido schema – la cui condizione “di persona transessuale e sex worker amplifica senz’altro il rischio di venire ulteriormente discriminata, e financo perseguitata”, come si legge nella sentenza – potrà acquisire lo status di rifugiata, e ricevere supporto, assistenza e asilo nel nostro paese.

Tuttavia, la problematica più ampia appare molto più complessa.

Argentina, un hub per il traffico di esseri umani

L’Argentina si è rivelata negli anni un nodo cruciale nel complesso e tragico fenomeno del traffico di esseri umani. Le vittime, spesso ridotte in condizioni inumane, si trovano intrappolate in una forma moderna di schiavitù, dove i trafficanti detengono un illegittimo “diritto di proprietà” su di loro, relegandole a un’esistenza di sfruttamento economico e servitù.

Non si tratta di un problema nuovo per l’Argentina. Lo sfruttamento sessuale affonda le sue radici nel periodo coloniale del Vicereame del Río de la Plata e ha continuato a proliferare dopo l’indipendenza.

Anche leggi storiche, come quella del 1875, che tentava di regolamentare la prostituzione, finivano per lasciare spazio a forme di sfruttamento, soprattutto minorile. Le reti criminali si sono intensificate alla fine del XIX secolo, attirando donne ebree dall’Europa centrale e dalla Russia con la promessa di sfuggire alla povertà e all’antisemitismo.

Una volta arrivate, queste donne erano costrette alla prostituzione o rivendute a altri sfruttatori.

L’incidenza di queste reti di trafficanti è andata crescendo nel tempo, specialmente all’inizio del XX secolo, quando hanno cementato alleanze con poteri istituzionali per garantirsi protezione legale.

Organizzazioni come MILIEU e La Migdal operavano con un elevato grado di impunità, finché casi come quello di Raquel Liberman nel 1929 non hanno portato alla luce l’osceno trattamento delle vittime.

Oggi, la situazione rimane critica. L’Argentina è un paese sia di origine che di transito e destinazione per la tratta di esseri umani. Un intrico di “Reclutadores”, “Marcadores” e “Proxenetas” lavora in simbiosi per catturare e sfruttare le vittime, spesso con la tacita o esplicita complicità di forze dell’ordine, magistrati e politici.

Le province di Entre Rios, Misiones e Corrientes sono particolarmente colpite.

Questo macabro “business” è spesso intrecciato con altre forme di criminalità organizzata, come il traffico di droga e di armi. Anche se la legge 16.666 del 1965 permette l’esercizio della prostituzione senza alcuna forma di regolamentazione, in pratica ciò ha solo agevolato l’estensione delle attività criminose su larga scala.

 

Copertina di RawPixels su Freepik.com

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