Prisma, parla Ludovico Bessegato: “Siamo felici nel rappresentare un’Italia diversa, fluida, più autentica”

La serie queer italiana più attesa dell'anno è in arrivo su Prime Video. La parola ai suoi protagonisti.

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Prisma, parla Ludovico Bessegato: "Siamo felici nel rappresentare un'Italia diversa, fluida, più autentica" - PrimeVideo Prisma Photocall6 - Gay.it

3 anni di lavoro, di ricerca, per dar voce ad una società diversa, autentica, reale, esistente. Prisma è la nuova serie di formazione Original italiana diretta da Ludovico Bessegato (Skam Italia) e scritta da Bessegato con Alice Urciuolo, prodotta in Italia da Cross Productions di Rosario Rinaldo per Amazon Studios. Su Prime Video dal 21 settembre, e con una nuova canzone scritta da Achille Lauro, la serie è stata presentata in anteprima mondiale alla 75esima edizione del Locarno Film Festival ed è interpretata da Mattia Carrano, Lorenzo Zurzolo, Caterina Forza, Chiara Bordi, LXX Blood, Matteo Scattaretico, Zakaria Hamza, Riccardo Afan de Rivera Costaguti, Flavia del Prete, Asia Patrignani, Elena Falvella Capodaglio, Andrea Giannini, e Nico Guerzoni.

Serie di formazione in 8 episodi, Prisma ruota intorno alla complessa relazione tra l’identità, le aspirazioni, l’aspetto fisico e gli orientamenti sessuali di un gruppo di adolescenti di Latina. Protagonisti del racconto sono due gemelli, Marco e Andrea (interpretati da Mattia Carrano), all’apparenza identici ma profondamente diversi nelle inquietudini che esprimono. Il loro percorso di scoperta di sé sarà gioioso e turbolento insieme e coinvolgerà allo stesso modo anche il loro numeroso gruppo di amici, tutti alla ricerca del proprio posto in un mondo in continuo cambiamento.

Prisma, parla Ludovico Bessegato: "Siamo felici nel rappresentare un'Italia diversa, fluida, più autentica" - PrimeVideo Prisma Photocall1 - Gay.it

In conferenza stampa Bessegato ha ricordato come l’Italia non sia “un Paese all’avanguardia, sul piano dei diritti”. “Ma esiste una parte importante di ragazzi che sono all’avanguardia, rispetto alla capacità di elaborare, riflettere e comunicare all’esterno certe sensazioni. Ho provato invidia per una generazione così flessibile mentalmente, rispetto alla mia generazione“.

Nicole Morganti, Head of Italian Originals Amazon Studios, ha raccontato la genesi di un progetto tanto ambizioso: “Volevamo rappresentare la realtà locale. In questo caso c’era voglia di innovare, su un argomento che è caro a tantissimi streamer. Raccontare il mondo dei giovani. Volevamo dargli una voce. Abbiamo ascoltato storie vere, di provincia, che raccontano la diversità in un modo che gli adulti non riescono a capire bene. Questa serie ci aiuterà a capire come l’identità di genere sia realmente fluida, come non sia necessario categorizzare, mettere dei paletti, come sia fondamentale accettarsi. Questa serie vuole scardinare certe regole. Prisma è un’occasione di autenticità, è una serie neorealista“.

Se con SKAM Italia Bessegato si era ‘limitato’ ad adattare la celebre serie svedese, con Prisma è arrivato l’esordio assoluto con qualcosa di inedito. “C’era da parte mia, di Alice e di Cross Production, il desiderio di misurarmi in qualcosa di più grosso. Come se SKAM sia stata una grande palestra. Mi chiedevo se sapessi fare una serie originale da solo. Avevo il desiderio di provare a me stesso che ero davvero capace di farla. C’è stato un lavoro preliminare fatto da Alice e Cross, un lavoro di ricerca, Alice ha conosciuto una ragazza trans, Giovanna Cristina Vivinetto, poetessa molto famosa. Giovanna ha un fratello gemello. Partendo dalla sua storia, Alice ha iniziato a tessere la trama, i personaggi primordiali, e quando ha condiviso con me questo spunto l’ho trovato meraviglioso. Questa fluidità, che non riguarda soltanto l’identità di genere del protagonista ma tutti i personaggi, l’ho subito trovata molto interessante. Prisma è presto diventato la cosa più importante per me, realizzata negli ultimi 3 anni, c’è un’enorme dose di ambizione, c’è molto più di noi, ci siamo presi il tempo per osservare, incontrare, cercare la complessità. E abbiamo avuto la fortuna di avere grandi risorse. Abbiamo girato per 15/16 settimane. Abbiamo avuto tutto quello che pensavamo fosse necessario per realizzare un prodotto stupendo, questa era la nostra ambizione. È una serie su cui non abbiamo negoziato, su nulla. Era la serie che volevamo fare“.

Classe 1994, Alice Urciuolo ha così approfondito l’origine della storia.

“Quando diciamo che le nostre storie nascono dal reale, in Prisma è accaduto realmente. Io e Giovanna frequentavamo l’università insieme, poi ha publicato un libro di poesie, Dolore Minimo, in cui parla della sua transizione. Giovanna è una ragazza transgender che in questo libro racconta la sua transizione, incredibilmente emozionante, individuale, che parlava di temi che uscivano dal racconto mainstream. Quando raccontiamo cose di cui non abbiamo esperienza diretta ascoltiamo gli altri. C’è molto di Giovanna nel personaggio di Mattia. Giovanna ha un gemello, realtà che offriva una materia diretta ed efficace sul tema del doppio e su cosa volesse dire per Andrea avere davanti a sé sempre se stesso, ma soprattutto quella persona che la società vorrebbe lui fosse. Questo è il tema cardine di tutto Prisma, quello che noi indaghiamo è “cosa è un uomo, cosa è una donna oggi, cosa ci si aspetta oggi da una ragazza, da un ragazzo?”. C’è tutta un’indagine sui ruoli di genere, che ha un valore di rivisitazione storica. Non a caso l’abbiamo ambientata a Latina, fondata dal fascismo, che aveva fatto della società patriarcale il suo modello unico di famiglia. Questi luoghi nella serie sono il simbolo di una realtà più grande che ci riguarda tutti, porta il segno di quello che siamo stati. Ci sembrava molto tematico parlare di questi temi propio in quel posto”.

Sulla ricerca eventuale di attori dichiaratamente queer, Bossegato è stato perentorio:

“È illegale chiedere ad un colloquio di lavoro o ad un provino di definire la propria identità o il proprio orientamento sessuale. Ci sono dei casi in cui le persone fanno coming out pubblici, quindi sono informazioni che conosciamo. Ci sono poi casi in cui si rimane nella sfera privata. Nello specifico, Prisma ha dei personaggi più adulti che si definiscono, ma la maggior parte dei personaggi di Prisma non si definisce. Parliamo di indefinizione, fluidità, non-binarismo. Chiedere ad un attore di definirsi sarebbe stato il contrario rispetto a quello che volevamo raccontare, ovvero un mondo di persone che sono ancora alla ricerca di sé stessi. Orientamento e identità non sono fatti statici, ma dinamici. Persone che ho conosciuto hanno arricchito la propria identità e il proprio orientamento di sfumature. Anche volessi chiedere, al momento di un provino, quale sia la propria identità o orientamento, la risposta potrebbe essere strumentale e/o non è detto che quella condizione possa rimanere intatta negli anni a seguire. Quell’elemento non deve essere l’elemento centrale nella scelta di casting. L’identità di Andrea è in evoluzione, che lui sta cercando. Se anche fosse, non ci sarebbe una definizione che un attore al provino di Prisma avrebbe potuto darmi in relazione al personaggio, perché tutti i personaggi cambiano”.

Prisma arriva nel pieno di una campagna elettorale in cui proprio queste tematiche, legate all’identità di genere, all’omogenitorialità e alla fluidità, vengono ogni giorno pesantemente strumentalizzate. In tal senso c’è chi ha persino chiesto la censura di un cartone animato perché propaganderebbe contenuti LGBT nei confronti dei bambini a causa di un protagonista con due mamme. Come reagire ad attacchi che potrebbero essere definiti minatori, soprattutto in prospettiva futura? Questa la risposta di Ludovico Bessegato.

“Come la pensiamo noi credo sia chiaro. Tutto ciò che va in direzione opposta a questo ci interessa meno. Non vorrei nemmeno che una serie come Prisma venisse strumentalizzata. Non ci tiriamo indietro, affrontiamo certi temi e presentiamo certi personaggi, ma quello che volevamo fare era una serie universale, che avesse un suo senso di esistere anche tra 20 anni. Non ci interessava fare una serie manifesto, perché le cose cambiano, le società evolvono, e se quella serie avesse un senso di esistere solo per sviluppare un tema, nel momento in cui quel tema speriamo presto venga superato  vorremmo che la serie possa rimanere, perché fatta di personaggi, conflitti, buona scrittura, regia e interpretazioni. Da un certo punto di vista mi sottraggo dall’idea di aver fatto una serie ideologica che vuole parlare direttamente di questi temi, avevamo l’ambizione di fare un romanzo di formazione. Scritto in questi anni, anni in cui i ragazzi parlano di queste cose, e noi abbiamo parlato delle cose che sono nelle teste e nelle priorità dei ragazzi. Non penso che una serie da sola possa cambiare le teste, anche se volessimo rimarremmo molto delusi perché da sempre si prova a raccontare una società diversa, sono 5 anni che si fa SKAM, eppure i sondaggi che abbiamo parlano da soli. Non mi faccio tante illusioni sul fatto che una serie possa spostare l’esito elettorale, ma si può contribuire ad arricchire il dibattito, la narrazione, la rappresentazione. È un lavoro lento di costruzione, di una rappresentazione diversa, e noi siamo felici nel rappresentare un’Italia diversa, più autentica di tante Italie che vengono raccontate”.

 

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