I diritti della comunità LGBTQ+ in Africa continuano a essere minacciati quotidianamente. Dopo la terribile legge attualmente discussa in Ghana, è il turno del Senegal stringere la morsa sulle persone queer. Il 13 dicembre alcuni membri dell’Assemblea Nazionale hanno presentato una proposta di legge che mira a peggiorare la già ardua condizione della comunità queer.
Attualmente la pena prevede la reclusione fino a cinque anni con l’accusa di “atti contro natura”, ma i legislatori desiderano estenderla fino a dieci anni. Alioune Souaré, il promotore, ha formato, affiocato da Ababacar Mboup, Mamadou Lamine Diallo e Moustapha Gouirassy un’alleanza dal nome Say No To Homosexuality Alliance, che conta di depositare la proposta in parlamento molto presto. Sono infatti due anni che i deputati sarebbero al lavoro su questa legge, supportata anche dalle lobby anti-LGBTQ+ che popolano il Paese.
Le conseguenze potrebbero anche essere peggio di quello che sembrano. Non solo, infatti, si inasprirebbero le pene per coloro che non sono eterosessuali. La legge mira anche a colpire le persone intersessuali – anche qui con reclusione fino a dieci anni -, considerate “inclini a tutte le orge sessuali immaginabili”. Infine, l’obiettivo è includere anche il solo sostenere la comunità LGBTQ+ un crimine: dai tre ai cinque anni in prigione e una multa da CFA500,000 a cinque milioni per tutti coloro che praticano qualunque forma di attivismo LGBTQ+. Nella prima bozza, circolata il 13 dicembre, si legge come l’intenzione sia far arrivare le leggi della Nazione a comparare l’omosessualità con “bestialità, necrofilia e altre pratiche simili”.
«Quando le libertà individuali, in particolare le più sacre – la privacy tra adulti consenzienti – vengono attaccate, allora resta poco tempo per rendersi conto che la democrazia è in pericolo»
Djamal Bangoura parla per tutti gli attivisti che hanno lanciato un appello internazionale, terrorizzati dalle prospettive per il futuro. Anche se non è ancor chiaro se la legge raccoglierà il supporto di altre parti politiche, può già contare sul consenso di una parte della popolazione, mossa anche dal fervore religioso che anima molti Stati africani. Proprio quest’anno, durante una protesta organizzata da alcune associazioni religiose, si sono viste migliaia di persone alzare cartelli con scritto “LGBT è una minaccia per l’umanità”. Sarà quindi difficile combattere l’inasprimento delle leggi, già etichettate dal Freedom Collettive of Senegal “il disegno di legge per uccidere la libertà”.
Dopo l’affermazione del presidente Macky Sall cinque anni fa – «Mai, sotto la mia autorità, l’omosessualità verra legalizzata sul territorio senegalese» – gli arresti in nome dell’articolo 319 del Codice Penale del Senegal hanno avuto un’impennata, soprattutto nel 2020. Il presidente Sall ha chiesto che le persone LGBTQ+ siano perseguitate e cacciate durante le elezioni presidenziali di due anni fa e anche le Nazioni Unite hanno invitato il Paese a decriminalizzare l’omosessualità. Gli attivisti e la comunità queer senegalese, tuttavia, non sono sorpresi dalla proposta di legge, dato che da anni il clima di terrore viene alimentato da tutti i fronti.
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