Roccella e il no al certificato UE di filiazione: “Se lo regolarizziamo si alimenta l’utero in affitto”

"Non mi sembra che ci sia una discriminazione nei confronti di questi bambini", ha incredibilmente detto la ministra per le pari opportunità.

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Roccella e il no al certificato UE di filiazione: “Se lo regolarizziamo si alimenta l’utero in affitto” - Eugenia Roccella - Gay.it
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Eugenia Roccella, ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità nel governo Meloni, ha difeso quanto avvenuto in commissione in Senato due giorni or sono, con la bocciatura della proposta UE per il riconoscimento dei diritti dei figli delle coppie dello stesso sesso e l’adozione di un certificato europeo di filiazione..

Intervistata dal Corriere della Sera, Roccella ha legato il “no” del governo Meloni alla gestazione per altri, in Italia e in 23 Paesi UE su 27 già vietata.

La maternità surrogata, che preferisco chiamare utero in affitto perché è più chiaro che c’è una compravendita della genitorialità, un vero e proprio mercato. I bambini di coppie di uomini omosessuali nascono con l’utero in affitto. La questione è se vogliamo legittimarlo oppure no. Non è un problema di omosessuali o eterosessuali, è molto sbagliato pensare che chi è contro questo mercato voglia colpire gli omosessuali, vorrei che non si confondessero proprio le due cose: l’utero in affitto e l’orientamento sessuale, le scelte sessuali delle persone. È la pratica dell’utero in affitto che va combattuta anche a livello internazionale“.

A detta di Roccella, “non mi sembra che ci sia una discriminazione nei confronti di questi bambini soprattutto dopo la sentenza della Corte costituzionale sulle cosidette adozioni in casi particolari con cui si inserisce completamente il bambino nel nucleo familiare”. “I giudici hanno il compito di verificare che il rapporto con l’altro genitore non biologico ci sia davvero e sia continuativo. Questo una legge che attiva un procedimento automatico non lo può fare“.

Secondo la ministra per le pari opportunità sarebbe quindi normale che due mamme e/o due papà debbano obbligatoriamente dimostrare la propria genitorialità in un tribunale.

Se una persona va all’estero a fare la pratica dell’utero in affitto e sa benissimo che in Italia c’è una legge che garantisce che il bambino sarà figlio del committente — voglio chiamarlo committente, è un mercato — così non lo combatti il problema“, ha proseguito Roccella. “Se noi regolarizziamo tutto incrementiamo questa pratica. E noi invece vogliamo combatterla a livello internazionale, facendolo diventare un reato universale. Un emendamento contro l’utero in affitto proposto in Europa è stato bocciato, non votato da Elly Schlein“.

Anche sul fronte dell’eventuale adozione per le coppie gay, la ministra è sata netta nell’esplicitare la propria contrarietà. “La legge sulle adozioni prevede una serie di condizioni e, chiaramente, il migliore interesse per il bambino. I bambini si affidano alle famiglie che hanno requisiti richiesti“. Ovvero avere una mamma e un papà.

Sabato 18 marzo ore 15, in piazza della Scala, si terrà una manifestazione a sostegno delle famiglie arcobaleno.

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