Sanremo 2023, nel futuro con Levante: le cantautrici non sono un miraggio

L'artista torna sul palco dell'Ariston con un album verde come la speranza.

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LEVANTE OPERA FUTURA
LEVANTE OPERA FUTURA
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Uno dei ricordi migliori di Sanremo 2020 è stato quando hanno annunciato Levante: canta Levante, Tikibombom, testo Levante. Niente co-autori, perché le parole erano tutte dell’artista sul palco e nessun altro.

Direte un particolare da poco, eppure Levante stessa, all’anagrafe Claudia Lagona, ci tiene a sottolinearlo: “Fatico a far dire alle persone cantautrice, che è diverso da cantante” spiegava un anno fa in un’intervista con Basement Café 4. Come dice anche lei, non c’è niente di male a dire la cantante, ma lei è anche autrice dei suoi pezzi, e allora perché non sommare le due parole in un unico termine?

LEVANTE
Levante (Photo: Marcello Junior Dino)

Un dettaglio all’apparenza da poco, che invece, dice molto di più quanto e come consideriamo la penna delle autrici in Italia.

Come evidenzia anche Jacopo Tomatis, docente di pop music al Dams di Torino in un’intervista per l’Avvenire, nel nostro paese il cantautore è culturalmente maschio: non diciamo il cantante De André o De Gregori, perché gli uomini sono quelli che non solo scrivono, ma hanno la capacità di raccontare alle nostre orecchie temi importanti. Le donne della musica sono le voci che cantano le parole degli altri: “La cantautrice tende spesso a scrivere di argomenti femminili e personali, mentre il cantautore è sdoganato a cantare qualunque cosa” dice Tomatis.

Un luogo comune che Levante ha sempre messo in discussione: dagli esordi quando nel 2013 cantava ‘la vita di merda’ in Alfonso  all’inno queer di Santa Rosalia, patrona di Palermo costretta ad un matrimonio di convenienza ma innamorata di un’altra donna, fino al 2019 con ‘Andrà tutto bene‘, che molto prima dell’hashtag motivazionale della pandemia, rispondeva con amaro sarcasmo all’intolleranza della nostra classe politica (“La vita è un dono sacro, l’eutanasia un peccato/Se muore un uomo in mezzo al mare è solo un immigrato”) e l’indifferenza davanti il pianeta terra (“Mi muovo in imbarazzo nel caldo di dicembre/si scioglie il mondo, ma il tuo pollice non è verde/ti piace la natura, ma non sai dare aiuti/ti va di fare un tuffo in mare, ma poi ti rifiuti tra i tuoi rifiuti”).

Ma anche i leoni da tastiera, l’arroganza degli uomini, la rielaborazione del lutto, redenzione e (ri)nascita personale: la discografia di Levante è un coming of age accompagnato da riferimenti biblici, citazioni storiche, iconografia sacra, e dettagli pescati nella mondana quotidianità. Che sia una storia d’amore finita male o memorie d’infanzia, le sue canzoni sono le pagine del di un diario che attraverso giochi di parole e twist improvvisi da un verso all’altro, trovano spazio per la storia di chiunque.

 

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A quattro anni da Magmamemoria, epopea musicale che ripercorreva le radici di un passato mai andato via, all’alba del 2023 Levante ritorna con un album che guarda dritto al futuro:  Opera Futura, in arrivo il prossimo 17 Febbraio, lascia da parte il rosso vulcanico del precedente capitolo per dare spazio ad un verde speranza che illumina la via di casa come una lanterna.

Nella copertina, che già ha fatto il giro del web in nemmeno ventiquattro ore, Levante tiene con sé un cigno, simbolo di speranza ma “anche della bellezza e del pensiero leggero” scrive, “in quanto sconfigge la gravità sentendosi a casa in cielo come in terra e in acqua”.

L’album segna anche il ritorno dell’artista sul palco di Sanremo, dove si esibirà sulle note di Vivo, una canzone che definisce un inno a ritrovare l’equilibrio: diventata mamma di Alma Futura (che prende anche il titolo della settima traccia dell’album), il brano racconta con vulnerabile onestà i lati oscuri del post-parto, in un “grido liberatorio carico di tensione vitale. Riappropriarsi di mente e corpo, avere la sensazione di poterli ancora amare, nonostante la trasformazione repentina, e gioirne, significa potersi sentire ancora magicamente vivi”.

Tutto quello che sappiamo di una nuova era rimasta top secret fino a qualche mese fa, attesa, anticipata per quattro anni con la cura e l’amore che si da ad un nascituro che va cresciuto, nutrito, e preparato prima di uscire nel mondo.

Quarto step di un’artista fedele al proprio sguardo, capace di raccontarsi senza compromessi, umana e vitale come la migliore musica pop sa fare.

Anche quest’anno Levante promette di farci alzare il volume, rendendo presente al palco dell’Ariston che le cantautrici in Italia non sono un miraggio. Se solo iniziassimo a chiamarle col loro nome.

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