SCOPRENDO LO SCHUBERT OMO

E' in libreria una nuova biografia del grande musicista austriaco, che non tralascia di parlare della sua sessualità. Ce ne parla l'autore.

SCOPRENDO LO SCHUBERT OMO - schubert - Gay.it
6 min. di lettura

Chissà perché esiste un vizio tutto italiano di scrivere saggi in cui gli autori più che parlare al lettore parlano a se stessi. Godono del loro linguaggio colto con rimandi e intrecci interdisciplinari tutti pertinenti, per carità, ma che hanno il risultato di allontanare il lettore medio o, ancora peggio, di mettere in difficoltà i poveri studenti. Saggi che dovrebbero servire alla divulgazione della cultura sono invece uno scambio erudito fra una ristretta cerchia di studiosi al fine di accrescere la propria stima reciproca o per mandare segnali a colleghi avversari. Certa cultura italiana soffre di un provincialismo che sarà impossibile estinguere. Provate a consultare una rivista letteraria realizzata in ambito universitario, oppure un saggio di letteratura antica, un libro su Dante o su Petrarca: ci capirete ben poco.
Purtroppo anche la critica musicale italiana soffre della stessa malattia. I testi dei nostri musicologi sono appannaggio di un élite ancora più appartata e autocelebrativa che sembra godere del proprio isolamento culturale. Senza andare a consultare i loro libri, basterebbe semplicemente pensare ai programmi di sala che illustrano le opere e i concerti dei nostri teatri italiani. Li acquistiamo all’ingresso a prezzi salatissimi, ci servono per seguire il libretto o per leggere la sinossi, ma quando andiamo ad affrontare il saggio critico del musicologo tal dei tali, ecco che la nostra mente si offusca. Di solito ci colpevolizziamo per la nostra ignoranza in campo musicale ma faremmo meglio a diventare più critici nei confronti di questi signori che amano fare sfoggio di erudizione senza servire allo scopo per il quale sono stati interpellati, quello cioè di divulgare.
Tutte queste considerazioni mi sono state provocate dalla lettura di un saggio su Schubert pubblicato qualche mese fa dalla casa editrice torinese EDT. Si intitola L’altro Schubert (173 pagine, 15 euro) e lo ha scritto Sergio Sablich, docente al Conservatorio di Firenze, musicologo, critico musicale e direttore artistico dell’Orchestra regionale della Toscana. Forse perché insegnante e quindi più sensibile ai problemi dell’apprendimento, oppure perché direttore di un’orchestra che ha come obiettivo principale la divulgazione della musica, o semplicemente perché intellettuale attento e intelligente, fatto sta che ho finalmente capito il perché della grandezza della musica di Schubert, che anni di letture – seppur distratte non lo nego – di commenti e programmi di sala (ma giuro di avere pure affrontato la lettura di qualche saggio sul compositore austriaco) non mi avevano fatto comprendere.
Come dice lui stesso nella breve intervista che ci ha rilasciato e che riportiamo alla fine di questo articolo, il titolo del libro fa riferimento al tentativo di far conoscere il vero Schubert che una certa tradizione musicale ha cercato di occultare forse a causa della grandezza della sua stessa musica la quale ha alimentato il mito di un artista tutto modestia e candore, musicista “naturale” e creatore inconsapevole di melodie immortali, che non rispecchia affatto né la tragicità della sua vita né il suo forte impegno artistico.
Aggiungerei alle intenzioni dell’autore anche un altro significato del titolo, perché l’altro Schubert può fare benissimo riferimento allo Schubert che altri prima d’ora non sono stati in grado di spiegare e raccontare con un linguaggio semplice, con esempi chiari tratti dall’analisi dei Lieder o dei concerti, che rendono evidentissimo il valore e l’originalità dell’arte del grande musicista.
Un altro merito del saggio è quello di parlare senza ipocrisia dell’omosessualità di Schubert. L’autore dedica il primo capitolo alla sua biografia e dichiara quanto sia importante fare chiarezza sulla vita dell’artista (non solo di questo ma di tutti i “creatori” di ingegno) per capire meglio la sua arte.
Non che si debba andare necessariamente alla ricerca morbosa dei più piccoli particolari della vita di un autore, ma non è nemmeno giusto negare aspetti fondamentali del carattere, con l’intento di tramandarne un’immagine idealizzata e pura. Un esempio eclatante in letteratura è stato quello di Federico García Lorca di cui la famiglia per anni ha occultato scritti e opere che facevano diretto riferimento alla sua omosessualità e che solo nei recenti anni ottanta, grazie all’abilità di critici ostinati e controcorrente sono venuti alla luce. Mi riferisco principalmente ai Sonetti dell’amore oscuro la cui rivelazione ha del romanzesco.
Nel caso di Schubert uno studio come questo aiuta a chiarire alcuni interrogativi sulla sua personalità e sulle conseguenze che essa ebbe nella sua vita e nell’opera. Tutte le testimonianze di chi lo conobbe concordano su un punto: il suo carattere presentava zone enigmatiche, fra loro sdoppiate se non opposte. E tracce di questa doppia natura inquieta e contrastante è evidentissima nella sua produzione, soprattutto nei Lieder. Sablich li indica sapientemente: nei testi poetici che egli scelse di musicare, nei temi trattati, nella struttura delle composizioni e nell’uso del pianoforte, tutte caratteristiche che danno vita a una nuova creazione: il Lied narrativo a sfondo psicologico.
L’autore spiega che il musicista era stato attratto in modo morboso dall’aspetto più abnorme della poesia romantica. I suoi primi Lieder, soprattutto le ballate, ribollono costantemente di situazioni estreme, efferate e quasi orride: eccessi passionali, fantasie di cadaveri, visioni spettrali, pianti e lamenti, perfino istinti omicidi contro natura, come Der Vatermörder (Il parricida) nel quale è impossibile non vedere un gesto autobiografico di rivolta.
Tutta la sua vita si svolse a contatto di una fitta cerchia eterogenea e trasversale di amici viennesi. Oltre al gruppo di ex compagni di liceo egli frequentò un élite di giovani intellettuali e di artisti. Un elemento di coesione del gruppo era costituito dal rifiuto delle convenzioni borghesi e da una condotta di vita libera, emancipata anche nei costumi sessuali: alcuni di essi erano dichiaratamente omosessuali, altri disinvoltamente bisessuali. Queste amicizie esclusivamente maschili, cementate da un vincolo di comunanza assoluta, furono il fondamento dell’esistenza di Schubert, in un certo senso sostituirono quello a cui lui aveva rinunciato: il matrimonio, la famiglia e la carriera.
Non è dunque azzardato mettere in relazione la natura delle sue scelte artistiche con quelle esistenziali. Ma attenzione, Schubert non si commiserò per questo. Sablich ce lo ribadisce nelle ultime pagine, ricorrendo a un romanzo di Ingmar Bergman intitolato Il quinto atto in cui la musica e la figura di Schubert illustrano una riflessione sulla vita e la morte e sulla giustificazione dell’opera d’arte. Colpisce l’identificazione che il regista svedese compie tra l’artista creatore e il suo destino, rispecchiandolo proprio in Schubert. Nonostante le umiliazioni subite, egli fu consapevole del suo genio, ma era assalito dai dubbi sul significato della sua arte. Soprattutto lo tormentava l’idea che la sua musica potesse essere fraintesa, considerata come una testimonianza di dolore e di rinuncia, al punto che durante un’esecuzione a quattro mani della sua Sinfonia Grande, si rese conto che l’amico Marcus Jacobi che lo accompagnava non aveva compreso le intenzioni della sua opera e proruppe in un’aperta confessione nella quale spiegò che il tema centrale dell’opera è un grido, non di dolore ma di gioia, che serviva a lenire l’inferno in cui viveva, la malattia e la furia dei medicinali. Nel romanzo di Bergman, Schubert sul letto di morte dice con un filo di voce “Sto affondando”. Poi rimane in silenzio per qualche secondo e ascolta… ascolta la sua stessa musica. Infine dice in modo chiaro e nitido: “Non sto affondando, non sto affondando, sto salendo, sto salendo…”.

A Sergio Sablich, abbiamo rivolto qualche domanda sull’aspetto di Schubert che più ci interessa, quello dell’omosessualità.

Qual è il significato del titolo del suo saggio, L’altro Schubert.
Esiste uno Schubert nascosto, occultato, falsificato, etichettato, passato nella tradizione con caratteri stereotipati. L’altro Schubert è la ricerca di questa faccia nascosta, la più vera e personale del compositore.
Come mai per anni biografi e musicologi hanno taciuto l’omosessualità di Franz Schubert oppure si sono affannati a provare il contrario?
L’omosessualità rimane per molti studiosi un tabù, quasi una vergogna, e come tale appunto da occultare. Si è trattato di una vera e propria falsificazione, che nega l’evidenza, fatta per salvare l’immagine di uno Schubert etereo e fuori dal mondo. Un’omissione grave, inaccettabile.
Lei cita un confronto di Schumann fra la musica di Schubert e quella di Beethoven secondo cui la musica del viennese assomiglia a una donna che prega e persuade mentre quella del tedesco comanda. Si può essere d’accordo con questa interpretazione?
Non credo che Schumann sapesse dell’omosessualità di Schubert. La sua visione è suggestiva, ma può portare a false interpretazioni, e va vista alla luce del linguaggio fiorito tipico di Schumann, della sua anima romantica. Schubert è tutt’altro che donna.
Secondo lei è importante ai fini dell’interpretazione dell’opera conoscere la sessualità dell’artista?
È importante conoscere, di un artista, tutti i moventi alla creazione, che hanno radici nella vita vissuta. Il rapporto tra vita e arte è sempre molto complesso, ma non si può prescindere dal cercare di stabilire un collegamento, che ovviamente non deve essere né automatico né deduttivo.
Ritiene che gli artisti omosessuali abbiano una sensibilità maggiore oppure la sessualità non ha niente a che fare con la percezione e la creazione dell’arte.
Quella della sensibilità maggiore riferita agli omosessuali mi pare anch’essa una falsificazione. Gli omosessuali sono esseri come tutti gli altri, né più né meno, e vivono una vita interiore che non deve essere giudicata sulla base delle loro affinità sessuali. La sessualità è comunque una componente dell’arte, in tutti gli individui, di qualsiasi tendenza essi siano.

Sergio Sablich
L’altro Schubert
EDT, 2003, 173 pagine, 15 euro

di Alberto Bartolomeo

Gay.it è anche su Whatsapp. Clicca qui per unirti alla community ed essere sempre aggiornato.

© Riproduzione riservata.

Partecipa alla
discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.

Trending

HUGO™ 2: recensione dei due nuovi massaggiatori prostatici della LELO (che gli uomini sposati amano) - 1000056146 01 - Gay.it

HUGO™ 2: recensione dei due nuovi massaggiatori prostatici della LELO (che gli uomini sposati amano)

Corpi - Gio Arcuri 29.1.24
Cannes 2024, Vivre, Mourir, Renaitre è il nuovo film queer di Gaël Morel con Victor Belmondo e Théo Christine (VIDEO) - Cannes 2024 Vivre Mourir Renaitre 3 - Gay.it

Cannes 2024, Vivre, Mourir, Renaitre è il nuovo film queer di Gaël Morel con Victor Belmondo e Théo Christine (VIDEO)

Cinema - Redazione 22.5.24
“Specchio specchio delle mie brame”, la sexy gallery social vip tra Mahmood, Piper, Lamoglia, Ghali e altri - Specchio Specchio - Gay.it

“Specchio specchio delle mie brame”, la sexy gallery social vip tra Mahmood, Piper, Lamoglia, Ghali e altri

Culture - Redazione 23.5.24
Ambra e il body shaming da parte della stampa quando aveva 17 anni: "Sottolineavano ovunque quanto fossi diventata grassa" - Ambra e il body shaming da parte della stampa quando aveva 17 anni - Gay.it

Ambra e il body shaming da parte della stampa quando aveva 17 anni: “Sottolineavano ovunque quanto fossi diventata grassa”

Culture - Redazione 22.5.24
©AFP

Meryl Streep è nessunə e tuttə noi

Cinema - Riccardo Conte 20.5.24
Mahmood: "Sono stato un ragazzino cicciotello per niente cool, ma più libero e sicuro di chi sono oggi"

Mahmood: “Sono stato un ragazzino cicciotello per niente cool, ma più libero e sicuro di chi sono oggi”

Musica - Emanuele Corbo 22.5.24

Hai già letto
queste storie?

Sanremo 2024, Amadeus apre ai trattori. Il leader Danilo Calvani insultava Vendola, "è contro natura" - Sanremo 2024 Amadeus apre ai trattori. Quando il leader Danilo Calvani insultava Nichi Vendola 3 - Gay.it

Sanremo 2024, Amadeus apre ai trattori. Il leader Danilo Calvani insultava Vendola, “è contro natura”

Culture - Redazione 6.2.24
I film LGBTQIA+ della settimana 20/26 maggio tra tv generalista e streaming - Film queer 2 - Gay.it

I film LGBTQIA+ della settimana 20/26 maggio tra tv generalista e streaming

Culture - Federico Boni 20.5.24
Sarah Toscano, Amici 23

Sarah Toscano vince Amici 23: è lei la popstar del futuro

Culture - Luca Diana 19.5.24
Cecilia Gentili Interview photographed by Oscar DIaz_

Dio e il corpo transgender, il funerale di Cecilia Gentili diventa un momento di orgoglio queer e i cattolici si indignano

Culture - Mandalina Di Biase 27.2.24
Serena Bortone, chesarà...

La Rai censura il monologo di Antonio Scurati: ecco tutto quello che è successo nelle ultime ore

Culture - Luca Diana 21.4.24
Intelligenza artificiale e comunit lgbtiqa

Intelligenza artificiale e impatto su comunità LGBTQIA+ e gruppi marginalizzati

Culture - Francesca Di Feo 22.12.23
Sanremo 2024, i favoriti dei bookmakers dopo le pagelle dei giornalisti. Vince Annalisa? - Sanremo 2024 2 - Gay.it

Sanremo 2024, i favoriti dei bookmakers dopo le pagelle dei giornalisti. Vince Annalisa?

Culture - Federico Boni 17.1.24
Giuseppe Giofrè tra bullismo e il primo amore con Adam: "Ho passato momenti brutti" (VIDEO) - Giuseppe Giofre - Gay.it

Giuseppe Giofrè tra bullismo e il primo amore con Adam: “Ho passato momenti brutti” (VIDEO)

Culture - Redazione 16.4.24