Sono Maria e sono Andrea: sono una persona Genderfluid

Cosa significa essere genderfluid? Ecco la storia di chi sente di appartenere ad entrambi i generi.

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Donna o uomo? Cosa sono? Chi sono!

A volte mi sento un uomo, a volte mi sento una donna. A 19 anni ho fatto il mio primo coming out come ragazzo transgender, già allora, tuttavia ho sempre voluto essere vicino all’ideale del maschio androgino. Già allora portavo vestiti “socialmente” ritenuti femminili perché, a volte, lo desideravo. Ma pensavo semplicemente di essere un ragazzo che non segue le norme di genere: non-conforming, mi pare si dica.

Fino a non troppo tempo fa indossavo costantemente solo i panni dell’uomo trans, prima ancora solo etero, prima ancora solo dominante. Ero costantemente in lotta contro il mio corpo.

Ora, il mio corpo non mi è più estraneo. E non sento il bisogno di ricorrere ad una transizione medicalizzata.

Il mio corpo è come dovrebbe essere, niente di più e niente di meno. Io sono io, i miei fianchi larghi sono i miei fianchi larghi, le mie mani sottili sono le mie mani sottili, i miei occhi grandi sono i miei, il mio seno è mio, è mio tutto.

La mia presentazione è fluttuante come il mio genere. A seconda di come mi sento e di ciò che sono in quel momento, cambia il mio modo di vestirmi: se mi sento uomo esco in giacca, camicia e cravatta e uso una canotta contenitiva per coprire il seno. In quei momenti mi sento bello e orgoglioso dell’uomo che sono. Se mi sento e sono donna posso indossare una gonnellina a pieghe rosa, un tacco 12, un reggiseno di seta che mi fa sentire felice del mio piccolo seno. E in quei momenti mi sento bellissima e orgogliosa della donna che sono.

Ma cos’è il genere? Credo sia un sentire personalissimo e sicuramente, l’identità di genere non è necessariamente collegata all’espressione di genere, ma nel mio caso sì. Nel mio caso la mia identità di genere è anche collegata, in un modo eteronormativo, all’orientamento sessuale, perché è così che Io mi esprimo. Quando sono Andrea sono un uomo elegante, che usa un outfit sobrio e assolutamente maschile da dandy ottocentesco (giacca, cravatta, camicia, gilet). Ed è da Andrea e quindi da uomo, che mi piace particolarmente, provarci con le donne. Quindi, per quanto possa suonare retrogrado, sarei anche un uomo eterosessuale. Quando sono Maria posso provare vari stili e look: quello da ragazzina, quindi un po’ infantile, quello più fetish (con autoreggenti, tacco 15, abiti in pelle verniciata etc.), quello elegante con vestiti lunghi da sera, magari impreziositi da dettagli in raso etc. Tuttavia, questo è il mio personale modo di vivere la mia identità di genere fluida e so perfettamente di non rappresentare le persone trans genderfluid e vorrei anche aggiungere, come accennato prima, che l’espressione di genere e l’identità di genere non sono necessariamente collegate. La differenza tra espressione di genere e identità di genere è ancora sconosciuta a molti purtroppo, e questo porta spesso a fraintendimenti e discriminazioni verso le persone transgender e non-binary anche all’interno della stessa comunità LGBTQ+.

Non sono confuso e non sono confusa, so perfettamente chi sono in questo momento: Un essere umano (genere prossimo) e una persona transgender genderfluid (differenza specifica) che agisce secondo le proprie peculiari caratteristiche il genere maschile e il genere femminile. Queste non sono entità metafisiche eterne e universali valide per ogni uomo o ogni donna o ogni persona non-binary, proprio perché il nostro ‘genere’ non solo non è rappresentato dal carattere biologico, ma nemmeno da tutti i ruoli e le norme che decidiamo di incarnare per affermare, difendere, rivendicare la nostra identità. È vero, alcuni tra noi sono appassionatamente attaccati a queste norme, e le incarnano con ardore; altri, invece, le rifiutano. Alcuni le detestano, ma si adeguano. Altri ancora traggono giovamento dall’ambiguità.

Personalmente, capire chi sono, che non ci sono limiti a ciò che posso essere ha aumentato notevolmente la mia autostima e la mia sicurezza verso me stessa e verso me stesso. Ho cominciato a sentirmi bello e ho cominciato a sentirmi bella quando ho cominciato a sentirmi ME, in tutte le mie sfaccettature e senza nessuna castrazione.

Ho cominciato a sentirmi libero e libera e ho cominciato a sentirmi ME quando ho capito che non ci sono limiti a ciò che posso essere, gli unici limiti sono quelli che mi autoimpongo.

Come sono un uomo sono anche una donna. E questo non mi spaventa per nulla, perché mi fa sentire libero e mi fa sentire libera, mi fa sentire me stesso e mi fa sentire me stessa. Se dovessi giocare con le categorie potrei anche definire il mio genere come uno switchiare da anima ad animus – utilizzando un linguaggio Junghiano – a seconda delle mie esigenze e delle contingenze esterne che le creano.

Certo, quando la domanda “Cosa sei?” – in relazione al sesso, al gender, all’ orientamento sessuale etc – diventa irriverente ho sempre risposto usando l’ironia: “Un essere umano, probabilmente.”

Grazie per la tua testimonianza. Hai un messaggio per i nostri lettori?

Ai lettori posso solo dire: vivetevi senza paure, senza pregiudizi, perché come il fuoco è mentre brucia, noi siamo mentre viviamo e può capitare anche di rendersi conto che tutte le costruzioni e le impalcature mentali che abbiamo fatto di noi non corrispondano più a ciò che sentiamo, a quel punto vanno solo messe da parte per riscoprirci e ritrovare un’autenticità e una libertà che ci renda vivi e sereni con noi stessi. A tal proposito, lascio questa citazione di Johann Wolfgang von Goethe «Wie kann man sich selbst kennenlernen? Durch Betrachten niemals, wohl aber durch Handel.» Come si può conoscere sé stessi? Non mai attraverso la contemplazione bensì attraverso l’agire.

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