STUDI GAY ITALIANI: MADE IN USA

È in Nord-America una delle più brillanti istituzioni accademiche che si occupa di indagare l'omoerotismo nella cultura italiana. Parla il suo animatore: "Anche qui non tutto è rose e fiori"

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OTTAWA – Esiste in America un’associazione di studi italiani che accoglie una sezione gay e lesbica. Si tratta dell’AAIS, American Association for Italian Studies che raggruppa gli insegnanti universitari di italiano di Stati Uniti e Canada e ha al suo interno un Gay and Lesbian Italian Studies caucus (con quest’ultimo termine si intende in inglese un gruppo di persone accomunate dagli stessi interessi all’interno di una organizzazione più grande).
L’Associazione si riunisce annualmente in un convegno in cui i soci hanno l’occasione di confrontare studi e ricerche nel campo della letteratura italiana e di scambiarsi informazioni ed esperienze.
L’incontro di quest’anno si è svolto a Ottawa, in Canada, tra aprile e maggio. Le relazioni spaziavano dalla poesia duecentesca ai narratori contemporanei ma molti sono stati gli interventi sul cinema italiano, popolarissimo nei corsi universitari americani. Alcune riguardavano la letteratura di argomento omosessuale.
Frank Pellicone della University of Pennsylvania ha parlato dell’immaginazione omoerotica nel medioevo e nel Rinascimento proponendo una lettura oraziana del canto quindicesimo dell’Inferno. Luca Caminati della Colgate University (New York) ha illustrato e discusso i temi del film di Fernan Ozpetek Le fate ignoranti. Un’intera sessione è stata dedicata alla figura e all’opera di Pier Vittorio Tondelli con relazioni di Eugenio Bolongaro della McGill University di Toronto (Canada), Enrico Minardi della Duke University (California) e Charlotte Ross della University of Warwick (Gran Bretagna).
Sarebbe impensabile in un convegno universitario italiano un gruppo di insegnanti dichiaratamente omosessuale che si riunisca come è successo qui in un business meeting per fare il punto della situazione sui passati incontri e progettare le nuove conferenze per i futuri convegni.
Gli italianisti di casa nostra ignorano o quasi i temi omosessuali negando anche la forte componente omoerotica di alcuni fondamentali scrittori della nostra letteratura: di Michelangelo, Parini, Leopardi, Palazzeschi, Bassani e perfino di Pasolini e Tondelli. Molti dei nostri studiosi fanno finta di niente, tacciono perché impreparati oppure semplicemente imbarazzati dall’argomento. Gli italianisti americani invece hanno invitato personaggi coinvolti con i temi omosessuali: Teresa De Laurentis, Ezio Menzione, Gianni Delle Foglie, Daniela Danna, Gianni Rossi Barilli, Matteo B. Bianchi sono stati via via ospiti delle passate edizioni per raccontare la propria esperienza o presentare i propri lavori. L’Accademia americana dimostra se non altro maggiore attenzione nei riguardi del dibattito culturale odierno.
Abbiamo incontrato Eugenio Giusti, professore al Vassar College di New York e presidente e animatore da molti anni della sezione gay e lesbica dell’AAIS.
Quando è nata l’idea di questa sezione gay e lesbica all’interno dell’American Association for Italian Studies?
Circa 13 anni fa con alcuni altri colleghi americani e canadesi ci incontrammo proprio a un convegno dell’AAIS, al quale stavamo partecipando come docenti di letteratura italiana, per discutere la possibilità di organizzare sessioni di argomento omerotico durante il convegno annuale dell’organizzazione. Da allora, sotto la sigla di GLIS, Gay and Lesbian Italian Studies, sono state presentate sessioni, tavole rotonde, o conferenze sui più svariati temi di argomento omoerotico presenti nei campi della letteratura, della sociologia, della legislazione, della storia del movimento gay e lesbico e dell’editoria. Comunque solo diversi anni più tardi, e dopo la formazione del Women Studies caucus anche il GLIS ha deciso di darsi questa forma ufficiale all’interno dell’AAIS.
Quale è stata l’accoglienza da parte della Associazione? Avete avvertito qualche resistenza a questo gruppo oppure un atteggiamento tranquillo verso l’iniziativa?
All’inizio da parte di alcuni dirigenti e organizzatori dell’Associazione c’è stata una certa miopia, spesso condannata da altri più aperti e sensibili alle tendenze già esistenti in simili organizzazioni letterarie all’interno del mondo accademico americano. Anni dopo la proposta fatta all’Associazione di costituirci come caucus è stata votata a grande maggioranza dai membri stessi.
Quali studi sono stati prodotti dall’Accademia americana sul mondo o sulla letteratura gay italiana.
Penso che l’interesse accademico americano sia limitato ed espresso da coloro che come noi sono operatori di scambi culturali. Per esempio, anche se riferito al mondo accademico australiano, ha contribuito molto Gino Moliterno dell’Australian National University con la voce “The Gay Movement” nella “Routledge Encyclopedia of Contemporary Italian Culture” (2000) che ha avuto molta diffusione nel mondo anglosassone. L’interesse è più esteso quando si tratta di argomenti e periodi storici per i quali l’Italia è particolarmente apprezzata e riconosciuta nel mondo anglofono, come per esempio il mio contributo nella “Columbia Anthology of Gay Literature” a cura di Byrne Fone, col capitolo sul Rinascimento italiano e i volumi sulla storia dell’arte e della letteratura: “Ganymede in the Renaissance: Homosexuality in Art and Society” (1986) e “The Poetry of Michelangelo” (1991) di James Saslow. Di prossima pubblicazione è “Queer Italia” che include una serie di contributi nord americani e italiani sull’argomento gay e lesbico. Il libro è curato da Gary Cestaro, docente di lingua e letteratura italiana alla Du Paul University di Chicago e membro della nostra associazione.
Si può oggigiorno parlare liberamente di omosessualità nelle università americane?
L’ambiente accademico riflette in buona parte la polarizzazione della cultura americana. Per cui nelle istituzioni private più liberali e “liberate”, come quella a cui appartengo, l’argomento omoerotico è parte integrale della politica multiculturale del college. Abbiamo quindi non solo un gruppo studentesco “queer” ma anche un comitato di docenti gay e lesbici e un curriculum di studi omoerotici. Invece in altre istituzioni private, spesso gestite o influenzate da ordini religiosi, esprimere apertamente la propria tendenza sessuale o anche parlarne accademicamente, è “sconsigliato” e praticamente impossibile. Le istituzioni pubbliche seguono in genere la legislazione federale o dello stato in cui si trovano e sono quindi più omogenee anche sull’argomento omoerotico.

di Alberto Bartolomeo

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